lunedì, Aprile 12

Regi Lagni: l'ennesima promessa tradita image

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Se i Borboni avessero modo di osservare lo sfacelo di cui si sono responsabili i loro discendenti probabilmente li maledirebbero per l’eternità. Una delle più grandi opere realizzate in Campania tra il 1610 e il 1616 è ridotta di fatto a un’enorme cloaca a cielo aperto.
Costeggiare oggi I Regi Lagni, uno dei più complessi sistemi di canali dell’antichità voluti dal viceré spagnolo Pedro Fernández de Castro per bonficare la Campania e arginare le frequenti inondazioni del fiume Clanio, é uno sberleffo a chi li realizzò ed un insulto alle future generazioni.

Con un’estensione di quasi 2 mila km quadrati, 56 km di lunghezza e quattro province attraversate Napoli, Caserta, Benevento e Avellino, l’opera di bonifica dei Borboni si pone di fatto senz’altro tra le maggiori mai realizzate nell’antichità. Peccato, però, che oggi tutto o quasi sia ridotto a discarica.

Specie nella parte terminale dei canali, nei pressi della foce, in prossimità del fiume Volturno, aggirarsi per quelle parti significa attraversare uno dei tanti gironi infernali di Gomorra. Carcasse di animali morti, rifiuti industriali ed amianto costituiscono ormai normali elementi del paesaggio.

La Regione Campania, nel 2009, ha stanziato circa 50 mln di euro per un percorso di risanamento mai, però, del tutto compiuto. La Giunta attuale non è stata da meno.

Il progetto ‘Risanamento ambientale e valorizzazione dei Regi Lagni’, presentato dal Governatore Stefano Caldoro prevede la realizzazione di interventi rivolti principalmente al disinquinamento dei Regi Lagni e del litorale immediatamente a nord di Napoli, fino al litorale Domitio.  I soldi provenienti dai fondi europei FESR 2007-2013 realmente investiti ammontano ad oltre 230 mln di euro, a fronte di un finanziamento di 500 mln di euro che erano da spendersi entro il 2013, termine ultimo fissato dall’Europa per poter usufruire dei finanziamenti. L’escamotage adottato da Palazzo Santa Lucia è stato quello di dirottare la parte dei fondi non spesi sul periodo successivo ossia il 2014-2020.

Ma qual è la reale efficacia degli interventi così come pubblicati nei bandi? Il giudizio espresso da Legambiente Campania è tendenzialmente negativo.“Pur accogliendone favorevolmente gli intenti, siamo molto perplessi della relativa efficacia e coerenza”, a dirlo, senza mezzi termini, è il responsabile scientifico dell’associazione Giancarlo Chiavazzo. E’ lui assieme alla vicepresidente Anna Savarese ad accoglierci nella sede napoletana dell’associazione e a snocciolare le reali problematiche relative alla bonifica dei canali.

Ciò che manca sono alcune precondizioni fondamentali.

“La Regione Campania”, dice Chiavazzo, non dispone ad oggi di alcuni strumenti di settore che, sebbene da soli non possano risultare sufficienti per risolvere il problema, costituiscono in ogni caso una precondizione imprescindibile”.

In altre parole, prima di parlare di bonifica, rilancio o addirittura riqualificazione dei Regi Lagni è necessario porre mano ad un “Piano di Tutela delle Acque e ai Piani di Ambito Territoriale Ottimale”, questi ultimi, “in realtà esistenti ma non aggiornati da oltre un ventennio”, e provvedere  “alla riorganizzazione dei Servizi Idrici demandata dallo Stato alle regioni con la soppressione degli Enti d’Ambito Territoriale Ottimale”.

