giovedì, Maggio 13

Regeni, Zaki: una Legion d’Onore per la verità e per la libertà Corrado Augias restituisce la croce alla Legion d’Onore, dopo che Macron l’ha donata ad Al Sisi, un dittatore di un Paese che tortura ed uccide giovani liberi, non rispettando quei diritti della persona che dovrebbero essere intangibili. Sempre, non quando capita e comunque mai quando ci sono affari

0

Macron n’aurait pas la donner à Al-Sissi. Non avrebbe dovuto darla ad Al Sisi. Parla un intellettuale serio e radicalmente laico come Corrado Augias a proposito dell’omicidio politico perpetrato da agenti segreti dell’Egitto, il cui mandante morale e militare è Al-Sisi, il quale ha restituito l’onoreficenza della Legion d’onore. A questo passo sono seguìte le stesse decisioni di Luciana CastellinaSergio Cofferati e Giovanna Melandri. Ma non la Bonino, ognuno per sé, legittimo.

Ma che cosa l’apparente democratico Macron, nazionalista sfegatato come tutti i francesi sempre intrisi di grandeur, in virtù della loro Rivoluzione, quella che noi italiani non abbiamo mai fatto, non avrebbe dovuto dare? La settimana scorsa tra il 6 e l’8 dicembre nel silenzio della stampa francese, bruttissimo precedente, e di buona parte di quella italiana, sì qualche trafiletto se no sarebbe proprio censura!, il Presidente Macron, tanto amato dai moderati nostrani, ha attribuito la Legion d’Onore, qui veramente del disonore, per Macron, un riconoscimento non da poco, ad un autocrate dittatore egiziano, tal Al-Sisi, sul cui tavolo, ne sono sicuro, passò il dossier del povero Giulio Regeni, venduto torturato ed ucciso da un paese terroristico e dittatoriale. E che ti fa il pallone gonfiato francese? Lo abbraccia lo accoglie con il tappeto rosso lo eleva all’onore di una Legione, vendendogli tante belle armi francesi. Così come aveva fatto il precedente Presidente, quell’altro bel tipo di Hollande che nel 2016, appena morto Regeni, aveva venduto altre belle armi francesi.

Perché business is business e quindi the show must go on. Come successo nei decenni a molti altri di ricevere la Legion d’onore, tra cui impresentabili orridi come Franco!, il dittatore spagnolo, Gheddafi!, Putin!!, Ceausescu!! Roba incredibile, proprio nel senso che uno non ci crederebbe, se non fosse vero. Anche lì in Francia tengono famiglia, se non il Pil e la crescita come si realizzano? Come qui da noi servi italici che ‘devono’ acquistare F-35 bombardieri americani per qualcosa come 11-12 miliardi di euro, vai a sapere quanto, benché non abbiano dato prova di sicurezza in volo e di troppa complessità nei comandi elettronici. Capisco, forse ma molto alla lontana, che dobbiamo ringiovanire il nostro parco militare, se no i generali a che cosa giocano? So anche che suona troppo ingenuo pensare ad un mondo senza armi, passi per uno stupidello ingenuo.

Poi avremmo l’art. 11 della Costituzione, da chi non la applica sempre considerata la più bella del mondo, basta che non sia anche funzionale e concreta se no sono guai per molti pseudo servitori dello Stato, ma più che altro accoliti di amici parenti mafiosi collusi corrotti. Ma anche noi ci facciamo valere, prima con Finmeccanica divenuta Leonardo, con cui vendiamo elicotteri Agusta. Perché se poi manca il lavoro, ancor più, sono guai. Questo il tema. Un moderato democratico Presidente pieno di sé, finto nuovo ma già ministro di Hollande nonché alto burocrate, fintosi il nuovo, con quella dose di populismo oggi necessaria, di un Paese che con la rivoluzione dei sansculottes contro il Regno, l’aristocrazia e con la formazione del Terzo Stato, che oggi dona una croce alla Legiond’Onore ad un dittatore di un Paese che tortura ed uccide giovani liberi, essendo un paese dove non si può parlare. E dove si sparisce. Regeni come Patrick Zaki, detenuto da 10 mesi per… non si sa che cosa.

Ed alle condivisibili parole di Augias nel restituire l’onoreficenza la risposta lievemente imbarazzata formale e… gesuitica dell’ambasciatore francese a Roma è un capolavoro d’ipocrisia. Viene infatti detto che ‘La Francia è in prima linea per i diritti umani e non fa compromessi. Più casi sono stati discussi durante la visita del Presidente Al-sisi a Parigi, nel modo più adeguato per più efficacia’. Più casi sono stati discussi in modo adeguato ‘per più efficacia’. Non ci sono parole bastevoli, glissons, come direbbero i transalpini….

