martedì, Aprile 20

Referendum su Renzi field_506ffbaa4a8d4

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Adesso che anche la prova del Referendum energetico è stata superata, che la Riforma istituzionale e costituzionale ha avuto l’approvazione definitiva qualche giorno prima, che l’ennesima mozione di sfiducia al Governo sta per essere affrontata e vinta in presumibile scioltezza, che un mazzetto di leggi per i diritti civili sta per arrivare in porto, che l’appuntamento delle elezioni comunali del 5 giugno si prevede possa essere superato dal PD quantomeno senza troppi danni, che il fondamentale Referendum sulla Riforma ad ottobre si delinea come un successo forsanche di notevoli dimensioni, che probabilmente poi si apre davanti una prateria politica legislativa ed infine elettorale, che le elezioni politiche in ogni caso si avvicinano siano ad inizio 2017 o 2018, che lì si concretizzerà eventualmente il successo dell’attuale guida del Paese, che grazie alla realizzazione di questo scenario si aprirà la prospettiva di cinque anni pieni di dominio, adesso e allora che ne sarà di Matteo Renzi e dell’Italia?

Se il primo interrogativo potrebbe anche lasciarci scarsamente interessati, il secondo riguarda personalmente ciascuno di noi e quindi assume particolare rilievo il risultato del Referendum sulle ‘trivelle’, con la mancanza del quorum ma comunque con oltre quindici milioni di elettori (15.806.788) vale a dire il 31,18% degli aventi diritto (32,15% sul territorio nazionale, 19,73% tra i residenti all’estero) ed un abbastanza ovvio 85,84% finale per il , con Renzi che «sfoggia la vittoria e ora punta all’en plein guardando amministrative e riforme» come sintetizza al meglio Alessandro De Angelis sull’‘Huffington Post’ così che «la vittoria, oggettiva, diventa sfoggio – di forza – con un’enfasi pari alla preoccupazione (e al nervosismo) trapelata alla vigilia», perdipiù con il Premier che irrompe subito dopo la chiusura delle urne dagli schermi per dire «Levo il calice con quelle oltre diecimila persone che hanno conservato il posto di lavoro» poi si intesta, fondatamente, la chiara vittoria rivendicando l’invito all’astensione, messaggio che va ben oltre la specifica occasione «I grandi esperti hanno teorizzato spallate, hanno ipotizzato crolli. Una parte della classe dirigente di questo Paese si dimostra autoreferenziale. Vivono su Twitter, su Facebook» il che detto da lui fa anche un po’ l’impressione del bue che dà del cornuto all’asino, e giusto per non farsi mancare nulla insolentisce i talk show beccandosi la irata replica di Enrico Mentana, ma alla fin della fiera il risultato è che il Presidente del Consiglio ha scalato un altro gradino verso una dimensione energetica ed ‘energumenica’ del suo ruolo e della propria funzionegestione muscolare.

E allora che sarà non sappiamo esattamente dire, ma certo per esperienza storica e facile deduzione è difficile tornare indietro da una escalation di questo genere e quindi stiamo andando verso una radicalizzazione delle posizioni politiche voluta, fortissimamente voluta, da Renzi che innesca una prospettiva di scontro di tutti contro tutti dalle conseguenze imprevedibili, nel corso ed al termine della quale c’è il ruotare di tutto il sistema sociale e politico attorno alla dicotomia renzismo-antirenzismo, in gran parte fortemente goduta ed alimentata dallo stesso ‘eroe eponimo’ che è sempre lui e che «Ha bisogno di nemici e risse continue» come dice il suo nemico di elezione Michele Emiliano, Presidente della Regione Puglia, in risposta alle brevi e commosse parole che l’altro gli ha specificamente dedicato «Gli sconfitti ci sono, hanno dei nomi dei cognomi, sono quei pochi, pochissimi consiglieri regionali e qualche Presidente di Regione che ha voluto cavalcare a tutti i costi un referendum per esigenze personali, particolari, politiche», insomma il tutto ha prospettive non prevedibili e governabili, con rischi ad ogni livello anche di ricadere in dinamiche già viste ai tempi del berlusconismo trionfante con tutto ciò che comporta, e così magari anche quella stessa ‘tabella di marcia’ che abbiamo tratteggiato potrebbe risultare ben più incerta che sulla carta per quanto riguarda Renzi e l’Italia…

 

Il fatto che ogni ‘blocco’ di scrittura sia tutto filato e senza interruzioni non è tanto per esercizio di virtuosismo di scrittura, ammesso pure che qualche virtù abbia, quanto per cercare di dare il senso della mancanza di fiato che coglie dinnanzi alle prospettive ed agli scenari a rompicollo che ci si prospettano.

 

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