martedì, Ottobre 19

Regno Unito: il fronte pro-Bruxelles preoccupa Theresa May Intervista ad Antonio Caprarica, noto giornalista per anni corrispondente dalla capitale britannica per la Rai

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In caso di dimissioni del Primo Ministro e della spaccatura della maggioranza, potrebbe essere una figura come Jacob Rees Mogg, hard-brexiter ed intransigente conservatore, a guidare il partito, oppure si sceglierà una personalità che sia in grado di continuare la strada tracciata?

Se la May dovesse dimettersi, o costretta alle dimissioni, il negoziato correrebbe il serio rischio d’interrompersi e sarebbero altrettanto rischiose delle nuove elezioni. In quel caso il sostituto della May dovrebbe ritrovare quella esigua maggioranza di cui si sta avvalendo oggi. Ma è difficile, a prescindere da chi dovesse essere alla guida, che si possa ritrovare una maggioranza unita in Parlamento. La prospettiva che il governo si trascini avanti verso la scadenza elettorale normale, nel 2022, con una manciata di voti e con alcuni dei propri deputati pronti a votare contro, è francamente molto difficile, soprattutto alla luce degli appuntamenti che la Gran Bretagna ha davanti.

Però il Ministro della Giustizia, Dominic Raab, ha minimizzato la sconfitta definendola un minor setback – una piccola battuta d’arresto – e che la brexit proseguirà come stabilito.

Dal punto di vista costituzionale è vero, non rappresenta un rovescio capitale dello scenario anche perchè non si è trattato di un voto di fiducia. Oltre al fatto che così facendo la May ha cercato il massimo coinvolgimento parlamentare. Ma dal punto di vista sostanziale, è stato un colpo veramente allarmante e sarebbe totalmente sbagliato sottovalutarlo.

Oggi c’è la sensazione che, in merito alla Brexit, l’opinione pubblica sia ancora molto divisa, forse ancora di più rispetto all’anno scorso. In un ipotetico secondo referendum, potrebbe essere ribaltata la decisione popolare del giugno 2016?

L’esito del referendum è stato di 52% a 48% a favore del Leave, quindi sul filo di lana. Bisogna poi guardare quanto successo negli altri Stati del Regno nei momenti successivi al voto. Non appena si è parlato di uno statuto speciale per l’Irlanda del Nord per consentire all’Ulster di rimanere nell’Unione, immediatamente ci sono state richieste analoghe da parte della Scozia, dove comunque il voto maggioritario era stato per il Remain, da parte di Londra attraverso le richieste del sindaco Khan, e inoltre anche da parte del Galles che invece, sin dall’inizio, si era espresso a favore del divorzio. Se si guarda la situazione generale, si può capire come l’orientamento generale dell’opinione pubblica tenda verso il consenso pro-Bruxelles, a parte quei forti settori tipicamente sciovinisti di cui la Gran Bretagna è intrisa. Il rovesciamento dello scorso voto referendario, serve anche come monito per chi, in Italia e in Europa, crede che la Brexit alla fine non sia stata un forte colpo per l’Unione.

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