sabato, Ottobre 23

Referendum aborto e Marco Pannella: due anniversari di … giustizia Ecco la rivoluzione ‘borghese’ che cambiò l’Italia

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Due anniversari, oggi: hanno a che fare con la Giustizia,  intimamente intrecciati tra loro: quarant’anni fa, il referendum sulla legge 194, che rende possibile, anche in Italia, interrompere una gravidanza senza rischiare la galera.

  Cinquant’anni fa, qualcuno come chi scrive, era additato come ‘borghese’, guardato con sospetto da tanti ‘rivoluzionari’.

  Qualcuno di noi ‘borghesi’ si ostinava ad andare nelle piazze per raccogliere firme per referendum molto ‘borghesi’, per la conquista di diritti civili: potersi fare una nuova famiglia, se la precedente era fallita; interrompere una gravidanza non voluta; il diritto agli anticoncezionali e perché si assicurasse una informazione (non ‘educazione’) sessuale; perché anche i diciottenni potessero votare; perché l’infame, orribile regime manicomiale venisse abolito; perché finalmente fosse varato un nuovo diritto di famiglia; perché non fosse obbligatorio prestare il servizio militare; perché fossero finalmente eliminati dai codici gli articoli eredità del fascismo; perché non si finisse in carcere per aver fumato uno spinello; perché non fosse reato o motivo di discriminazione con chi ognuno voleva amare e farsi amare…

 Qualcuno di noi borghesi’ che lottava per queste cose, veniva rimproverato: si trattava di diritti individuali e nonsociali’. Perché 500mila donne ogni anno uccise dalle pratiche abortive clandestine di mammane e ‘macellai’ non erano un qualcosa di ‘sociale’; e non era questione di classe che chi aveva il denaro potesse andare all’estero o abortire nelle cliniche private (spesso cattoliche) assistita dai ‘cucchiai d’oro’, mentre per le proletarie c’erano, appunto, le ‘fattucchiere’.

  Qualcuno di noi ‘borghesi’ ha pagato qualche prezzo, per quelle libertà ‘borghesi’ che tanti ‘rivoluzionari’ e illuminati disprezzavano.

  Qualcuno di noi ‘borghesi’, per essersi auto-denunciato per procurato aborto o aborto, venne denunciato, processato; a volte arrestato; e si trovò la casa perquisita dalla Digos, alla ricerca di ‘materiale interessante’.

  Poi, dopo il fragoroso NO all’abrogazione della legge Fortuna-Baslini sul divorzio, il non meno fragoroso NO all’abrogazione della legge 194…

  Qualcuno di noi (non tutte, non tutti) è rimasto ‘borghese’, e si ostina a continuare quelle battaglie per le disprezzate libertà ‘borghesi’. Quei diritti, quelle libertà così irrise da tanti ‘rivoluzionari’ e da tanti reazionari, oggi proprio da loro vengono maggiormente usate: sono loro i primi che ne beneficiano. Qualcuno di noi, oggi, sorride divertito.

Il secondo anniversario che merita di essere ricordata: cinque anni fa, oggi, ci lasciava Marco Pannella. Ricordate la storia del calabrone? Si dice che non potrebbe, non dovrebbe volare, sfida le leggi della gravità. Non è vero. “Semplicemente” l’entomologo francese Antoine Magnan, quando enuncia la teoria di questo “assurdo”, sbaglia i calcoli. Li rifà, e scopre l’errore. Lo ammette, ma la ‘leggenda’ resiste, perché la credenza è suggestiva, la smentita molto meno.

  Morto Pannellatanti vaticinano che la sua morte coincide con quella del Partito Radicale di cui è cuore, cervello, anima. Il calabrone radicale però è ancora vivo. Gracile, fragile, debole; ma vivo. Determinato, raccoglie l’eredità politica, il patrimonio culturale e ideale di Pannella; in particolare le battaglie per cui si è battuto allo spasimo: il diritto umano e civile alla conoscenza; la ‘giustizia giusta’, per tutti e ciascuno, che affascina personaggi come Leonardo Sciascia ed Enzo Tortora; la nonviolenza coniugata al diritto.
  Un patrimonio di valori non tanto da gestire, piuttosto da condividere, in senso letterale: partecipazione a un progetto, una tensione d’insieme: l’unione di ‘bruniana’ memoria, ricordata dal filosofo Aldo Masullo. Un quotidiano proporre quel ‘vecchio’ motivo che un giovanissimo Pannella contrappone a uno smaliziatissimo Palmiro Togliatti: “Unione laica delle forze”, in luogo dell’“unità delle forze laiche”.

  Unfareche si concreta oggi in alcune iniziative referendarie sulla Giustizia, che a quanto pare potranno avvalersi del sostegno e dell’adesione della Lega di Matteo Salvini. «Dobbiamo resistere», dice il segretario radicale Maurizio Turco, «alla ulteriore degenerazione e putrefazione della democrazia italiana. La richiesta di referendum va in questo senso».

  Dite che questi radicali pannelliani senza ’se’ e senza ‘ma’, sono ambiziosi, velleitari? Forse; ma non è la prima volta che, a dispetto di ogni pronostico, riescono a far saltare il banco (s)partitocratico. Da sempre conoscono il ‘sugo del sale’: hanno una ‘visione’ che va al di là di una sia pur astuta gestione di un precario ‘esistente’. Hanno fatto loro il salveminiano ‘non mollare’; lo coniugano con il paolino ‘Spes contra Spem’. Si traduce in quell’aforisma di Henri Bergson che per Pannella era un manifesto di vita: «La durata è la forma delle cose». Chissà: potranno forse cominciare a spuntare i primi germogli di una lunga, lenta, faticosa semina; quel necessario vaccino da opporre ai veleni di cui un po’ tutti si è vittime.

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