martedì, Ottobre 26

Referendum, al gran ballo della confusione field_506ffbaa4a8d4

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E, insomma, la questione del Referendum sulla Riforma Costituzionale e Istituzionale e del suo possibile ‘spacchettamento’ in almeno cinque quesiti sta inaspettatamente assumendo momentanea centralità. Di quella che dura intanto lo spazio di qualche ora e magari giorno. Per cominciare c’è una prima scadenza. Per far sì che la Corte di Cassazione esamini effettivamente questa proposta occorre raccogliere e consegnare le firme necessarie dei parlamentari entro giovedì 14 luglio prossimo. Forse con possibile accettazione anche venerdì 15. Ci sarebbe anche la strada della raccolta delle cinquecentomila firme popolari, ma nella fattispecie si tratta di una eventualità non realmente concretizzabile. Le sottoscrizioni, nel caso specifico, sono state e vengono raccolte in maniera poco più che simbolica. Mentre la terza ed ultima modalità, la richiesta di cinque Consigli regionali, non è stata percorsa, e ormai praticamente di fatto non è più percorribile. Il tutto secondo quanto previsto dell’articolo 138 della Costituzione in merito alle modalità di sua revisione. La Legge che rappresenta la complessiva, ed effettivamente enorme, base della strategia politica e di Governo di Matteo Renzi e Maria Elena Boschi, potrebbe essere dunque sottoposta ai cittadini in questa modalità alternativa rispetto al già previsto voto in unica soluzione. Si va avanti solo sulla strada della possibile iniziativa parlamentare. Serve un quinto, il venti per cento, dei membri del Senato o della Camera. Quindi 65 Senatori, su 321 componenti complessivi della Camera Alta, i 315 eletti ed i 6 ‘a vita’, due ex Presidenti della Repubblica e quattro di nomina presidenziale. Oppure 126 Deputati sui 630 componenti complessivi della Camera, tutti eletti. Questo il quadro generale, a completamento di quello che ‘L’Indro’ già presenta e decritta con ‘Referendum: spersonalizzare e spacchettare’ (11 luglio 2016) e ‘Referendum: ecco lo spacchettamento’ (5 luglio 2016).

Entrando nello specifico l’eventuale ipotesi di suddivisione in più quesiti funziona così. La richiesta prospettata dai Radicali Italiani e messa a punto da un giurista di gran peso come Fulco Lanchester è che divengano cinque. 1. Bicameralismo. 2. Elezione e composizione del Senato. 3. Elezione dei giudici della Corte Costituzionale. 4. Titolo V relativamente ai rapporti Stato-Regioni. 5. Istituto referendario. Già, di fatto, il titolo stesso della Riforma in questione indica la possibile suddivisione in cinque (anche se diverse) parti. Recita: ’Disposizioni per il superamento del bicameralismo paritario, la riduzione del numero dei parlamentari, il contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni, la soppressione del CNEL e la revisione del Titolo V della parte II della Costituzione. Se ne potrebbero, come suggerisce ad esempio Luis Orellana, Senatore ex Movimento Cinque Stelle, aggiungerne addirittura altre, a partire dal procedimento legislativo e dall’abolizione del Cnel. Complessivamente la richiesta sembra difficilmente destinata ad un positivo accoglimento finale. Comunque questo è l’iter previsto. In primo luogo, dopo l’eventuale deposito delle necessarie firme, l’Ufficio elettorale centrale della Cassazione ha trenta giorni per accettare o respingere la richiesta. Nel caso fosse positivamente accolta, si voterebbe in maniera diversa e per parti separate. Sempre però, con ogni probabilità in autunno tra ottobre e novembre, come già pareva più probabilmente delinearsi. Se ricevesse un diniego il Comitato promotore di questo referendum ‘per parti’, ora configurato come potere dello Stato a questo specifico fine, potrebbe sollevare un conflitto di attribuzione presso la Corte Costituzionale. In questo caso i tempi potrebbero facilmente allungarsi, determinando uno slittamento della data probabilmente sino al 2017.

Un gran ballo della confusione, nel complesso. Sociale, politica, istituzionale… Ad un livello ed in una fase di indeterminatezza quale con ogni probabilità non si era mai precedentemente visto. Da un lato è lotta di Davide contro Golia, e proprio mentre tornano ancor più alla luce in terra di Palestina ed Israele, precisamente a Tel Zafit fra Gerusalemme e Ashqelon, i resti di una località abitata per cinquemila anni che potrebbe essere quella Gat ricordata dalla Bibbia nei cui pressi viene collocato lo scontro tra il futuro Re di Israele e il gigante dei filistei. D’altro lato nel caos generale non si riesce ad individuare un bandolo della matassa. Sui rapporti politici, sul referendum o sui referendum che siano, sulla legge elettorale, su tutto. Nella storia biblica il più debole si rivela il più forte, in questo caso i rivolgimenti di fronte sono tanti e così continui che non si capisce chi sia forte, chi debole e soprattutto come andrà a finire. Peraltro, e purtroppo, senza eccessivo interesse dei principali destinatari delle conseguenze. Anche perché dai e pesta sempre sule stesse cose, la crisi di rigetto è quasi inevitabile.

 

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