mercoledì, Ottobre 20

Regeni, la famiglia: 'Torturato, l'Italia deve pretendere la verità'

0
1 2


Intanto emergono nuovi particolari sulla scarcerazione avvenuta ieri in Belgio di Faysal Cheffou, l’uomo arrestato con l’accusa di essere ‘l’uomo col cappello’ nell’attentato all’aeroporto di Zaventem. Per l’avvocato «Cheffou ha fornito un alibi a livello di telefonia, dicendo che era a casa sua al momento degli attentati e ha anche ricevuto delle chiamate». DIversi gli elementi a sua discolpa, ma non rimprovera gli inquirenti di averlo arrestato «visto il contesto». Ma il borgomastro di Bruxelles, vam Mayeur, che aveva già segnalato Cheffou come propagandista della jihad, continua ad attaccarlo: «C’è una frontiera tra radicale agitato e radicale reclutatore, il magistrato non l’ha voluta superare. Questo personaggio è venuto ad agitare i rifugiati, ha aggredito rappresentanti delle Ong, Médecins du Monde e altri presenti sul posto e a più riprese ho chiesto che si intervenisse. Ho sollecitato un magistrato che si è rifiutato di intervenire». Ma l’indagine su di lui non finisce di sicuro qui. L’avvocato infatti ammette che Cheffou è passato vicino alla fermata della metro Maelbeek appena dopo che il kamikaze si è fatto esplodere, ma è perché abita nelle vicinanze. Ma emergono anche dati inquietanti sugli attentatori, che sono passati anche in ItaliaKhalid El Bakraoui il 23 luglio si è fermato per una notte a Treviso mentre viaggiava verso Atene e avrebbe anche usato l’identità dell’ex calciatore dell’Inter Ibrahim Maaroufi per affittare una casa a Charleroi. Il primo agosto Salah Abdeslam si era invece imbarcato a Bari per la Grecia per poi ripassarci per tornare in Belgio. A Salerno è stato arrestato il 26 marzo un algerino accusato di aver fornito documenti falsi agli attentatori: si proclama innocente, ma il Belgio ha chiesto l’estradizione. Ma soprattutto emerge che sei giorni prima dell’attentato, l’Fbi informò la polizia olandese dei precedenti penali dei fratelli Ibrahim e Khalid El Bakraoui. Intanto è stato prorogato per altre 24 ore il fermo di Reda Kriket, il francese di 34 anni fermato giovedì scorso e accusato di pianificare un attacco nel Paese. Nella sua abitazione ad Argenteuil le forze di sicurezza hanno trovato armi ed esplosivi.

In Pakistan continuano le indagini sulla strage di Pasqua in un parco giochi di Lahore, che ha causato al momento la morte di 72 persone, in maggioranza donne e bambini di fede cristiana. Almeno 170 i sospetti arrestati nella notte dalle forze di sicurezza nella provincia del Punjab. Secondo ‘Geo News’ diversi i rastrellamenti delle forze anti terrorismo, con almeno 120 fermi a Gujranwala, 20 a Faisalabad e altri 34 nelle località di Sadiqabad, Khanpur e Liaquatpur. Solo nelle prossime ore si saprà qualcosa di più, visto che gli interrogatori sono in corso.

Negli USA invece fa discutere la lunga intervista rilasciata da Donald Trump al ‘New York Times’. L’ormai prossimo candidato repubblicano alla corsa alla Casa Bianca è un fiume in piena, a partire dal nucleare: «Usarlo per primo in caso di conflitto? La considero in assoluto l’ultima possibile soluzione. A mio avviso il potenziale nucleare è il problema maggiore nel nostro mondo. Essere i primi ad usare armi nucleari credo sarebbe una pessima cosa. E non vorrei essere io il primo a farlo». Mentre sulle intercettazioni è netto: «Vorrei vedere cosa fanno i vari Paesi, perché molti spiano noi americani: non posso dire che lo fa anche la Germania, ma altri sì. Credo che Edward Snowden ci abbia reso un pessimo servizio, in questo senso». Poi torna sulla possibilità di rendere più permissibili le norme sull’uso della tortura, anche se queste sono soggette a leggi internazionali: «Prendiamo Bruxelles come esempio. Tre-quattro giorni prima delle bombe hanno preso un super ricercato, giusto? Se lo avessero immediatamente torchiato a dovere avrebbero potuto impedire l’attentato. Lui ne era al corrente, come tutti quelli del quartiere dove è cresciuto, dove era nascosto. Tutti sapevano che era lì, ma non lo hanno mai denunciato alla polizia. È questo che intendo: c’è qualcosa che non torna».

