lunedì, Luglio 26

Regionali in Germania, l'alba delle alleanze faticose Il partito della Merkel perde i consensi, mentre la coalizione di destra avanza

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Si annunciava un terremoto politico, alle elezioni che si sono tenute ieri per il rinnovo di tre Parlamenti regionali in Germania e terremoto è stato. Nessuna delle tre coalizioni governative uscenti dispone più di una maggioranza e occorrerà adesso uno sforzo non lieve per trovare nuovi sistemi di alleanze. Nel Baden-Württenberg, che con i suoi 11 milioni di abitanti è il Land più importante fra quelli ieri alle urne, il presidente uscente, il verde Kretschmann che cercava la riconferma l’ha ottenuta e ha addirittura portato il suo partito al primo posto (col 30,3%), fino a ieri appannaggio, ininterrottamente dal 1952, dei democristiani della CDU. Ma il successo dei Verdi è avvenuto a scapito dell’alleata SPD che è uscita quasi dimezzata da queste elezioni (dal 23% al 12%). Analogo, ma di colore diverso l’esito nel Rheinland-Pfalz. La presidente Malu Dreyer (SPD) ha mantenuto i consensi per il suo partito mentre i Verdi, con cui governava fino a ieri, hanno perso i due terzi dei loro voti (dal 14,2 al 5,3), rimanendo così senza maggioranza [2]. In entrambi i casi l’alleanza rosso-verde prende comunque atto che anche la CDU, principale partito d’opposizione, esce devastata dalle elezioni: -12% a Stoccarda, -3,4 a Mainz. Il fatto è che i due candidati presidenti democristiani, Wolf e Klöckner, hanno dovuto non solo combattere contro gli avversari politici ma anche cercare di neutralizzare ‘l’effetto Merkel‘ che, inopinatamente, giocava contro di loro.

Queste elezioni, benché regionali, sono infatti state dominate dal tema dell’immigrazione, con i suoi due importanti corollari: la sicurezza pubblica e la giustizia sociale (cioè: i fondi per l’integrazione degli immigrati verranno sottratti ai servizi sociali di cui si avvalgono i tedeschi meno abbienti?). I candidati democristiani, sentendo il polso della base, si erano pronunciati per un cambio nella politica dell’illimitata accoglienza, prestando il fianco alla critica, immediatamente rilanciata, di slealtà verso la Cancelliera. Quest’ultima, che oltre a guidare il governo è anche segretaria generale del partito, ha reagito lasciando ostentativamente soli sia Wolf che la Klöckner.

Non dissimili i risultati nel terzo Land in cui si è votato, il Sachen-Anhalt. Perdono democristiani (-2,7, scendendo sotto la soglia psicologica del 30%) e sprofondano i socialdemocratici (dal 20% al 10%) che governavano assieme, perde anche il partito dell’estrema sinistra che qui raccoglie i nostalgici della DDR (-7%) ed è inesistente all’ovest.

Su questo sfondo quasi non sorprende lo straordinario successo di un partito creato appena tre anni fa, l’Alternative für Deutschland, che si colloca sulla destra dello spettro politico. Suoi rappresentanti entrano in tutti e tre i parlamenti superando di molto la soglia del 5%: Nel Baden-Württenberg sono al 15,1%, nel Rheinland-Pfalz al 12,6 e nel Sachsen addirittura al 24,2 qui conquistando in pratica un elettore su quattro. L’AfD supera dunque in due elezioni su tre la SPD, che si ritrova addirittura relegata in quarta posizione nei parlamenti di Stoccarda e Magdeburgo. In Germania sono definiti partiti popolari (cioè di massa) la CDU e l’SPD e le coalizioni governative si formano, di solito, con uno dei due grandi partiti che sceglie e convince qualche piccolo partito a formare un governo sotto la propria guida. Ma quando si è vicini al 10%, come la SPD nei due citati parlamenti, la definizione di partito di massa comincia a diventare problematica.

E tuttavia, per quanto gravi siano i problemi della SPD, quelli della CDU sono ancora maggiori. E’ vero che complessivamente i democristiani pur sconfitti e in calo di consensi restano attorno al 30% ma queste elezioni hanno confermato che il partito rischia di perdere non solo voti ma la sua stessa identità. Fino a poco tempo fa valeva come un indiscusso assioma della politica tedesca che “a destra della CDU” non ci fosse spazio per la creazione di un partito democratico. A destra della CDU potevano trovarsi solo neonazisti (come fu la NPD che per un breve periodo entrò anche in qualche parlamento regionale) perché la CDU era un solido partito conservatore. Ma nell’ultimo periodo, sotto la guida di Angela Merkel la CDU, o almeno il suo vertice, non si concepisce più come un partito conservatore. In tutti i temi rilevanti per una politica conservatrice, dalla difesa, all’energia, dall’Unione europea alla famiglia, la CDU non si differenza in nulla dalla SPD o dai Verdi.

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