mercoledì, Dicembre 1

Referendum: ecco lo spacchettamento

0
1 2


Perché avete definito ‘incrocio pericoloso’ quello tra Riforma costituzionale e Legge elettorale?

Perché non è usuale che negli ordinamenti statali stabili si modifichi da un lato il sistema elettorale in senso stretto, cioè la legge elettorale, e dall’altro lato il 35% degli articoli complessivi della Costituzione e il 57% della parte seconda, quella organizzativa. Questi due elementi evidenziano l’eccezionalità della situazione e la pericolosità della stessa. L’’incrocio pericoloso’ sta nel fatto che la Riforma elettorale si sposa con la riforma costituzionale. La Riforma costituzionale non può essere pensata come staccata dalla Riforma elettorale perché la connessione tra i due provvedimenti trasforma profondamente sia la forma di Governo sia  il tipo e la forma di Stato. In sostanza la Legge elettorale e la Riforma del bicameralismo comportano entrambe non più una forma di Governo parlamentare, ma un premierato forte con l’investitura diretta da parte del corpo elettorale.

 

Ai primi di ottobre la Consulta dovrebbe pronunciarsi sulla nuova Legge elettorale. Cosa prevede?

La mia impressione è che l’’Italicum’ abbia molte analogie con il ‘Porcellum’. C’è una eccessiva irragionevolezza del premio e una scarsa libertà di voto per quanto riguarda l’individuazione dei candidati eletti. Tuttavia, su ciò che farà la Corte Costituzionale molto inciderà anche il criterio della opportunità politica. Viene ribadito che ‘Questa Riforma ce la chiede l’Europa’. È come se si fosse commissariati in emergenza. Il problema della libertà di voto e del mantenimento delle regole è messo da parte rispetto al fatto che bisogna accelerare nel far applicare la Riforma costituzionale. Io sarei più prudente.

 

C’è dunque una eccessiva ‘drammatizzazione’ su questo esito referendario…

Il nostro è un sistema che negli ultimi venticinque anni ha cambiato più volte il sistema. Non è mai capitato in nessun altro ordinamento democratico stabilizzato, negli ultimi cinquant’anni, una modifica così intensa della forma di Governo e del tipo di Stato, ovvero del rapporto tra centro e periferia. Il nostro sistema nel 2011 è stato ibernato nel suo circuito parlamentare dal Governo Monti, con la sostituzione dell’allora Presidente Berlusconi. L’emergenza sta nella situazione di contesto europeo, ma anche nella nostra situazione di deficit pubblico, nella difficoltà politico-parlamentare e nella liquefazione dei partiti. Ci sono due impostazioni. Da un lato quelli che dicono che la situazione è così grave per cui dobbiamo correre sul filo, e il funambolo è Matteo Renzi che intende arrivare alla normalizzazione del sistema e alla fine della transizione. Altri dicono che questa normalizzazione può essere un pericolo per l’ordinamento democratico, perché c’è una eccessiva personalizzazione e il sistema non è posto in garanzia, non è equilibrato.

 

Lei ritiene che associare questo referendum a meccanismi politici o addirittura trasporlo sul piano personalistico, come sta facendo Renzi, possa essere un modo per condizionare il voto degli italiani e addirittura distrarre l’attenzione dai contenuti?

Il Presidente Renzi già da fine 2015 ha teso a personalizzare il Referendum con lo slogan ‘O con me o contro di me’. Inevitabilmente il contenuto della votazione su un atto normativo complesso, come la revisione costituzionale, diviene di fatto un plebiscito. La personalizzazione è stata da un lato ricercata da lui e dall’altro dalle stesse opposizioni per allontanare gli elettori dal contenuto. È per questo che alcuni di noi costituzionalisti ci siamo permessi di proporre discernimento e ragionevolezza. Per riportare il tema della Riforma costituzionale nelle sue giuste proporzioni, in modo che l’elettore non voti perché gli piace Renzi o perché Renzi gli sta antipatico, ma perché sia convinto dell’atto normativo che si deve introdurre come modifica alla Costituzione.

 

Ritiene che vi siano delle ‘anomalie’ in una campagna referendaria iniziata in anticipo rispetto ai tempi previsti?

In realtà la personalizzazione sul Referendum doveva servire per coprire i problemi politici ed economici della quotidianità, e in particolare per attrarre con la fiducia o la sfiducia nei confronti del Premier i suffragi delle elezioni amministrative. Può aver contribuito a far sì che vi sia stato un minor insuccesso del partito del Presidente del Consiglio. In realtà si sta giocando un ‘gioco’ in cui qualcuno sposta il tavolo in continuazione.

 

I promotori del ‘no’ al Referendum pongono anche la  questione del mancato rispetto della ‘par condicio’ informativa.

Hanno perfettamente ragione. In realtà, la campagna referendaria ruota attorno all’inusitato testo di legge di Renzi e della Boschi. Non quindi di origine parlamentare, redatto com’è dal Governo che ha un ‘plusvalore posizionale’ anche dal punto di vista della comunicazione. Fin quando non si arriverà all’inizio della campagna referendaria vera e propria e non scatteranno le regole sulla eguaglianza delle opportunità fra coloro che vogliono il ‘Sì’ e quanti sono a favore del ‘No’, e quindi la potenza di fuoco dell’esecutivo avrà nel frattempo un totale sopravvento.

 

Tirando le fila, quali sono i problemi ed i rischi più rilevanti dell’intreccio tra lotta politica, Riforma costituzionale e Italicum?

I limiti della Legge elettorale si insidiano in una replica della legge 270/2005, ovvero del cosiddetto ‘Porcellum’. In epoca precedente e in quella successiva alla sentenza n.1/2014 ho sostenuto che, come per la pubblicità di ‘Italo’, i treni di Montezemolo, si potevano far viaggiare nuovi treni, ma solo su vecchi binari. In questo caso i ‘vecchi binari’ sono da un lato il premio di maggioranza, dall’altro la nomina sostanziale degli eletti, i due punti su cui si era basata a suo tempo la sentenza di incostituzionalità della Consulta. D’altro canto il nuovo sistema basato su di un meccanismo di tipo sostanzialmente speculare con soglie di esclusione e un ballottaggio con premio di maggioranza, può essere considerato pericoloso in una situazione in cui esistono partiti che non sono completamente pro sistema. In una condizione in cui la tripolarità dell’ordinamento è caratterizzata dal Partito Democratico, dai gruppi in difficoltà sull’ala destra e dal Movimento Cinque Stelle, ribadisco la mia preoccupazione sul reale rischio che il sistema stesso imploda.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->