A cosa porterà l’approccio sbagliato avuto dalla Giunta è presto detto: “E’ sconfessato il presupposto di ‘integrazione’, uno dei principi fondanti della stessa programmazione dei fondi comunitari, volto a perseguire il cosiddetto ‘approccio di sistema’. Infatti, da un lato si sono succeduti ritardi e tempi ristretti per avviare gli interventi, con la conseguenza che si sono riproposti progettazioni esistenti, talora anche obsolete, in ogni caso avulse da una visione di sistema. Dall’altro si è avuta la mancanza da parte della Regione della necessaria contezza della effettiva consistenza, sia in termini strutturali sia funzionali, dei sistemi di depurazione presenti in ambito regionale, reti fognarie, collettori, depuratori, livelli di copertura dei servizi”.
Il risultato finale è che “si tenderà a realizzare interventi non coerenti e soprattutto inadeguati rispetto alle esigenze di efficacia, efficienza, economicità e sostenibilità, quali risultato di una mera giustapposizione di progetti decisi sulla base di valutazioni estemporanee”.

Non meno rilevanti le ripercussioni sul turismo.

I Regi Lagni, infatti, confluiscono nel Mar Tirreno nei pressi di una delle coste potenzialmente più belle e remunerative d’Italia il Litorale Domizio. Riqualificarli o quanto meno dotarli di depuratori e di un sistema di depurazione adeguato, significherebbe automaticamente rendere più pulito anche il mare del litorale.
“Non dimentichi che il 2015 sarà l’anno dell’EXPO e come al solito abbiamo perso l’ennesima occasione per rilanciare questo territorio”, a denunciarlo è Anna Savarese. “In questi giorni sono in corso schermaglie non indifferenti tra l’organizzazione che vorrebbe accentrare tutti gli eventi e le bellezze del belpaese a Milano e gli enti locali delle altre Regioni che altresì reclamano la propria fetta di visibilità e di giusto ritorno economico”.

Il ragionamento seguito da Savarese è molto semplice, se non si eseguono correttamente gli interventi, sarà gioco facile per chi gestisce l’evento rifiutare di aprirsi agli altri. Lei se l’immagina turisti provenienti da tutto il mondo che magari atterrano a Napoli per ammirare il Caravaggio e che poi si ritrovano catapultati nella Terra dei Fuochi o perché no, sul litorale Domizio dove sfociano i liquami dei Regi Lagni? Un autogoal inconcepibile, da evitare a tutti i costi. Ed ecco allora che dovremo subire l’ennesima decisione frutto di politiche del tutto sbagliate”.

Toccare con mano cosa vuol dire impegnarsi nella tutela dell’ambiente vuol dire anche osservare attentamente con quanta passione ed impegno queste persone trasmettono valori che in fondo interessano tutti ma che da tantissimi sono ignorati. Ecco allora che il portapenne è una scatola di mais già utilizzato piuttosto che il quadro che sovrasta la scrivania, realizzato tutto con plastiche riciclate ma coloratissime. Il condizionatore c’è, ma è rigorosamente spento nonostante faccia un caldo infernale. “Le persone per convincersi realmente della bontà di taluni comportamenti li devono provare sulla propria pelle, peccato però che il più delle volte sia troppo tardi. Lo sa cosa vuol dire realizzare un manufatto abusivo dalle nostre parti? Non è solo un fatto estetico o burocratico; riguarda essenzialmente la salute. Oltre ai pericoli che possono derivare dalla mancata stabilità dell’immobile perché edificato su zone rosse c’è quello relativo alla salubrità delle acque. Edificare abusivamente significa anche bere acqua di pozzo, quindi non depurata ed ad altissimo rischio per la salute”.

Il sole sempre più insistente fende la stanza fino a renderla quasi una fornace, ci sono da sbrigare mille incombenze e da portare avanti mille battaglie, spesso difficilissime da vincere. Il senso di tutto ciò è racchiuso in una battuta.

“Qualche anno fa”, dice Chiavazzo, “portammo avanti un progetto di reinserimento sociale nel carcere di Nisida. Quei ragazzi non avevano nulla o quasi se non costosissimi telefonini di ultima generazione. Gli portammo un microscopio elettronico e facemmo loro osservare quanta vita c’è in una goccia d’acqua. Uno di essi al termine di quell’esperienza mi disse: ‘Non mi sono mai emozionato così tanto in vita mia, adesso vendo il cellulare ed acquisto anch’io un microscopio’”.  Al di là della finestra la Napoli di sempre, chiassosa ed indifferente, vigliacca e carnale continua il suo tran tran sospeso tra farsa e tragedia.

 

 

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