mercoledì, Agosto 4

Recuperare credito insieme

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Un dato come quello dei circa tredici miliardi di bollette insolute, sebbene sia in diminuzione rispetto agli anni precedenti, va letto insieme alla crescita dei crediti finanziari da recuperare, sintomo di un progressivo indebitamento e dunque segnale di un paese allo stremo, che è costretto a indebitarsi, ma nonostante i tassi favorevoli non ce la fa comunque a rientrare, perché il lavoro nel Paese non crea sufficiente crescita economica. “Una società civile in un momento così non dovrebbe lasciarsi sfuggire l’occasione di attivare un ammortizzatore sociale, che lo Stato non può creare”, sostiene il presidente dell’Oic, che rilancia la proposta presentata in parlamento di creare un fondo di solidarietà per alcune categorie di crediti insoluti. Con un contributo sulle bollette del 4-5%, suddiviso tra il cliente, che nemmeno se ne accorgerebbe e l’azienda che potrebbe giovare di una defiscalizzazione, si potrebbe costituire uno strumento finanziario in grado di far fronte all’emergenza di parecchie famiglie che non riescono a pagare bollette e conguagli troppo onerosi, provvedendo sia al pagamento degli interessi passivi della dilazione (molto convenienti in questo momento), sia ad eventuali insolvenze dovute a casi particolari come il decesso di uno o più portatori di reddito in una famiglia. “E’ chiaro che le casistiche possono essere le più varie, dalla disoccupazione improvvisa ai casi di malattia più gravi” spiega ancora qualche dettaglio Persici, “ma ci siamo fatti i conti e potrebbero intervenire addirittura le assicurazioni”. Volendo parafrasare le grandi manovre finanziarie che il governo sta promuovendo in questi giorni per la messa in sicurezza del sistema bancario, assomiglierebbe un po’ ad un mini fondo Atlante per l’insolvenza a carico delle utilities. “Se facciamo un po’ per uno non ci cambia la vita”, semplifica Persici, “però guarda caso il fondo può cambiare la situazione”. Altro punto di una possibile riforma sarebbe un aggiornamento tecnico delle procedure di recupero telefonico, mediante l’obbligatorietà di registrazione delle conversazioni. Una sorta di moviola in campo, che secondo Persici, abbasserebbe drasticamente il livello di contenzioso acceso su questa modalità. Al di là della casistica abbastanza contenuta di mancato rispetto delle norme di tutela della privacy, ci sono, riferisce Persici, “troppi casi di maltrattamenti, ingiurie, dovuti a un’esasperazione generale, alimentata dalla crisi, che talvolta spinge i più furbi a perpetrare delle vere mistificazioni”. “La registrazione della telefonata obbligatoria, conservata secondo i termini del Codice di Protezione dei dati personali e messa a disposizione di chi ne faccia richiesta, sarebbe un deterrente per entrambi le parti”, ci spiega, “rendendo disponibile una verifica, in caso qualcuno voglia rigirare la frittata e azzerando il contenzioso”. Uno slalom dunque, tra furbi e persone in concreta difficoltà. Una capacità di discernimento da coltivare insieme al perseguimento del beneficio condiviso tra creditori e debitori. La casistica degli anni passati purtroppo non ha certo lesinato una serie di pratiche scorrette da parte degli addetti al recupero dei crediti. Senza scomodare il vecchio clichè dello ‘spezzapollici’ interpretato da Sylvester Stallone, riapparso nelle more del processo romano di ‘Mafia Capitale’ o il picchiatore nuovo di zecca portato sul grande schermo da Pierfrancesco Favino in ‘Senza nessuna pietà’, il volto poco conciliante di quest’attività rimane il profilo più diffuso. Si va dal pressing asfissiante che resta la tecnica preferita, alle mistificazioni di segno opposto sulle reali possibilità coercitive in fase stragiudiziale, che è bene ricordarlo, giammai possono attivare procedure esecutive, come spesso tentano di far credere gli addetti al recupero, con terminologia falsa e toni minacciosi. Spesso e volentieri non vengono fornite le informazioni adeguate sul debito trattato e talvolta mancano addirittura i presupposti dell’indebitamento. Purtroppo la latitanza delle istituzioni su questi temi insieme all’assenza di regole certe, ha creato quel terreno grigio dove i furbi si muovono a loro agio. Ma anche in questo caso non si può fare di tutta l’erba un fascio, “la formazione obbligatoria degli operatori”, e qui veniamo al cavallo di battaglia di Persici contro l’improvvisazione di questo mestiere, “deve essere fatta da un organismo pluralistico in cui partecipino tutti gli attori del film e svolgersi sotto la regolamentazione e il controllo del ministero più appropriato, che dopo tanti anni non è più quello dell’Interno, gravato da emergenze di sicurezza e di ordine pubblico sempre più pressanti, ma quello della Giustizia”, che ad emergenze da gestire, non ci sembra messo benissimo e che non garantirebbe, secondo alcuni, l’adeguato filtro contro le infiltrazioni malavitose in un’attività così delicata. “Non possiamo, come vorrebbero alcuni, lasciare tutto così com’é. Che discorso è, allora chiudiamo il Parlamento” cerca la provocazione Persici con un’iperbole, che di questi tempi peraltro, i nemici della riforma costituzionale vedono come una possibilità abbastanza concreta. “La mia volontà è quella di riportare tutti a uno stesso tavolo“, è il suo auspicio, “per vincere le resistenze lobbistiche e fare una riforma largamente condivisa“. Ad ascoltarlo alla Camera la settimana scorsa tra i politici c’erano Alessia Morani e Paolo Petrini del Pd, il sottosegretario alla Giustizia del Governo Letta, Giuseppe Berretta e il vice presidente della Commissione Attività Produttive alla Camera, Ignazio Abrignani di Ala, che potrebbe riproporre a breve un nuovo progetto di legge alla Camera. Naturalmente i dissensi non sono scomparsi. A partire da quelli presenti in alcune associazioni di consumatori, come l’Adusbef, che per bocca del suo presidente Elio Lannutti, oppone un asciutto disinteresse alle richieste dell’Indro di raccogliere un parere sulla riforma del settore del recupero crediti, considerato sempre e comunque un Golia da abbattere con la fionda di Davide. Eppure il momento di studiare tutti insieme un sistema condiviso e darsi nuove regole ci sembra non più rinviabile.

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