giovedì, Agosto 5

Regeni: l'Italia vuole tutta la verità field_506ffbaa4a8d4

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Gli sviluppi nel caso ‘Regeni fanno discutere la politica italiana i cui esponenti non sono per niente convinti dalla nuova versione presentata dalla polizia egiziana, che avrebbe affermato di aver ucciso cinque malviventi responsabili del sequestro. La banda sarebbe implicata in diversi crimini legati al furto di strada e secondo fonti egiziane avrebbero rapito e torturato il ricercatore italiano perché oppostosi ad un tentativo di rapina. I diversi esponenti dei principali partiti politici italiani non mandano giù questa ennesima versione delle autorità del Cairo e pretendono spiegazioni concrete, primo fra tutti a dire la sua è il pentastellato Alessandro di Battista: «Di fronte ad un governo egiziano che a distanza di mesi fornisce l’ennesima ricostruzione della morte di Giulio Regeni, il ministro Gentiloni se ne rimane in silenzio invece di pretendere verità e giustizia per quanto accaduto. Forse l’interesse del governo verso gas e petrolio è più importante di un nostro cittadino barbaramente ucciso? Gentiloni venga a fare chiarezza in Parlamento, siamo stanchi dell’immobilismo del nostro governo di fronte alla totale mancanza di collaborazione da parte dell’Egitto». A lui si aggiunge il commento del Vice Presidente del Senato e Responsabile Organizzazione e Territorio della Lega Nord, Roberto Calderoli: «Per la serie, come volevasi dimostrare… I colpevoli del rapimento, delle torture e della brutale uccisione del povero Giulio Regeni non sono i servizi egiziani, o altri apparati dello Stato, ma sono semplici criminali comuni, una banda di rapinatori individuata e smantellata con uno scontro a fuoco dalle forze di sicurezza egiziane che, ovviamente, nei covi della banda, hanno trovato tutti i documenti del povero ricercatore italiano. Perché ovviamente una banda di criminali comuni sequestra per una settimana un occidentale, lo sevizia in modo chirurgico senza un motivo e non chiede nessun riscatto e poi, come se non bastasse, conserva per settimane pure i documenti del rapito, giusto per non lasciare dubbi sulla sua colpevolezza».

Anche Pia Locatelli presidente del Comitato diritti umani della Camera e capogruppo del Psi non è convinta dalle nuove indiscrezioni emerse ed  ha affermato:« La nuova versione fornita dall’Egitto sulla morte di Giulio Regeni non solo non ci avvicina alla verità, ma conferma i sospetti che avevamo sulla volontà delle autorità egiziane di insabbiare l’intera vicenda» e aggiunge: «Non si capisce per quale motivo dei semplici delinquenti, il cui obiettivo era il furto o un eventuale riscatto, avrebbero dovuto infliggere quel tipo di sevizie, usate solo dai professionisti della tortura, al giovane ricercatore italiano. E non si capisce perché avrebbero conservato i suoi documenti, miracolosamente ritrovati, invece di liberarsi al più presto di una prova così schiacciante del loro crimine. E’ da oltre un mese che ci vengono propinate versioni improbabili su quanto è accaduto: all’Egitto chiediamo verità , anche se scomode». Dal Governo arriva in giornata la dichiarazione del presidente della commissione Esteri del Senato, Pier Ferdinando Casini, che hai microfoni di ‘Ansa‘ esprime i suoi dubbi sulla vicenda: «Attendiamo di avere dalle autorità egiziane notizie più precise. Per il momento posso solo dire di essere perplesso, molto perplesso. Mi viene in mente quello che diceva Andreotti: a pensar male si fa peccato ma spesso ci si azzecca».

Dal fronte delle amministrative arriva lo ‘sfogo’ di Francesco Storace, candidato a sindaco di Roma con La Destra, che, stufo dei continui tira e molla all’interno della fazione di centrodestra, sulle pagine de ‘Il Giornale d’Italia‘ scrive: «Giorgia Meloni, ieri da Milano, ha rivolto con fare pomposo un ‘ultimo appello al centrodestra’ per la sua candidatura romana. Speriamo che sia davvero l’ultimo, e comunque non riguarda certo noi, che ancora conserviamo quel sottile gusto per la dignità di una comunità» e sempre rivolgendosi alla rivale per la corsa al Campidoglio prosegue: «Abbiamo atteso con pazienza una spiegazione sulla strategia per la Capitale. Dopo la discesa in campo della Meloni, ci saremmo aspettati una telefonata per tentare di concordare una strada comune. Niente. Dieci giorni non sono stati sufficienti per uno squillo. Scrivo comunque, due volte,  a lei e a Bertolaso e Marchini, che non rispondono alla proposta di incontro, quasi che avessi chiesto loro di andare a fare una rapina chissà dove. Il solo Marchini si limita ad una dichiarazioncina, giusto per educazione. Risultato: andate al diavolo, e non cercateci proprio. Neppure se andate al ballottaggio, che siete peggio degli altri».

Nessuna risposta da parte della candidata che oggi ha rivolto la sua attenzione su un documento cartaceo arrivato dall’unione Europea dove sarebbero state messe nero su bianco le sorti di Banca Etruria e le altre filiali coinvolte nello scandalo finanziario venuto alla luce lo scorso anno «Renzi e Gentiloni rendano pubblica immediatamente e senza omissis la lettera della UE» scrive la leader di Fratelli d’Italia sul suo profilo di Facebook, «in cui si intima la vendita Etruria, Marche, Cariferrara e Carichieti entro il 30 aprile – pena la loro chiusura – e tutto il carteggio su una eventuale proroga. Questi irresponsabili al Governo continuano a nascondere ai cittadini informazioni che riguardano i loro risparmi. Devono smetterla di tutelare i banchieri alle spalle dei cittadini. Dal Governo pretendiamo massima trasparenza e chiarezza, perché i risparmiatori hanno già pagato a carissimo presto le trame e le furbizie di questo Esecutivo».

Alla camera Sinistra Italiana ha presentato questo pomeriggio una pregiudiziale di incostituzionalità al disegno di legge n. 2212-A, riferita a ‘Princìpi per la tutela, il governo e la gestione pubblica delle acque e disposizioni per la ripubblicizzazione del servizio idrico, nonché delega al Governo per l’adozione di tributi destinati al suo finanziamento’. A darne l’annuncio ai media è il capogruppo dei deputati di Sinistra Italiana, Arturo Scotto.

Oggi giunto a Lampedusa il Premier Matteo Renzi accompagnato dal  sindaco Giusi Nicolini e dal ministro delle Infrastrutture e Trasporti Graziano Delrio ha visitato l’isola e le sue strutture d’accoglienza. Durante i sopralluoghi ha affermato: «Deve essere un luogo vivo e vissuto. Non è la periferia dell’Italia. Per noi l’isola è così centrale che oggi siamo qui. Servono risposte concrete» ed ha proseguito concludendo «Quando siamo andati a Tunisi ci hanno detto: siamo più vicini noi all’Italia che Lampedusa».

 

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