martedì, Ottobre 19

Referendum ed Italexit: ecco perché non si può fare Il costituzionalista Paolo Veronesi considera come improbabile il referendum sbandierato dal M5S

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E’ quindi totalmente esclusa nel nostro ordinamento la possibilità di cambiare concretamente un qualsiasi aspetto della nostra relazione con l’Unione Europea tramite referendum (anche diverso dall’appartenenza all’unione monetaria)?

Sì. Occorrerebbe una modifica costituzionale oppure l’approvazione di una legge costituzionale ad hoc, valida, cioè, per una sola consultazione, come accadde a suo tempo allorché si trattò di attribuire maggiori poteri al Parlamento europeo.

Nel 1989 venne così approvata la legge costituzionale n. 2/1989 che introduceva la possibilità di svolgere, per una sola volta, un referendum d’indirizzo affinché l’elettorato si esprimesse sul conferimento di un mandato costituente al Parlamento europeo eletto nello stesso anno. I “si” fecero incetta di voti ma si trattò di un referendum del tutto inutile, posto che l’Unione Europea non ha poi dato vita a nessuna Costituzione.
In pratica, si è trattato di un mero plebiscito, a riprova del fatto che un simile strumento va usato con i guanti.

Quindi, se anche venisse seguita la strada del referendum consultivo di indirizzo dal punto di vista giuridico non vi sarebbe alcun effetto?

Non solo non vi sarebbe nessun effetto ma, allo stato attuale, non vi sarebbe nessuna base giuridica per organizzare una consultazione di tal genere. Come dicevo, un simile referendum non è contemplato dal nostro ordinamento.

Lo si sarebbe potuto organizzare ove si fosse data attuazione alla norma contenuta nella riforma costituzionale bocciata dagli elettori il 4 dicembre scorso. Gli elettori, tra le altre cose, hanno detto no anche a questa possibilità.

Ci sono altri precedenti nell’uso di questo strumento? E che effetti ebbero?

L’unico precedente italiano è quello, eccezionale, che le ricordavo prima, intervenuto nel 1989. E l’effetto fu un nulla di fatto. Ma occorrerebbe, prima della consultazione, approvare una norma costituzionale che lo consentisse in via generale (e dunque sempre, modificando la Costituzione) oppure solo in una circostanza (come capitò proprio nel 1989).

 

Quindi, in definitiva, a scanso di progetti di riforma costituzionali ad opera di futuri governi allo scopo di allargare il raggio d’azione dei referendum popolare, ogni considerazione politica sull’eventualità di un italexit per volere diretto dei cittadini appare inutile. Manca cioè il presupposto da cui può derivare tutto il resto.

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