martedì, Ottobre 26

Regeni, Gentiloni: 'Senza svolta pronti a contromisure' field_506ffbaa4a8d4

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«Se un cambio di marcia non ci sarà il governo è pronto a reagire adottando misure appropriate e proporzionate di cui il Parlamento sarà informato». Queste le dure parole del Ministro degli Esteri Paolo Gentiloni in Parlamento in merito al caso di Giulio Regeni, il ricercatore italiano sequestrato al Cairo il 25 gennaio e ritrovato morto il 3 febbraio. «La ragione di Stato in un caso come questo ci impone di difendere fino in fondo e di fronte a chiunque la memoria di Giulio Regeni, sul cui volto la madre ha detto di aver visto tutto il male del mondo. E’ per la ragione di Stato che non ci rassegneremo all’oblio di questa vicenda e non permetteremo che sia calpestata la dignità del nostro Paese», ha continuato Gentiloni. La delegazione egiziana è attesa a Roma nella serata di mercoledì per la riunione con i magistrati italiani e gli investigatori di Ros e Sco. Di «canale di piena collaborazione» ha parlato il presidente egiziano Al Sisi, ma Gentiloni avverte: «Vuol dire acquisire documenti mancanti, non accreditare verità distorte e di comodo, accertare chi sono i responsabili, accettare l’idea che l’attività investigativa possa vedere un ruolo più attivo degli investigatori italiani», ricordando poi che il dossier inviato a marzo dall’Egitto «era carente e generale, mancava di almeno due dei cinque capitoli richiesti. In particolare, quelli sul traffico della cella del telefono di Regeni e i video della stazione della metropolitana del Cairo nei pressi della quale potrebbe essere accaduto il sequestro».

«Ulteriori difficoltà sono arrivate dall’accavallarsi di notizie, versioni più o meno ufficiali, smentite verità di comodo che in questi ultimi due mesi sono circolate con troppa frequenza, quasi sempre fuori dai canali ufficiali», ha continuato Gentiloni, ma subito è arrivata la replica egiziana, secondo cui le dichiarazioni del ministro «complicano la situazione». A dirlo in un nota il portavoce Ahmed Abu Zeid: «Considerando le relazioni profonde tra Egitto e Italia, e visto il coordinamento effettuato recentemente tra le due parti sull’iniziativa degli investigatori e la visita del procuratore generale italiano in Egitto, a metà del mese scorso, e la conferma fatta durante questa visita da parte egiziana circa il suo impegno ad una piena cooperazione con la parte italiana, noi ci asteniamo di commentare queste dichiarazioni che complicano ancora di più la situazione in quanto arrivano un giorno prima dell’arrivo di una equipe di investigatori egiziani in Italia per informare la parte italiana di tutti i risultati dell’indagine».

Dopo le nuove tensioni, arriva la nuova tregua nel Nagorno-Karabakh. Ad annunciarla il ministero della Difesa armeno: «Le operazioni lungo la linea di contatto fra le forze dell’Azerbaigian e dell’Armenia sono state sospese a partire da mezzogiorno ora locale il 5 aprile sulla base dell’accordo fra le parti». Un documento che arriva dopo che nelle ultime 24 ore le forze azere hanno ucciso almeno 70 soldati armeni e distrutto circa 20 pezzi di artiglieria, mentre sabato scorso, nella prima giornata di tensioni, erano stati almeno 12 i soldati uccisi dopo l’abbattimento di un elicottero azero che aveva provocato decine di vittime. Intanto a Vienna oggi un incontro sul Nagorno Karabakh, copresieduto da Francia, Stati Uniti e Russia. E il ministro degli Esteri francese Jean-Marc Ayrault ha annunciato: «Il conflitto militare non può essere la soluzione, non in questa situazione».

Importante visita in Libia di Martin Kobler, l’inviato delle Nazioni Unite, che ha incontrato a Tripoli il premier Fayez Serraj per confermargli tutto il sostegno dell’Organizzazione. L’inviato di Ban Ki Moon dovrebbe spostarsi prima a Misurata e poi a Tobruk, dove risiede l’ultimo governo ribelle, quello sostenuto dall’Egitto che arma il generale Khalifa Belqasim Haftar. Mentre proseguono gli incontri di Serraj con le varie municipalità, ma soprattutto il nuovo premier incassa il favore anche della LIA, la Libyan Investment Authority, il fondo sovrano libico creato ai tempi di Moammar Gheddafi, e gestisce investimenti valutati in circa 70 miliardi di dollari: «Il governo di accordo nazionale può giocare un ruolo importante per negoziare un supporto economico decisivo per il Paese, e nel lungo termine per ricostruire la Libia. Alla luce delle decisioni del Consiglio di sicurezza di giovedì scorso, il regime di sanzioni che colpiscono la Libia attualmente potrà essere rinegoziato quando il governo avrà assunto il controllo del Paese. Ma nell’interesse del popolo libico spero che il Consiglio di sicurezza non rimuova le sanzioni fino a che il governo non avrà consolidato la sua autorità in Libia», la dichiarazione promossa dai vertici della Lia.

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