domenica, Dicembre 5

Referendum anti-green pass: ridicolo Se il Governo proponesse l’obbligo vaccinale, esso verrebbe votato all’unanimità, ma non lo propone probabilmente proprio per tutelare la libertà di chi non vuole vaccinarsi

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Ci mancava solo la buffonata del referendum anti-green pass, che si celebrerà, se raggiungerà le firme necessarie e sarà giudicato possibile, l’anno prossimo, quando si spera che non servirà più. Ma è il clima generale che sta assumendo i contorni del ridicolo. Oramai si vaneggia addirittura di colpo di Stato, diresetimposto da Big Pharma o big qualche altra cosa. Insomma, una babele tanto stupida quanto inutile.
Non sono un ‘benaltrista’, anzi. Ma a me pare che discutere delle soluzioni più o meno strampalate del geniale Roberto Cingolani per la conversione energetica, del modo inverecondo in cui si gestisce la scuola e si programma il suo sviluppo, lo stato ancora affannoso dell’economia, le pretese sempre più in stile negrieri della gran parte degli industriali, il modo infame in cui, approfittando delle difficoltà pre e post-covid, sono stati trattati i lavoratori stagionali, lo stato comatoso del nostro bilancio, data l’enorme evasione fiscale, siano temi molto più interessanti e importanti (e non ho accennato alla politica estera su cui in Italia è buio assoluto) della ‘guerra dei green-pass’ e della stupidaggine per cui il green-pass è il colpo di Stato. Se si riuscisse a parlare di ciò, almeno diventeremmo un Paese vero e non una tenda da circo.

Nemmeno da prendere in considerazione è il discorso ripetuto continuamente sulla limitazione della libertà. È una cosa che non ha senso. Sia per l’altrettanto facile obiezione che la libertà di ciascuno finisce dove comincia quella di un altro, per cui se io sono libero di non prendere precauzioni, non posso però, per affermare la mia libertà, danneggiare un altro. Ma ci sarebbe anche da dire che è un interesse pubblico che non si diffonda una infezione, e quindi l’interesse e il diritto è quello collettivo alla buona salute, che non può essere messa a repentaglio dall’incoscienza di qualcuno. Ma, e stranamente questo non si osserva mai, il Governo non ha imposto un obbligo vaccinale, ma ha lasciato a ciascuno la propria facoltà di scelta, quindi libera. I non vaccinati, potrebbero, se solo lo volessero, organizzare cinema e ristoranti per soli non vaccinati, ecc. Lo dico, come ovvio, per assurdo, ma solo per evidenziare che la libertà dei non vaccinati non viene coartata: basterebbe organizzarsi per evitare che il comportamento di un gruppo danneggi un altro gruppo.
Ma io voglio alzare il tiro con una provocazione: se ci pensate, se il Governo proponesse l’obbligo vaccinale, esso verrebbe votato all’unanimità. E’ ovvio, è palmare, chi se la sentirebbe di dire di no, col rischio di avere ancora altri morti attribuibili specificamente ai singoli parlamentari che votassero contro l’obbligo? L’obbligo vaccinale -ecco la provocazione- probabilmente il Governo non lo propone proprio per tutelare la libertà di chi non vuole vaccinarsi. Chi oggi voglia, infatti, può farlo senza sanzione alcuna, salvo il prezzo, magari, della perdita del lavoro in cui sia impegnato o della impossibilità di andare nel ristorante che gli piace. Certo, una limitazione pesante, ma continuate a leggere e vedrete che le cose non stanno esattamente così.
E quindi veniamo al tema più serio e concreto.

