giovedì, Aprile 15

Reggio Calabria: una vittoria nel nome del padre Dopo due anni di commissariamento Falcomatà fa rinascere la politica reggina

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Sede del Comune di Reggio Calabria

Sede del Comune di Reggio Calabria

A Reggio Calabria le buone notizie non hanno mai fatto notizia. Questa volta si. L’anno zero della politica reggina riparte da Giuseppe Falcomatà. Su Twitter è gara di congratulazioni con il neoeletto. Tra i primi c’è proprio il presidente dell’Assemblea del Partito Democratico, Matteo Orfini: «la vittoria di g_falcomata al primo turno a Reggio Calabria è una rivoluzione. E’ una gioia immensa per tutti quelli che amano la Calabria», scrive sul social network.

Ma è lui stesso, il giovane trentunenne che nel nome del padre ha cancellato la destra dalla città più popolosa della regione omonima, ad annunciare il trionfo sulla rete: «Vittoria, Reggio è libera! #eccolaSvolta».  Quel libera che non allude solo al ritorno della sinistra a Palazzo San Giorno dopo dieci anni di amministrazione di centrodestra. Ma soprattutto ad una libertà dagli scandali e da un commissariamento durato due anni e che sembrava avesse dato il colpo di grazia a tutto.  

Un sfida che il giovane renziano intraprende nel nome del padre, quell’Italo Falcomatà che governò la città per quasi dieci anni, dal 1993 al 2001, e che, dopo una lunga malattia, lasciò un segno così indelebile che ancora oggi viene ricordato come il sindaco della “primavera reggina”. Uomo di onestà, Falcomatà si era, infatti, intestato alcune battaglie di legalità e aveva predisposto azioni decise contro la mafia; per la sua città; per il rilancio dell’immagine di Reggio, per troppi anni simbolo negativo della Calabria e dell’intero mezzogiorno.  E da qui che vuole ripartire suo figlio Giuseppe: «prima di tutto un’operazione trasparenza».

«La svolta adesso» queste le prime parole del sindaco «la dobbiamo mettere in atto con l’onesta intellettuale che ci rappresenta, che ci compete, che ci ha contraddistinto, anche nel corso di questa campagna. Sappiamo le difficoltà che andremo a trovare una volta insediati. Ecco perché, proprio in linea con quello che è il nostro programma, il nostro modo di affrontare la politica, la prima cosa che bisognerà fare è l’operazione trasparenza sui conti del Comune, per dire qual è la realtà dei fatti. Non per uno sguardo al passato, ma per un’estrema esigenza di chiarezza su quello che potremo fare fin da subito».  

Le cronache di Reggio Calabria e della sua provincia confermano, d’altronde, la necessità di questo maquillage. Come le pagelle per gli studenti anche per le città italiane arrivano classifiche e voti. Ad occuparsene è il quotidiano Il Sole 24 ore, che da più di vent’anni misura la vivibilità delle 107 province italiane attraverso una serie di dati statistici che riguardano i servizi e l’ambiente, il tenore di vita, gli affari e il lavoro,  l’ordine pubblico, la popolazione ed, infine, il tempo libero, per il 2013 ha collocato Reggio Calabria alla posizione 105, ben 13 posizioni sotto rispetto al dato dell’anno precedente.  

Di fronte ai fatti di cronaca e alle statistiche sono stati in molti a non credere più ad un futuro sereno per questa città di circa 188mila abitanti. Dopo lo scioglimento del Comune per contiguità mafiosa, deciso dal governo di Mario Monti con provvedimento datato 9 ottobre 2012 e recante la firma dell’allora ministro dell’Interno Anna Maria Cancellieri, e dopo aver visto la città affidata per due anni ad una terna commissariale che ha fatto i salti mortali, gli abitanti di Reggio avevano pensato di non riuscire a liberarsi più dall’impasto di mafia e affari  che l`aveva soffocata  negli anni. I servizi essenziali erano stati completamente azzerati, un’intera classe politica spazzata via da un tornado giudiziario, il rischio della rassegnazione in agguato.  

Finché, nel 2014, si arriva alle elezioni comunali. E’ chiaro sin da subito che non sarà una campagna elettorale tra forze di destra e sinistra. Ma tra un giovane volto che rappresenta il futuro ed una politica che molti considerano oramai superata. Quando il nome di Giuseppe Falcomatà, sostenuto da undici liste, è presentato nessuno ha dubbi: «questo è il sindaco che dovrà far risorgere la città dello Stretto». E’ questa l’aspettativa dei reggini che, nonostante la bassa affluenza alle urne del weekend scorso (ha votato il 64.93% degli aventi diritto, una percentuale inferiore di dieci punti rispetto alle amministrative del 2011) hanno voluto dare fiducia a quel cognome pesante e che con successo è riuscito ad indebolire qualsiasi rivale: il centrodestra con lo  sfidante Lucio Dattola, presidente della  Camera di Commercio, si è fermato al  27,3%, mentre Beppe Grillo è sprofondato con il suo M5S al  2,5%. Evidentemente sparare frasi sulla mafia come quelle pronunciate in Sicilia «Ha una sua morale» non gli è bastato per scalare una città dove le cosche fanno il bello e il cattivo tempo.  

«Il confronto con mio padre non sarà un peso», affermava Falcomatà in campagna elettorale. E, in fondo non esiste, perché Italo Falcomatà appartiene alla storia di Reggio e fa parte di un metodo amministrativo che ha lasciato segni tangibili. «Ci rifaremo a quell`idea di città. Vogliamo ricostruire un rapporto sentimentale con i quartieri abbandonati non solo dal punto di vista del decoro urbano, ma soprattutto da scelte politiche e amministrative fallimentari. Il nostro programma è nato proprio da questo confronto», confermava il sindaco appena eletto.

Costruire un rapporto con la gente e «riportare Reggio ad una condizione di normalità».  

Ordinaria amministrazione a parte al nuovo sindaco spettano anche scelte coraggiose. Come il confermare o meno la decisione presa dalla Commissione straordinaria che fino a qualche giorno fa presiedeva il Comune e che, su sollecitazione di Vittorio Sgarbi, ambasciatore Expo 2015, aveva negato l’esposizione dei due Bronzi di Riace all’Expo milanese. A luglio scorso la risposta della Regione e del Comune è stata secca: «chi vuole vedere i Bronzi venga in Calabria, non a Milano». Certamente non una decisione politica da prendere per il neoeletto, ma anche questo tipo di capitoli potrebbe segnare una certa discontinuità con gli approcci decisionali del passato.  

Tanta grinta e voglia di cambiare, quindi. Ma ci sarà davvero una nuova Primavera come ai tempi di Italo Falcomatà? Lo vedremo. Quello che è certo è che l`autunno si presenta alquanto caldo. Il 23 novembre si voterà per la Regione. E nonostante l’imminenza dell’appuntamento elettorale, il 7 ottobre scorso, giorno dell’ultima seduta del Consiglio regionale, complice l’assenza del numero legale i consiglieri regionali si sono “dimenticati” di stanziare i soldi per le elezioni. Una fine un po’ ingloriosa per un Consiglio che non ha brillato in questi anni e che è addirittura finito nel vortice giudiziario dell’inchiesta sulle spese pazze.  

Chissà se, nonostante lo strascico di polemiche, per una volta Reggio Calabria, grazie all’ elezione di un ragazzo genuino, cresciuto a pane e politica, possa davvero diventare un caso positivo per la politica nazionale.  

 

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