sabato, Maggio 15

Referendum, paura zero tra gli italiani residenti in Catalogna? Un giro di interviste ad alcuni italiani residenti nella regione catalana

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Ieri, il referendum 1-0 – riconosciuto come illegale da Madrid – avvenuto nei diversi collegi catalani, ha dato il suo esito positivo. Madrid non è stata in grado di contenere la ‘rabbia’ catalana e la sua sete di indipendenza, e, attraverso una risposta coatta, ha solo peggiorato la sua posizione agli occhi degli stessi catalani, e forse anche dell’opinione internazionale. Ma la questione è un’altra: come viene percepita l’indipendenza catalana dalle comunità straniere che risiedono in Catalogna? Quali sono le loro preoccupazioni e quali gli eventuali vantaggi?

Secondo l’Institut d’Estadistica de Catalunya, portale web ufficiale della Generalitat, gli stranieri residenti n Catalogna muniti di autorizzazione di residenza nel 2016 (anno più recente a cui i dati riportati dall’Istituto fanno riferimento) erano ben 1.104.787 . Gli stranieri di nazionalità africana che risiedono in catalogna sono 289.262, mentre quelli americani e asiatici sono rispettivamente 192.479 e 151.330. Ma la maggior parte degli stranieri che risiedono nella regione proviene dall’ Unione europea. Sono, infatti, ben 423.178 i cittadini stranieri europei insediatesi in Catalogna. La comunità italiana rappresenta la seconda comunità straniera europea più grande: sarebbero infatti 73.844 gli italiani residenti nelle città e province catalane, secondi solo alla comunità romena che ne conta ben 130.707.

Lo scorso 8 settembre il Parlament de Barcelona ha approvato la ‘Legge di transitorietà giuridica e fondazione della Repubblica’, ovvero la norma per definire il distacco della Catalogna dalla Spagna – annullata dal Tribunale costituzionale spagnolo – che prevede la celebrazione di una sessione ordinaria da parte del Parlamento entro due giorni dalla proclamazione dei risultati del referendum per dichiarare formalmente l’indipendenza della Catalogna, definendo l’inizio del processo costituente.

L’art. n. 8 di suddetta legge di transitorietà affronta il tema dell’acquisizione della nazionalità catalana. L’ articolo recita: «La nazionalità catalana può essere acquisita per residenza legale e continua in Catalogna per un periodo di 5 anni d’immediata anteriorità alla petizione….gli effetti del comma anteriore sono applicabili anche agli stranieri che hanno avuto residenza legale in Catalogna– di 5 anni – anche prima dell’entrata in vigore di suddetta legge». Nasce, quindi, un enorme quesito: cosa comporterebbe l’indipendenza catalana a livello demografico?

Emerge, inoltre, un secondo aspetto relativo a cosa percepiscono le comunità straniere in Catalogna?Dovranno preoccuparsi gli stranieri che risiedono nelle città catalane, o una Catalogna indipendente può portare loro dei vantaggi?  Per vedere in che modo il referendum e l’indipendenza catalana viene visto da chi catalano non è, abbiamo contattato l’ “Associazione Italiani a Barcellona”.

Ilenia Antonova Guida lavora in un’azienda internazionale, è professoressa anche di italiano e vive nella città di Vic, nell’entroterra di Barcellona, da due anni. Da cittadina italiana, non è preoccupata per l’indipendenza catalana, in quanto non crede ci possano essere della grandi ripercussioni sul suo status sociale. Le uniche preoccupazioni effettive che Ilenia percepisce riguardano le forze armate del Governo spagnolo presenti attualmente in Catalogna. «Una volta dichiarata l’indipendenza», si chiede l’intervistata, «in che modo verranno ‘espulse’ dai territori catalani?». Teme infatti che questo potrebbe comportare un processo non del tutto pacifico nella regione. Crede, inoltre, che il percorso che porterà all’indipendenza non sarà facile e che allo stesso tempo comporterà degli inevitabili cambiamenti, senza però coinvolgere nei fatti gli stranieri, sempre che non vogliano essere coinvolti.

Come Ilenia, anche Claudia D’Anca, residente a Barcellona da 22 anni e trasferitasi per motivi di studio e lavorativi, non è preoccupata per l’indipendenza della Catalogna. Entrambe, infatti, hanno trovato in quella catalana una società aperta e tollerante, e non temono politiche sfavorevoli in per i migranti. Barcellona è, infatti, una delle realtà metropolitane europee più progressiste e aperte ad accoglierle, una realtà famosa per accettare e includere ogni diversità etnico culturale e linguistica. Non è solo un caso, infatti, che sono in pochi gli stranieri che, una volta stabiliti nella città, riescono ad andarsene. Barcellona, come la Catalogna, offre opportunità e accetta le diverse sfumature culturali, ed è forse questa sua caratteristica a minimizzare le preoccupazioni tra gli stranieri nonostante la sua indipendenza. Ci dice, infatti, Claudia che, una volta raggiunta l’effettiva indipendenza, non teme discriminazioni a suo discapito in Catalogna, dal momento che lì mai nessuno l’ha discriminata in quanto straniera. Ci ha, infatti, detto che, nonostante l’indipendenza, la sua vita andrà avanti come sempre, facendo l’esempio di sua figlia che continuerà a giocare al parco con altri bambini che parlano almeno 3 lingue differenti.

Dello stesso parere è anche Dario Lo Buglio, altro membro dell’Associazione Italiani a Barcellona, trasferitosi nella città catalana da circa 2 anni per motivi di studio e, poi, lavorativi. Anche lui non vede ulteriori preoccupazioni in una Catalogna indipendente, se non a livello linguistico, in quanto l’indipendenza potrebbe far diventare la lingua catalana sempre più necessaria per poter vivere in Catalogna.

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