giovedì, Maggio 13

Regioni a Statuto speciale: tra virtù e sprechi field_506ffbaa4a8d4

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La differenziazione tra Trentino Alto Adige, Friuli Venezia Giulia e Valle D’Aosta e Regioni come regioni ‘virtuose’ dal punto di vista amministrativo, e Sicilia e Sardegna come ‘meno virtuose’ rivela un divario nella gestione della risorsa pubblica innegabile. In altre parole, esistono gestioni efficienti della macchina amministrativa anche fra le Regioni a Statuto ordinario così come, per l’onere inverso della prova, le inefficienze esistono anche tra alcune Regioni a Statuto speciale.

Esiste in Italia una realtà amministrativa estremamente diversificata, sia a livello ordinario sia a livello speciale.  “Mantenere queste Regioni a Statuto speciale ha favorito, in alcuni casi, forme di clientele e sprechi di risorse pubbliche che non possono trovare alcuna giustificazione nel riconoscimento di presunte specificità proprie di ciascuna Regione” chiosa il docente di Scienza politica.

Diversa è la posizione di Roberto Bin, docente Ordinario di Istituzioni di Diritto Pubblico presso l’Università di Ferrara, secondo cui non esiste alcuna proposta seria di abolizione delle Regioni a Statuto speciale e nessuna persona seria potrebbe farlo. “Pensare di portare tutte le Regioni ad un unico modello, sarebbe sbagliato. La prospettiva di rendere le Regioni tutte uguali ignora l’elementare dato delle loro differenze”. Lo stesso discorso vale per le regioni speciali, che non possono essere trattate come se fossero tutte eguali tra loro. “Ci sono province, come Bolzano, che impiegano benissimo le risorse e altre, come accade in Sicilia, che le impiegano male”.

Le Regioni a Statuto Speciale hanno difeso i loro privilegi negoziando con il Governo maggiori competenze in cambio dei richiesti sacrifici finanziari: anziché veder tagliate le risorse hanno preferito farsi carico degli oneri e delle spese relativi a funzioni dello Stato, di cui si sono accollati i costi: e, grazie l’intervento delle regioni, quei rami dell’amministrazione sono diventati più efficienti. Come è avvenuto in Friuli Venezia Giulia per le spese sanitarie, a Bolzano e in Val D’Aosta per i tribunali, a Trento per l’Università.

Secondo Bin, ad oggi, le Regioni a Statuto Speciale hanno ancora motivo di esistere. La differenza essenziale tra le Regioni “dell’Arco Alpino” e quelle del Sud consiste nel fatto che le prime mantengono un dialogo costante fra i territori che consente loro di giungere a delle intese condivise per una gestione condivisa dei servizi essenziali alla collettività. Per di più godono di una tradizione di lunga data di buon governo. Non si può trattare le regioni speciali come se fossero tutte eguali. “La Sicilia, che è una grande regione, è un caos, è un caso nazionale. La Sardegna ha una situazione ancora diversa. Ha avuto dei gestioni politiche molto deboli e situazioni economiche molto difficili. Si pensi alla crisi industriale, ma anche alle conseguenze di essere stata anche usata come deposito di scorie militari. La Sicilia ha un’amministrazione pesante e inefficiente (è noto l’enorme numero di dirigenti regionali, per esempio). Ha amministrato distribuendo stipendi e posti di lavoro pubblico moltiplicando strutture inefficienti”.

In Sardegna invece c’è una realtà diversa. La mancanza di politiche industriali lungimiranti ha depauperato il territorio per cui, nel momento in cui sono venute a mancare le attività di estrazione del carbone (si pensi al Sulcis) e si è smantellata l’industria chimica, che rappresentava una fondamentale fonte di reddito per le famiglie sarde, la situazione economica e occupazionale è crollata, sebbene la Sardegna sia fra le Regioni d’Italia a più alta vocazione turistica.

In realtà, un riordino e un aggiornamento degli Statuti bisognerebbe farlo. Ci vuole però una classe politica che le comprenda e le recepisca. Il Ddl Boschi, così come approvato dal Senato, sfiora appena il problema della revisione degli statuti speciali, ribadendo che essa dovrà basarsi su un’intesa con la singola Regione. Questo è stato il meccanismo che ha consentito il costante aggiornamento degli Statuti approvati tanti anni fa. Essi sono stati attuati attraverso il lavoro di Commissioni paritetiche, composte da rappresentanti della singola Regione speciale e rappresentanti dello Stato, che materia per materia hanno regolato le competenze che la regione acquistava e il trasferimento dei beni dallo Stato alla regione. Per gli aspetti finanziari, invece, lo Stato, con legge, può modificare notevolmente le entrate della Regione. In questi anni di crisi finanziaria lo Stato ha tagliato le finanze anche delle regioni speciali. Ma queste, come ricordavo, sono riuscite a barattare i tagli delle entrate con l’assunzione della spesa per alcune funzioni di cui era titolare lo Stato. Lo Stato ha così potuto risparmiare, mentre la regione ha esteso i propri compiti” chiosa Roberto Bin.

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