Ma un altro commento merita, si fa per dire, di uno storico, che come gli economisti, quando parlano sembrano l’Oracolo di Delfi… Melloni scrive su il ‘Domani’ 16 dicembre un dotto articolo di quelli che sanno come stare a tavola e nel mondo, di quelli che fanno le lezioncine pragmatiche a chi osa pensare con un pizzico di idealismo, sì bello ma la vita vera… ecc. ecc., per dire che sì ragioni nobili di Augias et similia ma, titola il nuovo De Benedetti pensiero, ‘ma ignorano la diplomazia’. E dunque ci indottrina affermando che ‘la natura delle onorificenze di Stato, anche l’Italia, è segnata da decisioni prese per consolidare un legame diplomatico fra Paesi, non per dare una patente di moralità ad un singolo’.

Ah meno male, consolidiamo i legami diplomatici fra Paesi, tra democratici che straparlano e dittatori che se ne fregano dei diritti, soprattutto nell’alveo liberale democratico e progressista di tutela dei diritti umani. Un percorso di pensiero che tra l’altro ha soppiantato diritti ancor più determinanti, quei diritti della persona che dovrebbero essere intangibili. Sempre, non quando capita e comunque mai quando ci sono affari denari e commesse, in genere militari. Per cui buttiamo pure nella pattumiera della Storia concrete posizioni a difesa dei singoli individui, ciascuno con la sua etnia religione filosofia di vita un umano intoccabile. Nei princìpi, ché la realtà sociale umana ci ricorda quanto siano parole, spesso vuote. Ma non per questo da non nominare. A prescindere. Dunque mannaggia Augias che mi combini, io pensavo che tu fossi un intellettuale da quattro soldi, di quelli che sanno tutto, mica un serio intellettuale che sa di non sapere! Mi cadi sulla diplomazia, studia ed informati! Ma la chiosa dello storico ‘so tutto io’ è encomiabile. Afferma il sullodato che “val forse la pena di ricordare che un grande paese fa sentire con la stessa forza il pragmatismo (appunto!) degli interessi nazionali e l’intransigenza (mi immagino) dei propri interessi morali con la diplomazia pura semplice”. Ah ecco, diplomazia, ma pura e semplice, che Al Sisi sta ponderando molto tornato nel suo paese sanguinario.

Non vendergli le armi mica è un’opzione che si può prendere in considerazione, eh no perché se no poi aumentano le tensioni sociali nel Paese transalpino e magari si dovrebbero cambiare modelli di sviluppo e produzione…. E gli umani si sa, quando vedono le armi gli scappa la simbologia fallica! Poveri maschietti che tutta la vita fanno a gara a chi ha il pisello più lungo!

Giova appena accennare che l’Occidente nel corso dei secoli, con particolare impulso dopo la Rivoluzione francese del 1799 e quella americana, ha favorito e promosso con il pensiero e con le leggi l’avanzamento di uno spirito tra persone e tra nazioni volto al rispetto dell’altro, della sua dignità, dei suoi diritti insopprimibili di libertà espressione e parola. Con il frantumarsi delle vecchie posizioni e dopo due guerre cosiddette impropriamente mondiali e soprattutto con la malefica e mortifera Shoah o Soluzione finale contro gli ebrei e su un piano concettuale diverso i Gulag di Stalin, siamo oggi nell’epoca della crisi dello Stato-Nazione con una globalizzazione omologante per un verso e fortemente differenziata per altri. Per inciso Shoah e Gulag hanno lo stesso esito ma premesse diverse, lo dico per non ingenerare commistioni improprie. E quindi differenziarle non significa assoluzione, lo dico per chi voglia fraintendere, nel senso che con il nazismo siamo dinanzi ad una tanatopolitica, politica della morte di derivazione biologica, mentre con le degenerazioni o proprio forme conseguenti di quel pensiero del comunismo siamo nell’alveo di una filosofia della storia che ha premesse e presupposti diversi, risalenti per qualcuno a Platone ed in ultimo ad Hegel.

Oggi abbiamo pensieri di progressi e libertà appannate, un mondo che non segue più di tanto la cifra istituzionale e politica di una democrazia liberale in forte crisi, ed un diffondersi di un pensiero di destra estrema che ha perso nel tempo la sua componente conservatrice rispettosa dei diritti, delle differenze, dell’apertura e confronto con altre forme politiche organizzate. Questo a destra, dopo l’affermazione di un ‘fascista’ alla Casa Bianca, ormai ancora per poco poi for de ball, sconfitto da una politica che qualcosa ha risvegliato, e che ancora oggi mentre scrivo, il 14 dicembre, volgarmente afferma che gli Usa sembrano un governo del Terzo mondo perché la vittoria di Biden è illegittima!! Roba incredibile, la cui volgarità e violenza fomenta ed alimenta le peggiori destre estremiste, quelle viste nei giorni scorsi per le strade armate e convinte che l’altro abbia vinto perché ha imbrogliato.

