martedì, Ottobre 26

Regeni: disposta l'autopsia. Arrestate due persone field_506ffbaa4a8d4

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La sua morte ha rattristato tutta l’Italia, che fino all’ultimo ha sperato di riabbracciarlo. Invece, Giulio Regeni è stato trovato morto in un fossato alla periferia del Cairo, sulla strada che collega la capitale egiziana ad Alessandria. Domani alle 13 la sua salma ritornerà a casa, ma il suo corpo sarà sottoposto ad autopsia nell’istituto di medicina legale della Sapienza. Secondo il programma predisposto dagli investigatori, sarà fatto anche un esame tossicologico e a dirigere l’indagine, avviata ieri con l’apertura di un fascicolo, è Sergio Colaiocco, che ha ipotizzato il reato di omicidio volontario. Contemporaneamente il pubblico ministero ha avviato una rogatoria internazionale per avere dalle autorità egiziane copia degli atti compiuti dal momento del ritrovamento della salma.

Tra il nostro Paese e l’Egitto non ci sono trattati di reciproca assistenza, di conseguenza bisognerà contare sulla buona volontà dell’autorità straniera perché gli investigatori italiani possano essere agevolati nel loro lavoro. Intanto, gli uomini dello Sco e del Ros che devono prendere contatti con la polizia egiziana sono già partiti alla volta de il Cairo dove l’ospedale italiano Umberto I  è blindato dalle forze di sicurezza. Lì, infatti, è stato trasferito il corpo di Regeni dopo il ritrovamento. Il ministro degli esteri Paolo Gentiloni e il ministro dell’Interno Angelino Alfano hanno chiesto alle autorità egiziane di collaborare per arrivare presto alla verità. «Abbiamo chiesto la massima cooperazione al presidente Al-Sisi» hanno detto «e siamo convinti che non si sottrarrà all’obbligo di cooperazione perché lo sdegno e la rabbia, per quello che è successo a Giulio non può limitarsi ad essere tale, ma deve tradursi nello sforzo della verità e nell’ottenere la verità». Il presidente egiziano Abdel Fattah al Sisi, in persona, nel pomeriggio ha telefonato al premier Matteo Renzi, riferendogli di aver ordinato al ministero dell’Interno e alla Procura generale di perseguire ogni sforzo per togliere ogni ambiguità e svelare tutte le circostanze della morte di Giulio, ancora avvolte nel mistero. Secondo quanto riferito dal procuratore egiziano, infatti, sul corpo del ragazzo ci sono segni di bruciature di sigaretta, tortura, ferite da coltello e segni di una morte lenta, ma il direttore dell’Amministrazione generale delle indagini di Giza aveva subito dichiarato che non c’era nulla di sospetto. «Le indagini preliminari parlano di un incidente stradale e non sembra che Regeni».

E in serata la svolta: la polizia egiziana ha arrestato due persone sospettate di aver avuto un ruolo nell’uccisione di Giulio Regeni. A riferirlo fonti della sicurezza egiziana all’agenzia tedesca Dpa, ma al momento non si conosce la nazionalità dei due. «Le agenzie di sicurezza hanno raccolto indizi importanti sul caso, i quali dimostrano che si è trattato di un atto criminale non collegato al terrorismo. I dettagli su questi indizi saranno resi noti entro alcune ore», dicono le fonti.

Intanto, sul ragazzo i media internazionali si sono scatenati e dopo che il quotidiano ‘Il Manifesto’ ha ammesso che il giovane era un collaboratore anonimo (perché temeva per la sua incolumità ndr), si sono rincorse le voci più disparate sulle reali attività del giovane al Cairo. C’è chi ha insinuato che Regeni fosse una spia al servizio dei servizi segreti italiani, cosa subito smentita con stupore e costernazione dagli 007.«Ogni e qualsiasi collegamento di Regeni con l’Intelligence italiana è da smentire categoricamente» tagliano corto fonti qualificate dell’Intelligence raggiunte dall’Adnkronos «così come sono da rifiutare con determinazione certe inqualificabili falsità e strumentalizzazioni della vicenda riguardante il ricercatore universitario, che si occupava in particolare dei sindacati del Paese». Giulio era molto vicino alla società egiziana, aveva molti amici e la sua morte ha sconvolto anche molta gioventù egiziana tanto che con un tam tam su Facebook in molti si sono dati appuntamento per domani alle 16 davanti l’ambasciata italiana al Cairo. La manifestazione è stata organizzata dal gruppo The Janunarians, ovvero i ragazzi del “25 gennaio 2011”, quello della rivolta d’Egitto anti Mubarak, ma a loro si sono aggiunti anche altri studenti, stanchi dei soprusi e delle repressioni del governo di Al Sisi.

In Siria sono ripresi i bombardamenti delle forze del regime siriano e dei jet russi per colpire l’Isis, ma sono i civili, come sempre accade, a subire le conseguenze. Decine di migliaia di famiglie, infatti, in queste ore stanno fuggendo dalla provincia di Aleppo e si stanno dirigendo verso la Turchia. Secondo il premier  Ahmet Davutoglu, sono circa 70mila gli sfollati diretti verso il confine turco-siriano a causa, ma la frontiera resta chiusa. Intanto, in Siria, i lealisti hanno preso il pieno controllo della città di Ratyan, da più di un anno nelle mani dei ribelli. Anche l’Osservatorio siriano per i diritti umani, che ha sede in Gran Bretagna, ha confermato gli ultimi sviluppi a Ratyan dell’offensiva lanciata dalle forze del regime, dai miliziani di Hezbollah e dai pasdaran iraniani. Negli ultimi due giorni, dunque, le milizie di Bashar al Assad, con l’appoggio degli aerei russi, hanno interrotto alcune importanti vie di rifornimento utilizzate dai ribelli nella zona. «La presa di Ratyan consentirà alle forze del regime di avere il pieno controllo nelle aree di Nubul e al-Zahra, riconquistate due giorni fa» ha detto alla Dpa il direttore dell’Osservatorio, Rami Abdel-Rahman. Aleppo, un tempo capitale economica della Siria, è divisa da oltre tre anni in una zona sotto il controllo dei ribelli, a est, e in una nelle mani delle forze del regime, che oggi hanno riconquistato anche un villaggio nella provincia meridionale di Daraa, dove iniziarono nel marzo 2011 le proteste contro Assad.

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