giovedì, Ottobre 21

Referendum: una bomba all’idrogeno sotto il sedere dei nostri politicanti I due referendum su fine vita e cannabis affondano il coltello in una piaga da lungo tempo aperta e mai sanata, sostanzialmente per l’ipocrisia che caratterizza la nostra 'politica'

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Mentre si discetta in astratto sui contratti miliardari di USA e Francia in ambito AUKUS e si programma una nuova guerra fredda (ma Joe Biden dice il contrario, e se lo dice lui ….), il nostro ceto politico si balocca con una discussione demenziale su ‘green-pass sì’, ‘green-pass no’, e si discetta sottilmente sul perché dal barbiere puoi andare senza passaporto e invece dal salumiere sì. Per non parlare della gran ‘trovata’, ormai di uso comune, circa la contraddizione e l’ipocrisia delle scelte: passaporto ovunque equivale a vaccini per forza, quindi obbligo vaccinale! E allora? E allora, afferma il grande giornalista, il politicante di vaglia, il cittadino interpellato (e addestrato?) e allora perché non fare l’obbligo del vaccino … così ci si potrà opporre a quello?
Questa è la nostra politica, tutte sciocchezze che fanno perdere solo tempo, o meglio che servono a fare giocare come ragazzini i politicanti nostrani. Mentre tutto ciò si svolge sotto gli occhi distratti (e scocciati) degli italiani, una bomba atomica, che dico!, una bomba all’idrogeno è scoppiata sotto il (me lo permettete?) il sedere dei nostri politicanti.
Una bomba e che bomba. Nell’indifferenza generale, mentre i politicanti di cui sopra giocavano al ‘piccolo politico’, un gruppetto di persone attente a ciò che accade, ma specialmente, attive e in gran parte entusiaste (in gran parte, eh, perché anche lì come ovunque gli approfittatori certamente non mancano), raccolgono una quantità straordinaria e impreviste di firme per i referendum in tema di fine vita e di uso della cannabis.

Il grande successo è stato garantito di certo dalla possibilità di ‘firmare’ in via elettronica, solo con lo spid o altri sistemi simili. Si tratta di una modernizzazione, direi, opportuna e intelligente, anche se (e quando mai no?) pare sia stata introdotta un po’ surrettiziamente, profittando della distrazione dei parlamentari. Ma sta in fatto che, surrettizia o no, la novità è una novità di modernità e di semplificazione (è in quel decreto, infatti, che è stata aggiunta!) che agevola l’utente, cioè il cittadino, per lo più considerato un suddito -e perciò ho detto ‘utente’.
Sarebbe ora, in realtà, che qualcuno in Parlamento (ma invero anche in qualche Ministero dove non siedano solo accidiosi culi di pietra) si preoccupasse di semplificare la vita dei cittadini, non di continuare a complicarla. Invero, aggiungo qui solo perché mi ci sono imbattuto poco fa, per altri motivi, se ci si decidesse a mettere mano anche alle procedure elettroniche ai controlli di sicurezza, sempre astrusi, complicati, spiegati al povero utente disperato con un linguaggio incomprensibile. Ma tant’è: è già tanto che almeno qualcosa si faccia, sia pure con un colpo di mano. A proposito, anzi, quando si porrà fine alla buffonata per cui ogni volta che apri una pagina sul web ti sparano in faccia uno sproloquio per dirti che ‘per la tua privacy’ ti arrivano i cookies che se vuoi puoi rifiutare … salvo che se rifiuti poi non vedi niente?!

