giovedì, Ottobre 28

Referendum sulla giustizia: firme a furor di popolo Gli enormi costi della mala-giustizia: in un anno, 25mila ingiuste incarcerazioni

0

Facile la profezia, qualche settimana fa, che nonostante gli ufficiali ostracismi, in molti avrebbero aderito all’iniziativa del Partito Radicale e della Lega dei sei referendum per una giustizia più giusta; e non necessariamente per quella particolare opportunistica politica che nel mondo anglosassone chiamano ‘bandwagon’: il carro che trasporta la banda musicale in una parata, e sul quale è ambito salire. Ci saranno senz’altro anche quelli, ma altrettanti aderiscono e firmano per convinzione, e non solo per calcolo politico..

  Annuncia le sue sei firme, il leader di Italia viva Matteo Renzi. «Quando penso al referendum sulla giustizia, non penso a Salvini ma a Enzo Tortora», dice. «È una guerra che dura da 30 anni, quella tra magistratura e politica, da Tangentopoli a oggi. C’è una contrapposizione che arriva all’estremo con Bonafede, un dj più che un ministro…». Sei firme che nascono da personale esperienza: «Da boy-scout di provincia mi hanno fatto diventare un gangster internazionale. Tra le varie vicende quella che più mi fa arrabbiare è quella di Open: è lo stesso procuratore che ha arrestato i miei genitori, portato a processo mio cognato, indagato me, manca la mia nonna che ha 101 anni. Di fronte a questo andazzo della giustizia, domattina vado e firmo i referendum sulla giustizia».

  Curioso che ancora non si sia raccontato quello che accade a un qualunque banchetto di raccolta firme: code di cittadini che pazienti attendono il loro turno per firmare. In pochi giorni si sono raccolte circa 250mila firme. Un dato che dovrebbe dire qualcosa ai tanti che in queste ore si affannano a dire che si tratta di quesiti complicati, difficili da comprendere, che non si possono risolvere con un semplice SI o NO. In realtà è la prova che le questioni relative alla (pessima) amministrazione della Giustizia non sono tematicheminoritarie’, peraddetti ai lavori’. Al contrario: sono sentite, e forte è la richiesta perché, finalmente, siano affrontate e risolte.

  Una delle questioni: i costi della mala-giustizia. Elevatissimi. Soprattutto provocati dall’eccessivo ricorso al carcere come misura cautelare. Nel 2020 il Ministero dell’Economia ha staccato assegni per 750 ordinanze di pagamento, risarcimento per persone detenute ingiustamente in carcere: complessivamente i risarcimenti sono costati 36 milioni e 958 mila euro, mentre nell’anno precedente 43,4 milioni.

  I dati li pubblica la ‘Relazione al Parlamento per il 2020’, realizzata dal Ministero della Giustizia; mostrano con chiarezza uno degli effetti causati dall’abnorme ricorso alla custodia cautelare in carcere, che in Italia è la misura più utilizzata: riguarda il 30,3 per cento delle misure cautelari. La custodia cautelare in carcere prima della sentenza definitiva dovrebbe essere misura da usare con parsimonia; e solo quando le altre misure risultano inadeguate. Un principio molto poco applicato: i giudici, nel solo 2020, hanno deciso la carcerazione preventiva per ben 24.928 persone.

 Nella relazione del ministero si segnala un calo delle domande accolte, passate dalle mille del 2019 a 750 nel 2020, e che tra le ordinanze definitive, senza la possibilità di impugnazione, 203 sono seguite a sentenze di proscioglimento e 80 a casi di riparazione per illegittimità dell’ordinanza cautelareMolte delle pronunce di accoglimento seguite alle detenzioni ingiuste riguardano le Corti d’Appello nelle regioni del Sud. Sui 37 milioni di euro complessivi, 7,9 milioni di euro sono pagati per le 90 pronunce di accoglimento seguite alle custodie cautelari disposte dalla Corte d’Appello di Reggio Calabria, mentre sono stati pagati 4,3 milioni a Palermo, la Corte d’Appello con l’importo medio più alto: 95.647 euro. A Napoli le detenzioni ingiuste sono state 101 per 3,1 milioni di indennizzi, a Roma 77 per 3,5 milioni di euro. Dati significativi, anche se per avere un confronto più completo sarebbe opportuno rapportare gli indennizzi sul totale dei provvedimenti di carcerazione preventiva delle singole Corti d’Appello, non riportati nella relazione del ministero.

  Per quel che riguarda la distribuzione territoriale, il presidente della Corte d’Assise di Reggio Calabria Roberto Lucisano, nota che le corti in cui sono state liquidate le somme più alte sono quelle nelle quali si celebra un numero rilevante di maxiprocessi contro la criminalità organizzata: si registra spesso un divario notevole tra il numero di persone per cui viene decisa la custodia cautelare e quello di coloro che poi vengono condannati con sentenza definitiva. Un divario provocato dai tempi molto lunghi dei processi: «Procedimenti che per il numero degli imputati, la mole delle contestazioni, la complessità dell’attività istruttoria che li accompagna, si protraggono spesso per diversi anni», sostiene Lucisano. «Non è raro che si arrivi all’assoluzione ed alla conseguente scarcerazione del soggetto solo dopo che la Cassazione ha pronunciato sentenza di annullamento con rinvio».

  Tra i dati riportati dalla relazione del ministero quelli relativi ai procedimenti disciplinari che coinvolgono magistrati in seguito alle pronunce di ingiusta detenzione. Negli ultimi tre anni sono state promosse 61 azioni di illecito disciplinare: 57 avviate dal ministero della Giustizia, le altre dalla procura generale della Cassazione. Risultato: quattro censure, dodici assoluzioni, diciassette ‘non doversi procedere’; gli altri procedimenti sono ancora in corso.  

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->