lunedì, Agosto 8

Regeni, notizie choc: 'Torturato più volte in 7 giorni'

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Questione migranti sempre più al centro dei problemi in Europa. A Calais proseguono i lavori di smantellamento di una parte della baraccopoli che ospita migliaia di rifugiati, ma le tensioni sono evidenti. Ieri, secondo la prefettura, 43 migranti hanno accettato di essere portati ai centri di accoglienza di Bordeaux e Montpellier, ma continua da parte dei volontari il programma per convincere le varie famiglie a lasciare Calais. Ma in molti ancora si oppongono. La tv ‘France 2’ ha riferito che quattro persone sono state arrestate per i disordini nelle strade vicine all’accampamento, mentre diversi poliziotti sono stati lievemente feriti. Sul fronte greco-macedone invece continuano a far parlare le immagini di alcune centinaia di migranti che hanno tentato di abbattere la recinzione presente alla frontiera. «Ci preoccupano molto e dimostrano che la sola soluzione è quella europea», ha detto il portavoce della Commissione Ue Margaritis Schinas. «Va da sè che tutte le misure prese alle frontiere debbano essere conformi con le leggi internazionali ed europee». Schinas che ha confermato che domani il collegio dei commissari presenterà una nuova comunicazione da sottoporre all’attenzione degli Stati membri, contenente le proposte di misure di sostegno per gli Stati membri dell’Ue da attuare in caso di crisi umanitarie potenziali e reali come quelle attuali. Nel frattempo il presidente del consiglio europeo Donald Tusk ha cominciato da Vienna il lungo tour diplomatico nei Balcani prima del vertice straordinario sulle migrazioni. Tusk incontrerà giovedì il premier turco Ahmet Davutoglu ad Ankara e il giorno dopo a Istanbul il presidente Recep Tayyip Erdogan. Mentre davanti ad una commissione del Senato il comandante Nato in Europa Philip Breedlove lancia l’allarme: nel flusso quotidiano di rifugiati verso l’Europa ci sono terroristi, criminali e foreign fighters: «L’ISIS si sta diffondendo come un cancro, sfruttando il vantaggio di vie di minor resistenza, minacciando l’Europa e noi stessi».

Negli USA è tempo di Super Tuesday: al voto in undici stati per le primarie repubblicane e democratiche. Favoriti, neanche a dirlo, Donald Trump e Hillary Clinton, che sembrano fiduciosi di poter chiudere la questione candidatura in pochi mesi. Intanto un sondaggio di Cnn/Orc parla di un Trump perdente qualora fosse il candidato repubblicano alla Casa Bianca: il magnate perderebbe il confronto sia conHillary Clinton che con Bernie Sanders. La Clinton batterebbe Trump col 52% delle preferenze contro il 44% del tycoon, mentre Sanders avrebbe il 55% dei voti contro il 43% di Trump. Il magnate poi allarma l’Europa con il suo ultimo accostamento a Mussolini. A dirlo il ‘New York Times’, secondo cui «il potere dello Studio Ovale e un temperamento da prepotente possono essere una combinazione esplosiva, specialmente quando si mostra disprezzo per la stampa, un gusto per la violenza, una costante disumanità, un ego famelico e una spavalderia sopra la legge». E se la Clinton, sempre secondo il quotidiano americano, è già pronta ad un faccia a faccia con Trump, continuano ad uscire, grazie al dipartimento di Stato, le mail passate attraverso il server privato di Hillary Clinton quando era segretario di Stato. L’ultimo blocco, il quattordicesimo, consiste in 3.800 documenti, , tra cui alcuni top secret. Esclusi dalla pubblicazione i 18 messaggi non classificati scambiati con Obama, ai quali ora se ne è aggiunto un altro. Un Emailgate che sembra non finire e che potrebbe, secondo alcuni, non nuocere più di tanto nella sua campagna elettorale.

Chiudiamo infine con la Spagna, dove dopo sei anni e mezzo di carcere per terrorismo è tornato in libertà Arnaldo Otegi, ex leader di Batasuna, movimento indipendentista basco bandito per legge nel 2003 perché ritenuto parte della galassia dell’Eta. Otegi è ineleggibile fino al 2022, ma dalle colonne del ‘New York Times’ fa sapere di essere intenzionato a presentarsi a marzo alle elezioni interne di Euskal Herria Bildu (coalizione formata nel 2012 dai partiti nazionalisti baschi di sinistra, Eusko Alkartasuna, Aralar, Alternatiba e Sortu): «Più presto che tardi useremo il diritto all’autodeterminazione per trasformare (la regione, ndr) in un nuovo Stato europeo».

 

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