Ma torniamo al tema. I due referendum sottoscritti, sono entrambi molto importanti, ma specialmente, era da molto tempo che molti domandavano chiedevano protestavano perché una soluzione a certi problemi si desse.
Ma, appunto, i nostri parlamentari non ci sentono mai se si tratta di cose controverse dove si possa suscitare la reazione di qualcuno. La Chiesa specialmente, il solito capro espiatorio.
E in questo caso i due referendum affondano il coltello in una piaga da lungo tempo aperta e mai sanata, sostanzialmente per l’ipocrisia che caratterizza la nostra politica‘: magari in piazza a solidarizzare con quelli che chiedono qualcosa, e poi nel Transatlantico a chiedersi se andare prima alla Buvette della Camera o a quella del Senato.
Sono entrambi molto rilevanti. Ma certamente il tema del fine vita è cosa sulla quale da molto tempo si attendeva che i signori parlamentari si decidessero a prendere in mano la cosa. Naturalmente non lo hanno fatto, dimostrando così semplicemente di essere quello che tutti sappiamo che sono: indifferenti ai problemi della gente e attenti solo o principalmente al proprio tornaconto.
Al punto che nemmeno li smuove il fatto che non legiferando in materia si condannano delle persone a soffrire immensamente, quando purtroppo non dico guarirli, ma anche solo alleviarne le pene è impossibile. Beninteso, è chiaro che il referendum in sé, non risolverà il problema, perché non è pensabile che, approvati che siano -e credo non vi siano molti dubbi- si lasci alle scelte di ciascuno come regolarsi. Specie per quello più ‘pericoloso’, cioè quello sulla cannabis, perché il rischio che poi se ne approfitti per aumentare la diffusione delle droghe ‘pesanti’ è ovvio e altissimo. Sul fine vita -sul quale è impossibile non essere pienamente d’accordo, magari evitando la crudeltà della obiezione di coscienza, che, nel caso dell’aborto, ha reso la vita di una donna che vuole (o de-ve) abortire, un vero inferno- sono certo che il nerbo come noto assai risoluto dei nostri politicanti farà di tutto per rendere la cosa più difficile.
Quello che sorprende e deve fare pensare è che finora il dibattito politico (invero anche quello più propriamente culturale) non si è visto. Eppure dei referendum si sapeva da tempo e la raccolta delle firme era cosa pubblica e ben nota.
Ma, alla fine, ciò che mi ha lasciato, confesso, a bocca aperta, è stato constatare che finora la discussione ‘politica’ ha trovato subito il modo di mostrare il proprio livello. Il tema più dibattuto in questi giorni, dovrei dire in queste ore, è quello del modo in cui … rendere più difficile la raccolta delle firme, aumentare il numero minimo, eccetera. E poi si lamentano che Mario Draghi non è stato eletto?
Una cosa, forse non sorprendente, ma certamente vergognosa. E fatta anche con evidente fastidio. I partiti italiani sono tutti lì a discettare sulla durata del passaporto verde: questi sono temi importanti.
Da ciò mi viene da pensare alla polemica sulle posizioni di alcuni importanti studiosi italiani (Cacciari, Agamben, ecc.) sulla situazione politica, sullo stato delle nostre libertà costituzionali e quant’altro.

Anche perché, forse per non apparire troppo ‘incolti’, si cominciano a vedere strani ragionamenti sulla gerarchia dei diritti nella nostra Costituzione. Gerarchia di diritti? Addirittura ‘bilanciamento’ tra diritti! Bah, roba da non credere, forse ci tornerò.
Ma ciò che mi colpisce ancora, e se non sbaglio l’ho già detto, è il fatto che affermando come fanno quegli studiosi dei principi assolutamente condivisibili, anche se non applicabili, alla fattispecie del passaporto e dei ristoranti chiusi, non ci si renda conto del fatto che, certo, la situazione politica del nostro Paese è poco consona ad un regime democratico nella misura in cui il Governo è presieduto da una persona che non si è confrontata con la politica (non con le elezioni, che non c’entrano) e che governa sostanzialmente ignorando i politicanti, ma in alternativa a Draghi chi c’è nel mondo politico ufficiale che sia capace di gestire una situazione come la nostra oggi? A chiacchiere tutti, ma nella realtà … L’avevo già posta questa domanda a me stesso e ai miei eventuali Lettori: se poteste davvero scegliere, invece di Draghi, a chi tra i nostri politicanti vi sentireste di mettere in mano il Paese?
Questo, sicuramente, non è un argomento decisivo, ma non si può non congratularsi con sé stessi per il fatto che, alla fine dopo andirivieni infiniti e sciocchezze mostruose, per lo meno la palla in mano la ha uno che sa di che si tratta e sa dove andare: certo lui, ma al popolo lui non lo chiede … ma non lo chiedono nemmeno i partiti.
Bisognerà tornare su questi temi.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.

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