E da la sua ricetta agli europei, in particolare sui migranti: «Creare zone di sicurezza in Siria. Da noi in America ci sono più di 10mila profughi in arrivo ma è il concetto di accesso a non funzionare. Anche la Germania, che sta andando in rovina a causa dell’ingenuità, per non dir peggio, della Merkel. Per questo credo che nella costruzione di zone cuscinetto: così quando questa terribile guerra sarà finita la gente potrà tornare e ricostruire. E i Paesi del Golfo finanzieranno la ricostruzione, perché hanno i soldi per farlo ed è giusto che lo facciano loro. Finora hanno tirato fuori poco e non hanno accettato quasi nessun profugo. Hanno risorse economiche enormi, illimitate e chiederei che siano loro a finanziare la ricostruzione. Noi possiamo avere un ruolo guida, ma non voglio spendere. Non sono un isolazionista ma sì, mi ritrovo nello slogan America First. Ci hanno mancato di rispetto, ci hanno preso in giro, ci hanno fregato per tanti anni. Noi eravamo grandi e grossi, ma mal indirizzati: eravamo quelli grandi grossi e stupidi e così tutti si sono approfittati di noi. Dalla Cina al Giappone, dalla Corea del Sud al Medio Oriente: abbiamo protetto l’Arabia Saudita senza adeguata ricompensa: quelli incassavano un miliardo di dollari al giorno prima che calasse il prezzo del greggio. Una assurdità. Saremo in buoni rapporti con tutti ma nessuno si approfitterà più di noi». Mentre dall’altra parte Barack Obama lancia un monito ai giornalisti, tirando in ballo indirettamente proprio Trump: «Vale la pena di chiedersi cosa ciascuno di noi come politico, giornalista, ma soprattutto come cittadino, possa aver fatto per creare questa atmosfera. Il lavoro di un giornalista è molto di più che consegnare a qualcuno un microfono, significa scavare a fondo e mettere in discussione. Credete in un elettorato ben informato, la nostra democrazia ha bisogno di voi più che mai».

In Cisgiordania invece nuovi scontri a fuoco fra forze della sicurezza dell’Anp e uomini armati a Nablus. Feriti cinque agenti e sette civili. Secondo l’agenzia di stampa palestinese ‘Maan’, che riporta le parole del governatore di Nablus Akram Rajoub, all’origine degli incidenti il tentativo di arrestare Hani Halaweh, uno dei leader di Fatah e sospettato di essere coinvolto in un omicidio, che però respinge le accuse.

Infine andiamo in Giappone, dove da oggi ufficialmente è entrata in vigore la legge sulla sicurezza militare, voluta dal premier Shinzo Abe e contestata nei mesi scorsi. Per la prima volta dal termine della Seconda Guerra Mondiale, le forze giapponesi potranno intervenire all’estero nel caso costituisca una minaccia per il Paese e non solo in caso di attacco diretto. Il premier ha spiegato la scelta con la necessità dell’adattarsi ai tempi e ai nuovi scenari geopolitici, in particolare nei pensieri del Giappone c’è l’espansione cinese e l’aumentare dell’aggressività della Corea del Nord. Il governo però sembra molto diviso, così come l’opinione pubblica: gli ultimi dati pubblicati dal Kyodo News vedono il 49,9% della popolazione contraria alla legge, mentre solo il 39% è favorevole.

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->