Molti degli interventi che vi sono stati in questi ultimi tempi, vertevano sulla presunta violazione della Costituzione, e in particolare del famoso art. 32.
Ebbene, leggiamolo: «La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti. Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana».
Stranamente la prima parte della disposizione non viene mai analizzata: eppure è la prima, è l’inizio della disposizione. Quella disposizione dice che la Repubblica si occupa ditutelarela salute, cioè agisce direttamente e, se del caso urgentemente, per evitare danni alla salute, che è, tra l’altro, un ‘diritto’ della persona, di tutte le persone, e un interesse collettivo. La disposizione afferma in sostanza, e con assoluta chiarezza, che è allo Stato che compete ditutelare‘, proteggere, garantire la salute. E dunque, così come agisce per evitare frane o alluvioni o altro senza fare prima una legge, agisce per evitare epidemie o malattie. Fin qui è lo Stato che agisce, e non adotta un ‘trattamento sanitario’, si limita a offrire la soluzione e a stabilire che chi non si avvalga di quella soluzione viene escluso da certe attività. E il vaccino è uno dei modi per evitare danni collettivi, in quanto offre a ciascun vaccinato una alta probabilità di non essere colpito da quella malattia.
E infatti, vista la situazione, lo Stato protegge tutti gli abitanti (badate bene: non solo i cittadini!) adottando le misure della vaccinazione gratuita e subito dopo del passaporto, grazie al quale chi è vaccinato non ha limitazioni di sorta nelle sue attività, mentre chi non lo è non può fare tutte le medesime cose. Che poi, a ben vedere, non si tratta di limitazioni così terribili: non puoi andare in un ristorante o a teatro. Ma infine, e questa è una limitazione significativa: non puoi ‘andare’ a lavorare.
‘Andare’, dico, perché a distanza puoi lavorare, e in un ambiente isolato anche: è il contatto con gli altri che si impedisce, di nuovo, per tutelare gli altri, e questo è il dovere preciso dello Stato. Stato in senso attuale: cioè non il ‘sovrano’ di Carl Schmitt, che in quanto legibus solutus (o magari essendosi reso tale) può determinare la situazione di emergenza e limitare le libertà e i diritti dei sudditi.
Ma questo non è assolutamente il caso, anche se la posizione di Massimo Cacciari e Giorgio Agamben e Gianni Vattimo, per citarne alcuni (non quella di Carlo Freccero, con il suo ‘reset’, banalità!) meritano una discussione seria e approfondita. Come ho già ricordato, quelle sono posizioni serissime, ma tirate fuori nel momento sbagliato e con riferimento a cose non commensurabili tra di loro. Il tema di cui discutere, infatti, è quello dell’ormai insanabile distanza tra Governo e Parlamento, del Governo a colpi di fiducia, ecc., rispetto ai quali è troppo facile e semplice e comodo prendersela con Mario Draghi e Sergio Mattarella, senza analizzare prima lo stato comatoso dei nostri ‘partiti’, il loro infantilismo e quello dei loro dirigenti, la cultura raso terra della nostra (vostra!) ‘classe dirigente’, come a loro piace chiamarsi. Questo è il tema, anche perché la storia e anche, anzi, principalmente, quella costituzionale è fatta sulle gambe degli uomini. E non parliamo della amministrazione!
È, dunque, perfettamente ovvio che l’astratto diritto, ad esempio al lavoro, risulta limitato, ma apparentemente limitato. Ma non perché come scrive qualcuno, dando un colpo alla botte e uno al cerchio, i diritti non sono tutti eguali. No, assolutamente no: in uno Stato democratico come il nostro, e con la nostra Costituzione, che pone i diritti dell’uomo al primo posto tra i diritti dei cittadini, all’art. 2 della Costituzione, perfino più importante dell’art. 3 sulla eguaglianza, i diritti sono tutti sul medesimo piano.

La logica della nostra Costituzione è netta. All’art. 2 la Costituzione, cioè lo Stato, cioè tutti noi e le nostre istituzioni (tutti, ripeto tutti senza eccezione: persone e istituzioni) «riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo», che sono quelli che provengono anche dal Diritto internazionale, dagli altri Ordinamenti giuridici interni, e naturalmente dalla prassi: non ce ne sono altri. Il terminericonosceè decisivo, perché vuol dire che, per così dire, la Repubblica livede‘ e sirende contoche ci sono e sono validi ed efficaci, finché tali restino … altro che diritto naturale, la nostra Costituzione nasce nel 1948, l’anno della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo! Dopo di che i diritti riconosciuti‘ e ‘costruitidalla nostra Costituzione sono tutti, senza eccezione, tutti eguali. È impensabile che vi siano diritti di serieae altri di serieb‘, non se ne fa parola nella Costituzione, né si potrebbe. Purtroppo lo ha fatto e lo fa, malamente, la nostra Corte costituzionale, ad esempio quando parla di ‘bilanciamento’ tra diritti fondamentali, per ‘diminuire’ i diritti dei migranti magari. Errore della Corte, ma strafalcione di politica del diritto, inaccettabile, almeno da chi, come me, non ambisce, né spera in un seggio alla Corte!
Ciò che invece accade e può e deve accadere è che i diritti di cui parliamo siano, come è inevitabile, leggibili in termini di strumentalità. Per esempio, proprio con riferimento ai vaccini eccetera, può accadere che la realizzazione del sacrosanto diritto al lavoro sia processualmente preceduto da quello alla salute di tutti che non è meno diritto di quello al lavoro, o viceversa. Ma preceduto non soppresso: l’uno serve per realizzare l’altro. Questo è tutto.
Poi, beninteso, la politica, la sguaiata e inutile politichetta nostrana, usa parole e concetti a caso, solo allo scopo di ottenere, mantenere o togliere potere. Solo, dunque, a beneficio dell’indottrinamento dei cittadini elettori, per ottenerne il voto, o per fondare, sulla loro base, carriere più o meno meritate.
Quella del referendum anti-green pass, infine, oltre che essere una buffoneria propagandistica, è ovviamente inammissibile, nella misura in cui mira esattamente a togliere ai cittadini il diritto al massimo possibile di sicurezza dalla malattia: cioè viola, non solo come ovvio l’art. 2, ma proprio lo stesso articolo 32, che vuole garantire, attraverso lo Stato, la salute di tutti.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.

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