domenica, Ottobre 24

Referendum: spersonalizzare e spacchettare field_506ffb1d3dbe2

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C’è poi il referendum confermativo della riforma costituzionale. C’è la proposta dispacchettareil quesito. A parte il termine, linguisticamente osceno (ma ci si abitua a tutto), piaccia o no, il disegno di Renzi e del suo Governo è di far approvare una riforma organica e complessiva. Il timore che questa riforma venga respinta può far credere che il danno di un eventuale NO possa essere mitigato se invece di uno solo sono tre o due, accompagnati da due o tre SI. Ecco, ragionamenti di questo tipo fanno ben comprendere a che livello di insulsaggine sia precipitato il dibattito politico. E’ evidente che sarà un’estrema minoranza a discernere, la maggioranza degli elettori voterà in blocco SI o NO, e non a torto: la riforma proposta ha un suo senso complessivamente parlando, non è un mercato dove si acquistano pomodori, cetrioli, carote e cipolle, a seconda del prezzo. Il fatto è che si tratta di materie complesse, per non dire complicate. All’elettore finora non è stata garantita alcun tipo di informazionetecnicaadeguata e corretta, non ha modo di farsi una sua opinione. Un ‘vuoto’ di conoscenza e di consapevolezza che non sarà certo colmato dal fatto che l’elettore invece di una si troverà in mano cinque o sei schede. Tutt’altro… Il fatto è che Renzi ha trasformato la consultazione in una sorta di Armageddon. Per quanto stia facendo marcia indietro, ‘l’après nous le déluge‘ è stato pronunciato; e tanti rispondono che una doccia tutto sommato sono disposti a farla.

Ad ogni modo, i boatos si sprecano. Renzi in apparenza non concede nulla. Dal Quirinale filtra una preoccupazione del Presidente Sergio Mattarella per quel che riguarda i possibili effetti negativi del voto referendario, e si consiglia prudenza, sperando, magari, che la consultazione slitti a tempi più propizi. Ma i margini sono stretti; e le alternative concrete e praticabili, tutto sommato poche. La politica è l’arte del possibile, ma appunto: del ‘possibile’.
Renzi concede che se in Parlamento si troveranno maggioranze in grado di cambiare la legge elettorale, le modifiche sono possibili. «Secondo me è una buona legge, ma è nelle disponibilità del Parlamento… anche se non vedo maggioranze per cambiarla». Jacques de La Palice non si sarebbe espresso meglio. Chi l’avrebbe detto che il Parlamento può, se vuole, legiferare in un modo o in un altro? La dice lunga che Gianni Cuperlo, a nome della minoranza del PD, saluti questa affermazione come  «una buona notizia».

Avvertenza: tenere d’occhio il Quirinale, il cui inquilino procede con mano guantata di velluto, ma ferma. A Renzi ha fatto capire in modo inequivocabile che il primario bene che intende perseguire è quello della stabilità, per fare una dimostrazione di «serietà del sistema Italia». Al Paese, alla comunità europea -già flagellata da una quantità di irrazionali spinte frazionalistiche-, ai mercati internazionali. Renzi ‘sa’ che Mattarella intende fare di tutto perché il Paese vada alle urne a naturale scadenza, nel 2018. In questa prospettiva ‘consigliaRenzi di spersonalizzare il referendum, unica possibilità per evitare che prevalgano i NO. E comunque, già cerca ipotesi e possibili attori per un Governo discopo‘.

Qui si torna al ‘Saving private Renzi‘. Se poi il soldato Renzi si trasforma in un kamikaze, peggio per lui …

 

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