domenica, Agosto 14

Referendum: la saggezza degli italiani Gli italiani hanno scelto la strada più diritta: hanno detto “queste riforme dovete farle voi, vi paghiamo per questo” e, “fattele, venite a chiedere agli italiani, col voto, che ne pensano”. È così che funzionano le democrazie

0

C’è stato un complotto”. Queste le parole dello scioperante della bistecca Roberto Calderoli alla notizia, largamente prevista, del mancato raggiungimento del quorum per i referendum sulla giustizia del 12 giugno.
Ai margini dei quali, mi permetto solo, e lo ribadisco, il mio giudizio critico, no, disgustato, per l’evidente piacere mostrato dal Presidente della Corte Costituzionale per la bocciatura di quello sul fine vita. Forse, meglio essere precisi, la soddisfazione del Presidente me la sono immaginata io, ma certo era evidente il tono didascalico del medesimo, nello ‘spiegare’ gli errori fatti dai proponenti, col tono con cui si spiega ad un ragazzo che si boccia ad un esame universitario di diritto, il perché dell’errore e le implicazioni delle cose erronee dette dallo studente.
Invero, io ho fatto quel mestiere (quello del professore, non solo quello dello studente … anche!) per anni, e quando dovevo bocciare uno studente cercavo sempre di spiegare con la massima possibile delicatezza perché e cosa non era stato compreso o detto per bene. I toni altezzosi non sono nelle mie corde.
Peccato che questo tema sia di importanza fondamentale, e qui sì, proprio sì, che si può e si deve chiedere ai cittadini di scegliere … poi c’è tutto il tempo per ‘aggiustare’ le cose. Del resto, guarda un po’, la Corte Costituzionale ha deciso sui cognomi per cui ora ogni bimbo può avere due cognomi, ma guardate con quanta calma indifferente il Governo ha provveduto a regolare le cose: eppure sarebbe una cosa importante e non poi così difficile da regolare.
Ma tant’è, lasciamo correre. Sta in fatto che quel quesito è stato bocciato. Per cui, caduta anche l’orrida ma indispensabile (l’ho scritto varie volte qui, inutile tornarci) legge Zan, quel piccolo salto di civiltà che ci si proponeva da taluno, non ci sarà. Anzi, visto come ci stiamo comportando con riferimento alla sporca guerra in Ucraina (e anche su ciò ho spiegato il perché), i salti di civiltà all’indietro sono numerosi.
Solo una notazione su quest’ultima cosa, perché leggo strani titoli sui giornali, tipo “se non si può umiliare Putin perché si può umiliare Zelenski?”. Non vale la pena ora tornare sulla questione, che trattata così è ridotta a robetta. Il tema non è l’umiliazione vero o presunta: il tema è il diritto, nelle specie quello internazionale, i diritti dell’uomo, eccetera. L’umiliazione è altra cosa. Ricordo solo che tirarla in lungo, forse uccide molti russi (e magari qualcuno se ne compiace), ma uccide molti ucraini, anche civili, criminosamente (criminosamente? Sì, criminosamente) armati da Volodymyr Zelenski, per cui ‘l’invasore’ di fronte a un civile immagina che sia armato: e qualcuno se ne vanta pure. Che si possa o meno non umiliare Zelenski non lo so e non mi pongo il problema, ma se per evitare di umiliare questo o quello si deve pagare il prezzo di migliaia di vite, beh io non sono d’accordo. Chiaro? E, quanto a questo, anche il diritto internazionale non è d’accordo. Chiaro?

