lunedì, Dicembre 6

Referendum: Amen. Ma per Renzi estate torrida field_506ffbaa4a8d4

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Da dove si comincia? Dalla morte di Gianroberto Casaleggio? Sì, cominciamo da qui. Indubbiamente il personaggio ha ‘segnato’, e lascia nel Movimento 5 Stelle un vuoto difficile da colmare. Beppe Grillo, fisicamente parlando, è una forza della natura, ma in quanto a tattiche e strategie politiche è nulla; quanto al cosiddetto ‘direttorione devono mangiare ancora di cicoria, prima di fare politica, comprenderne le arcane leggi che la governano; saper entrare nella testa dei loro interlocutori e avversari, per comprenderne finalità, scopi, interessi, e così anticiparli, trovare il modo di contrastarli. Prendete un qualunque dei Cinque stelle e mettetelo davanti a un Denis Verdini qualunque, non c’è partita, per quel che riguarda astuzie e capacità manovriera. E potranno dire, i pentastellari, che loro sono di quanto più lontano dalla politica politicante. Bene, bravi e anche bis. Ma questo esser loro ‘lontani’ non sposta d’un millimetro la carne del problema. Se comprendessero leggi e riti della politica, per esempio, non ora si sarebbero accorti dell’’affaire’ petrolio in Basilicata e dintorni, ora che la magistratura indaga su almeno una parte del verminaio. Da tempo se ne sarebbero accorti, e avrebbero potuto farlo, come lo ha fatto un isolato radicale che vive a Potenza, Maurizio Bolognetti: che da anni si sgola a denunciare quello che oggi mostrano di conoscere tutti.

Per tornare a Casaleggio: la ‘mente’, lo stratega, il dominus del Movimento; e ci può stare. Con livornese cattiveria Vauro Senesi disegna un Grillo-marionetta cui sono stati recisi i fili che lo sorreggono. C’è però del vero. E ora? Altri ‘fili’, altre ‘menti’, altri ‘strateghi’ dovranno trovarsi, i pentastellari. Detto questo bisognerà pur riconoscere che giornali e televisioni e tutti quanti esagerano nei loro obituary. Va bene: ‘parce sepulto’; ma qui è il buon senso a essere sepolto. Solo qualche mese fa di Casaleggio si parla come di un ‘pericolo per la democrazia’, fondatore di ‘una setta’, anzi di ‘un’associazione violenta e antidemocratica’ segnata da ‘fanatismo’; appena va all’altro mondo  diventa il ‘genio comunicativo’, l’’innovatore visionario’ che invoglia la partecipazione dei cittadini?
Manager ci può stare, e anche abile utilizzatore degli strumenti telematici; ma ‘visionario’? Uno che immagina un nuovo ordine mondiale fondato sul web (e un futuro senza macellai)? Ma qualcuno si dà pena di leggere i suoi due o tre libri? Altro che ‘Blade runner’ o ‘Soylent green’… Il bello (si fa per dire), è che il profluvio di riconoscimenti viene proprio da quanti lo hanno  maggiormente attaccato, anche sul piano personale. Come si fa a definire Casaleggio «un avversario politico che abbiamo sempre rispettato» (Ettore Rosato, capogruppo del PD alla Camera), quando, sempre Casaleggio è accusato di aver strumentalizzato il nome della giornalista Milena Gabanelli quale candidata per il Quirinale, «per dare lustro ad una demagogia che calpesta i diritti e la trasparenza»? Lo si deve dimenticare il vicesegretario del PD Lorenzo Guerini, quando paragona Casaleggio al «lato oscuro della forza», autore di una autentica «dittatura»? La senatrice Pina Maturani (PD), alla notizia del passo indietro di Casaleggio a favore del figlio Davide a causa della malattia, ironizza sul «passaggio dinastico da impero Carolingio». Beppe Fioroni (PD) saluta l’uomo «intelligente, timido e arguto»; Sempre Fioroni, dopo aver visto l’apocalittico video ‘Gaia‘, di cui Casaleggio è autore, si dice convinto che «non c’è niente da ridere ma da preoccuparsi». La senatrice Enza Bruno Bossio (PD), afflitta, piange la perdita di «un amico»; ma come? Se lo ha definito «un venditore di pentole»

Fermiamoci qui, che si potrebbe continuare ancora per tanto tempo. Però, fra venti, trent’anni qualcuno, preso da curiosità di capire cosa capita nei giorni che viviamo, andrà a rileggersi i giornali, a rivedere i notiziari televisivi, ne ricaverà l’impressione che sia morto un Albert  Einstein della politica, e qualche domanda (forse), se la porrà come mai un ‘abominevole’ diventa ‘visionario’ e ‘genio’ solo per il fatto d’essere morto? Qualcuno spiegherà come si possa essere ‘innovatore’ e insieme «leader di una setta antidemocratica che mina le basi di convivenza civile della Nazione»? Come si può bollare Casaleggio d’essere «antidemocratico», e poi salutare «il contributo dato col Movimento ai meccanismi di partecipazione»?

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