Purtroppo così si ragiona in quest’epoca buia del mondo. Con tutte le libertà possibili, uno che s-ragiona lucidamente o da folle così andrebbe perseguito, sì perseguito, perché non può esser passibile di denuncia solo quando uno dice all’altro che è uno stronzo o ha rubato. Anche in questi casi la società dovrebbe difendersi da una violenza simile. Ma questo è un altro discorso. Ed a sinistra, cosiddetta per comodità avendo da tempo perso la bussola che almeno indicava le rotte, o in quel coacervo di pensiero liberal-democratico, social-democratico, solo democratico, insomma lì dove è stato generato un pensiero che diversi padri nobili (Gramsci, Gobetti, don Sturzo, ma sì Berlinguer, Moro) hanno onorato al meglio con le loro figure debordanti le proprie singole posizioni per allargare lo sguardo umano possibilmente in un territorio anche nobile. Perché talora, molto di rado, si è nobili, non si pensa solo al pensiero dominante del denaro del profitto dell’accaparramento, nutrendo ed ossigenando il pensiero e l’azione di un componente oggi obsoleto, che devo citare sommessamente. Ovvero il disinteresse personale a favore di un’idea, un valore su cui non si può transigere. Valori oggi alquanto ammaccati converrete con me, messi alla berlina dai truffatori, collusi, commisti, impigliati, intossicati, incanagliti. Siano essi camici come in Lombardia, una giunta regionale come la Val d’Aosta sciolta due volte perché infiltrate, ossia occupate, dalla ‘ndrangheta, e tante troppe altre occasioni che fanno l’uomo ladro che avrei bisogno di molto più spazio di quello che mi viene con piacere assegnato, che sforo quasi sempre… e quindi quale migliore occasione di parlare di un atto, di un solo individuo, Augias, su cui si concentra l’attenzione in questi giorni. Che nella tragica motivazione ti risolleva un poco e ti riconcilia con l’umano da apprezzare. Troppo pochi dinanzi alla mediocrità corrente, nella politica in tv, nello spettacolo, non dico nell’amministrazione territoriale, nei cialtroni pseudo opinionisti di balere e discoteche, con il loro accoliti ‘onorevoli’ e non, giornalettisti, molto di destra e quelli di… ‘sinistra’ invece…. Dunque alla fine di questa triste quanto ovvia conclusione resta che appena morto Giulio Regeni dopo alcuni giorni fui subito convinto su chi l’avesse ucciso e dall’università di Cambridge, povera Inghilterra liberale!, su chi l’avesse mandato a morire, ovvero la sua tutor. Come lei ha ammesso, solo oggi. Sapendo la verità i genitori si danneranno sempre, e qualcuno di noi con loro. Tutti gli altri dormiranno sonni pragmatici.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

PhD Sociologo, scrittore per elezione e ricercatore per vocazione, inquiete persone ancora senza eteronimi di Pessoa. Curioso migrante di mondi, tra cui Napoli, Vienna, New York. Ha percorso solo per breve tempo l’Università, così da preservarlo da mediocrità ed ipocrisie, in un agone dove fidarsi è pericoloso. Tra decine di pubblicazioni in italiano ed in lingua si segnala l’unica ricerca sociologica al mondo sull’impianto siderurgico di Bagnoli, Conte M. et alii, 1990, L’acciaio dei caschi gialli. Lavoro, conflitto, modelli culturali: il caso Italsider di Bagnoli, Franco Angeli, Milano, Pref. A. Touraine. Ha diretto con Unione Europea e Ministero Pari Opportunità le prime indagini sulle violenze contro le donne, Violenza contro le donne, (Napoli 2001); Oltre il silenzio. La voce delle donne (Caserta 2005). Ha pubblicato un’originale trilogia “Sociologia della fiducia. Il giuramento del legame sociale” (ESI, 2009); “Fiducia 2.0 Legami sociali nella modernità e postmodernità” (Giannini Editore, 2012); “Fiducia e Tradimento. In web we trust Traslochi di società dalla realtà diretta alla virtualità della network society”, (Armando Editore, 2014). Ha diretto ricerche su migrazioni globali, lavoro e diritti umani, tra cui 'Partirono bastimenti, ritornarono barconi. Napoli e la Campania tra emigrazione ed immigrazione' (Caritas Diocesana Napoli, 2013 con G. Trani), ed in particolare “Bodies That Democracy Expels. The Other and the Stranger to “Bridge and Door”. Theory of Sovereignty, Bio-Politics and Weak Areas of Global Bίos. Human or Subjective Rights?” (“Cambridge Scholar Publishing”, England 2013). Nella tragica desiderante società dello spettacolo scrive per non dubitare troppo di se stesso, fidarsi un poco più degli altri e confidare nelle sue virtuose imperfezioni. Sollecitato, ha pubblicato la raccolta di poesie Verba Mundi, Edizioni Divinafollia, Bergamo. È Vice Presidente e Direttore Scientifico dell’Associazione Onlus MUNI, Movimento Unione Nazionale Interetnica.

End Comment -->