 

Usciamo quindi dalle frasi fatte e superficiali e torniamo al referendum, rispetto al quale, come prevedibile, il complotto viene denunciato a prescindere. Quale complotto e di chi?
Se i referendum hanno fattoflop‘, come dicono i raffinati, non possono che esservi due motivazioni: una politica e una di contenuti.
Il complotto c’entra come i cavoli a merenda. E il fatto che non vi sia stata adeguata propaganda sui referendum non è causato da un complotto, ma dal fatto che i partiti erano occupati a scannarsi o fingere di scannarsi per altre cose, banali naturalmente, ma diverse. Sì, si parlava tanto di guerra, ma si sarebbe potuto parlare anche dei referendum.
Gli italiani non è che non sapessero di che si trattava, ma è che i termini del problema, i quesiti insomma, erano troppo complessi e superficiali al tempo stesso.
Faccio solo un paio di esempi.
La domanda sulla divisione delle carriere dei Magistrati è ambigua e superficiale al tempo stesso. Ambigua perché le motivazioni che stanno dietro ad una proposta del genere non sono chiare. A che serve separare le carriere, specie in un momento in cui si colpisce la Magistratura con una ‘riforma’ al tempo stesso approssimativa e verbosa? Secondo voi, gli italiani, cioè noi, non capivano benissimo il senso della proposta? Suvvia, è evidente che mirava a porre la Magistratura sotto il controllo del potere esecutivo, questo lo abbiamo capito tutti. Ma, ciò posto, non basta separare le carriere così con un colpo secco e poi lasciare tutto com’è. E questo, mi dispiace per Calderoli, lo capivano benissimo gli italiani e capivano e capiscono perfettamente che mettere le mani in un tema di questa complessità richiede conoscenza approfondita del tema, ma specialmente richiede di cambiare molte altre norme: non basta un SÌ o un NO. Solo dei populisti superficiali possono cercare di fare credere che basti un SÌ a cambiare tutto. E in un Paese come l’Italia, il sospetto che ‘sotto’ ci possa essere qualcosa di torbido è, direi addirittura, ‘naturale’. Se poi si guarda a chi sosteneva quella proposta, il sospetto diventava una certezza.
E gli italiani hanno scelto la strada più diritta: hanno dettoqueste riforme dovete farle voi, vi paghiamo per questo” e, “fattele, venite a chiedere agli italiani, col voto, che ne pensano”. È così che funzionano le democrazie, non a colpi di maggioranza, e poi succeda quel che succederà io non me ne curo!
L’altro quesito, assurdo come pochi, era l’abolizione della legge Severino, cioè l’abolizione di quella norma che garantisce che un politico condannato (ce ne è uno su un milione, quindi, è un caso rarissimo) se ne resti a casa sua. Una cosa del genere è il ‘minimo sindacale’ in un Paese come il nostro in cui il malaffare in politica è la regola e non l’eccezione.
Pretendere di eliminare questa norma, poi, è di nuovo un modo superficiale per affrontare un tema di tale delicatezza, di nuovo non risolvibile con un SÌ o un NO.
E ci sarebbe da dire quanto sia stupida e vendicativa l’idea di fare giudicare i Magistrati dagli avvocati. Non c’è un italiano in Italia o all’estero che non capisse perfettamente l’assurdità della cosa.

E allora, lasciamo correre i complotti: non ce ne sono. Semmai qualcuno ne aveva concepito gli inventori dei referendum!
Basta, specialmente, trattare gli italiani come degli stupidi, che non capiscono e preferiscono starsene a casa piuttosto che andare a votare per il referendum. Per altri casi, magari osteggiati proprio dai governi, gli italiani sono andati in massa a votare e ci andrebbero ancora oggi. Perché, appunto, il referendum serve per affrontare e risolvere problemi di alta complessità e di principio, come appunto avrebbe potuto essere quello sul fine vita, ma non certo quello di permettere agli avvocati di giudicare la professionalità del giudice che decide su una loro causa.
Il risultato sarà, che ora si cercherà di pescare nel torbido, sia proponendo trucchi vari per abolire l’istituto del referendum, sia cercando di renderlo più facile nei risultati, ad esempio stabilendo che non occorra più la partecipazione della maggioranza dei cittadini. Come si è fatto per il ridicolo referendum confermativo, per cui una modifica della Costituzione (come quella demenziale sulla composizione del Parlamento) sia approvata da quattro gatti.
E allora, il sig. Calderoli può tranquillamente sospendere lo sciopero dei cornetti, facendo così seriamente il suo lavoro … se ne è capace!

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.

End Comment -->