mercoledì, Ottobre 20

Regioni – Bruxelles: pro e contro la politica glocal field_506ffbaa4a8d4

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Quali Regioni sono particolarmente attive a Bruxelles?

In particolare le Regioni degli altri Paesi europei. La Baviera, ad esempio, ha un castelletto a Bruxelles, dietro il Comitato delle Regioni. Organizzano molti eventi, attività culturali, tutto un modo (anche informale) di crearsi un network.

 

E quelle italiane si muovono all’interno di questi network?

Certamente sì. Anni fa, ad esempio, la Lombardia era straordinariamente attiva sul piano europeo/internazionale. Avevano creato l’organismo ‘I quattro motori per l’Europa’, insieme a Regioni economicamente forti come la Baden-Württemberg, Catalogna e Rodano Alpi. L’intento era quello di fare rete tra Regioni forti e con interessi abbastanza simili. Ci sono molti tentativi in questo senso. Bisogna ricordare che le Regioni (in questo caso italiane) hanno capacità economiche e dimensioni anche molto diverse. E’ chiaro che la Lombardia ha un pese specifico che può spendere meglio da sola che con altre, per evitare concorrenza. La provincia di Bolzano, quello di Trento e il Lans-Tirolo hanno la sede insieme a Bruxelles perché vogliono mostrare l’unità storica, anche questa è una forma di lobbying. Si decide quali elementi sono significativi e si vogliono mettere in evidenza.

 

La Pluralità è necessaria?

A mio parere, è utile e inevitabile, che ci siano anche visioni diverse. Se ci deve essere una sola voce, a quel punto, ci sono i meccanismi interni al Paese. Il fatto è che se si fa lobbying (da parte delle Regioni) su una determinata politica che riguarda l’agricoltura è un conto, se si va sui temi di alta diplomazia, come le sanzioni internazionali, allora la questione è diametralmente opposta.

 

Il glocalismo esiste nell’Unione Europea? Si fanno sentire di più le Regioni che gli Stati?

Esiste, ma meno di qualche anno fa. Ci sono tendenze molto centralizzatrici in tutti gli Stati. Queste è una delle cause per cui le reazioni sono le richieste di separazione, basta vedere il caso della Catalogna in Spagna, la Scozia. L’idea dell’Europa delle regioni è venuta meno quando gli Stati hanno ripreso fortemente il controllo, questo anche negli Stati federali o a regionalismo più spinto del nostro. L’Europa è costituita da tanti soggetti, in primis dagli Stati che ogni tanto cedono e ogni tanto riaccentrano; ma è anche costituita dal pluralismo interno agli Stati stessi. Pensiamo all’Italia  e alla nostra composizione interna. Non è un male il fatto che ci sia il pluralismo. E’ chiaro che se una Regione parla di sanzioni alla Russia scavalcando le decisioni nazionali va oltre il consentito, ma se fa presente determinati interessi che nella posizione complessiva dello Stato si perdono, allora questa è un’ottima cosa.

 

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