venerdì, Maggio 7

Regionali in Germania, l'alba delle alleanze faticose Il partito della Merkel perde i consensi, mentre la coalizione di destra avanza

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Ma quel che forse pesa ancora di più è che la CDU della Merkel ha adottato proprio quello stile politico che, agli occhi di un conservatore, caratterizza la sinistra. Nella cruciale questione degli immigrati, ad esempio, la Merkel fa valere non una sobria analisi dei dati sul tappeto ma un approccio morale e moraleggiante, che le permette di squalificare come gretti, chiusi ed egoisti coloro che hanno qualche dubbio sulle sue scelte. Passerà alla storia la dichiarazione con cui ha cercato non di convincere o di smentire (come richiederebbe la dialettica politica) ma di far vergognare i suoi avversari “Se devo chiedere scusa perché accolgo col sorriso chi ha bisogno, allora questo non è più il mio paese”. Giocare senza remore la carta dell’emozione e della retorica umanitaria ignorando la realtà, che non è così semplice come la si vorrebbe (60% dei nuovi arrivati in Germania pare non venga da zone di guerra), suscita, nel campo dei conservatori, perplessità e disagio. E in effetti a sei mesi dallo scoppio della crisi dei profughi, il governo di Berlino sul piano pratico ha finora fatto ben poco, tolta la gestione dell’emergenza.

Si apre così a destra della CDU un vasto campo per un onesto lavoro democratico. La vice segretario della AfD Beatrix Von Storch in una intervista rilasciata a caldo, posta di fronte al dilemma che deriva dal trovarsi a destra della CDU ha potuto rispondere con una qualche plausibilità che “a destra della CDU si è ancora al centro”. Né è la sola a pensarla così, visto che Christian Lindner il segretario dei Liberali (il partito dell’ortodossia economica liberale che è riuscito nel piccolo miracolo di superare, benché di poco, la soglia del 5% in due parlamenti su tre) ha dichiarato ieri sera che in Germania “esistono ormai due partiti socialdemocratici”.

Al momento la speranza dei partiti tradizionali è che l’AfD commetta qualche clamoroso errore, il che non è escluso. L’analisi del voto ha mostrato che il maggiore afflusso degli elettori di questo partito viene da chi si era astenuto cinque anni fa (e nell’accresciuta partecipazione bisognerà riconoscere un merito all’AfD), quindi dai delusi della CDU. Ma questo non basta per superare l’esame di ammissibilità al normale gioco politico e una parte della sua base non sembra incline a sottostare alle regole che quello prescrive. L’AfD ha solleticato certe forme di protesta esuberanti, cosa che ora non può più permettersi, ha tollerato nelle sue fila esponenti che usano un vocabolario a volte sprezzante verso gli immigrati, e soprattutto manca completamente di qualsiasi esperienza in campo istituzionale.

C’è da credere però che, a mente fredda, i partiti tradizionali non si limiteranno a sperare in qualche passo falso dell’AfD ma si dimostreranno pronti anche a qualche autocritica, specie sulla questione degli immigrati. In caso contrario, la loro distanza dagli elettori portrebbe continuare a crescere e l’instabilità politica tedesca acuirsi.

 

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