Regalo di Natale

Che tipo di assistenza svolgete?

Facciamo assistenza a persone con disabilità di tipo intellettivo. Personalmente l’assistenza la facevo più prima; essendo antropologo, ora seguo anche come esperto alcuni progetti con la Asl del terzo Municipio. Insomma mi do da fare per quello che posso, con altri colleghi, con altri amici.

 

Come nasce l’idea del gruppo musicale?

Alcuni utenti (che erano seguiti da altri operatori) passavano intere giornate senza obiettivi specifici. Io ho sempre scritto canzoni, e allora ci ho pensato, me la sono immaginata. Poi sono venuto a sapere che alcuni operatori suonavano, così ho proposto di vederci tutti assieme. Allora abbiamo cominciato a suonare i miei pezzi.

 

Era molto tempo fa?

Abbiamo iniziato nel 2009, ma come gruppo vero e proprio nel 2011. Per gruppo intendo quando si è aggiunto il sax prima e poi il basso. E il sound è diventato più omogeneo.

 

E loro come hanno risposto alla chiamata?

Tutti con entusiasmo, perché gli utenti e gli operatori non è che si divertissero un mondo a trascorrere i pomeriggi sempre allo stesso modo, passeggiando senza meta o, alla meglio, visitando altre associazione per disabili (un po’ a effetto ghetto). E poi di base era piaciuta l’idea di partenza: non fare il solito ennesimo laboratorio ma formare un vero e proprio gruppo. Questo era un punto fondamentale.

 

Pure Giggio ci ha creduto subito, no?

Certo, però lui è entrato nel gruppo un po’ dopo che si era formato. All’inizio io pensavo che non sarebbe durato tanto, perché lavorava pesantemente tutti i giorni, seguendo classi di più persone assieme… Insomma si trattava di non  tornare a casa alle 17 per stare con altri disabili… Non me l’aspettavo che sarebbe restato!

 

Come definiresti il termine integrazione? Concretamente, per la vita…

Non mi piace il termine. Gli preferisco ‘inclusione’, e il motivo è quasi scontato: integrazione vuol dire integrare nel proprio modo; invece inclusione significa che il sistema dev’essere inclusivo, e cioè che il mio modo di essere, di vivere e di pensare deve cambiare assieme al suo.

 

Ed è facile praticare inclusione?

Affatto. Nella vita di tutti i giorni è tutto molto più complicato, ma forse è proprio questa complessità a rendere l’inclusione una bella impresa. È difficile, ma le alternative sono chiacchiere.

 

Il cambiamento dovrebbe essere naturale o culturale? Perché l’impressione è che il mondo intellettuale sia contro l’inclusione.

Io sono antropologo, quindi per me è culturale. È questione di piccoli passi, di salti ‘epistemologici’ improvvisi. Parliamo di fatti comunque creativi. No, non credo che il mondo intellettuale sia contro l’inclusione… Lo sono la retorica e la finzione intellettuale, se è questo che intendi.

 

Che tipo di disabilità includete nel vostro percorso?

Intellettiva, cioè persone con un ritardo cognitivo e con difficoltà di apprendimento. Non gravissimi ma in ogni caso incapaci di gestire la loro vita.

 

È verità o leggenda la superiore capacità affettiva, quasi cinestetica, connessa con un certo tipo di disabilità cognitiva?

Non so dirti con precisione, è una domanda complicata. A me interessa di più il fatto che molto spesso la gente si limita a osservare quest’affettività palese e considera il disabile solo per quest’aspetto; oppure lo evita proprio per la medesima ragione.

 

Che funzione svolge su queste persone la musica? Liberatoria? Pura gioia? Impegno?

In generale liberatoria; vale per tutti. A quelli che fanno parte dei ‘Disabilié’ si aggiunge la sensazione di appartenere a qualcosa di più impegnativo: un gruppo che ha date, concerti, con tutto ciò che di bello o di brutto comporta un impegno.

 

Ti confesso che l’annuncio di testi impegnati mi aveva un po’ intimorito. Invece sono testi felici, creativi, e i toni danno leggerezza al resto, come quando uno parla di un problema a qualcun altro e non trapela pesantezza. Perciò ho pensato a Vladimir Vysotski.

Lo psicologo russo?

 

No, il cantautore.

Ah! Allora non lo conosco!

 

Quando morì, nel 1980, in piena Olimpiade di Mosca, la città si fermò. Fu la prima manifestazione antisovietica a cui il regime non poté opporsi; era intoccabile, un rivoluzionario vero. Morì sul palco, recitando, giovane.

Beh, un bel complimento allora! Grazie.

 

‘E domani…’ Che succederà, secondo te, ai ‘Disabilié’ col passare del tempo?

Da una parte spero che ci sia sempre maggior seguito, ma poi come conciliare la vita di una serie di persone, di utenti e di operatori, che non sono musicisti professionisti? Sarebbe bello avere un po’ di visibilità in più, divertirsi sempre… poi si vedrà! Però stiamo migliorando di concerto in concerto!

 

Raccontami di un componente del gruppo.

Alessandro, che fa il controcanto e suona la maracas! È un tipo, come si suol dire… Ha una voce fortissima, a volte è intonato ma capita che la forzi troppo, che si distragga e ripeta la linea del sax (cosa che fa molto ‘arrabbiare’ Giggio). Poi si mette a leggere dei ritagli di giornale che ha nel portafoglio, il tutto durante un concerto; allora io lo guardo, lui mi guarda, andiamo insieme incredibilmente nel pezzo vocale e lui ci aggiunge anche una certa mimica. Sa decisamente stare sul palco, quasi non gliene fregasse niente o che stesse a casa sua. È molto simpatico, ma ti fa pure innervosire.

 

Sarebbe bello chiudere con un brano.

«Vorrei sposarti al più presto vorrei sposarti mio amor
vorrei sposarti stasera adesso diventa pazzo el mi corazon
se tu mi sposi io ti prometto io ti prometto mio amor
quando la notte sarà nel letto farò felice il tuo corazon.
ma tu mi guardi e non rispondi pensi al tuo capo e a quel che ha detto
dovessi mai restare incinta il suo discorso è stato netto
ma quali giorni di aspettativa ma quale assegno di maternità
i tempi sono cambiati adesso c’è la precarietà.»

 

Titolo?

‘Progetti contratti’.

 

Regalo di Natale dei ‘Disabilié’. Come un albero: tanti rami, una radice sola.

Cd