giovedì, Dicembre 2

Regolamenti parlamentari, più volontà politica

0
1 2 3 4


I regolamenti parlamentari dove andrebbero modificati per assicurare un iter legislativo più veloce?

Quando si parla di regolamenti parlamentari è opportuno partire da una premessa, anzi meglio due. La prima è che un regolamento non è né buono, né cattivo, ma un semplice strumento. Il suo funzionamento e gli effetti che produce dipendono dall’uso che ne fanno i soggetti che se ne servono, nel nostro caso i gruppi parlamentari. La seconda premessa riguarda il fatto che il regolamento è il contenitore delle regole del gioco che debbono da un lato garantire tutti, dall’altro consentire il funzionamento della macchina parlamentare. E’ opportuno che le modifiche regolamentari siano ben ponderate da chi le propone e soprattutto siano condivise anche da una maggioranza più ampia di quella prevista dall’articolo 64 della Costituzione, che faceva riferimento ad assemblee elette col proporzionale puro e non con una legge maggioritaria che assegnava (con il Porcellum) la maggioranza assoluta alla coalizione vincente, mentre ora la assegnerà (con l’Italicum) alla lista vincente. Inoltre, considerate alcune esperienze anche recenti, è dimostrabile come l’iter legislativo possa diventare anche oltremodo veloce quando vi è la volontà politica dei parlamentari e del Governo, da ultimo si può citare la così detta legge Boccadutri. Parti dei regolamenti che possono rendere meno farraginoso l’iter legislativo ci sono, si può citare, per fare un esempio banale il tempo che viene dedicato, in particolare nell’ambito dell’esame dei disegni di legge di conversione dei decreti, all’esame e alla votazione di un atto parlamentare che in concreto non ha praticamente alcun valore come gli ordini del giorno, che servono solo a dare un contentino ai singoli parlamentari.

Nel passato si sono verificati tentativi di cambiare i regolamenti parlamentari ma senza ottenere un grande successo. Quali forze politiche sono state più ostili a queste trasformazioni e per quale motivo?

I ruoli si sono invertiti a seconda del fatto che una forza politica fosse all’opposizione oppure nella maggioranza. Solitamente chi si trova all’opposizione, anche se pro tempore, non vede bene una modifica dei regolamenti parlamentari. Altro dissenso arriva sempre dai gruppi parlamentari più piccoli che da una riforma rischiano sempre di vedere ridotte le proprie prerogative e la loro possibilità di incidere. Anche se bisogna ricordare che di recente, sul finire della scorsa legislatura nel 2012, una piccola ma significativa riforma è stata approvata in tema di organizzazione, funzionamento e trasparenza dei gruppi parlamentari, con la modifica degli articoli 14 e 15 e l’introduzione ex novo dell’articolo 15-ter nel regolamento della Camera.

Per la politica italiana è più importante, se non addirittura necessario, cambiare la Costituzione Italiana al posto dei regolamenti parlamentari. Perché?

Probabilmente perché cambiare la prima invece dei secondi offre almeno due benefici per i promotori dell’intervento di riforma: un ritorno mediatico che, nel bene o nel male, garantisce una lunga e strutturata esposizione nonché un’immagine “titanica”. Ci si ricorda sempre di chi ha messo mano alla Carta Costituzionale, anche se spesso più per denigrarne il lavoro; un ritorno politico, considerato che in genere chi interviene sulle regole del gioco lo fa seguendo i propri interessi o comunque gli interessi delle parti rappresentate. In poche parole la riforma della Costituzione, per quanto più complicata e di difficile riuscita, offre ampia agibilità durante e dopo. Chi si ricorda nell’opinione pubblica di chi ha modificato i regolamenti parlamentari? E poi un’ultima considerazione. Nella riforma costituzionale che sta andando in porto, a torto o a ragione, il dominus è stato il Governo. Pensi, invece, che per una consolidata e, a nostro avviso apprezzabile prassi, poiché i regolamenti parlamentari sono “interna corporis”, quando si esamina la riforma dei regolamenti il Governo, per rispetto delle aule parlamentari, non si presenta neppure in aula e lascia vuoti i banchi a lui riservati. Come diceva Peppino a Totò in un vecchio film: “Ho detto tutto”.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->