martedì, Giugno 22

Recuperare credito insieme

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C’è una sfera più piccola di crediti insoluti, che nessun fondo dal nome mitologico potrà mai prendere sulle proprie spalle. A fianco della mole proibitiva da oltre 350 miliardi di pagamenti rallentati, sospesi o definitivamente interrotti, che con le nuove regole europee hanno messo a repentaglio la patrimonializzazione adeguata del sistema bancario italiano, allineano oltre 40 milioni di pratiche affidate alle società di recupero crediti, per un importo complessivo pari nel 2014 a 56 miliardi. Una buona parte di questi sono crediti insoluti di natura finanziaria, derivanti proprio dal settore creditizio, che negli ultimi anni ha inaugurato la moda di un affidamento dell’intero processo, stragiudiziale e giudiziale, a strutture esterne. Al momento i crediti provenienti da banche e finanziarie sono circa 40 miliardi, ma considerati i trend -anch’essi in crescita- degli Npl da smaltire, nei prossimi anni dovrebbero affacciarsi anche i grandi fondi operativi sul mercato delle cartolarizzazioni, con affidamenti alle società specializzate nel recupero o addirittura con acquisizioni di società locali, come ad esempio la TRC, nata negli anni ’70 per il ‘credit collection’ in Italia del gruppo Diners e acquisita nel 2014 da uno degli operatori più brillanti sul mercato, la svedese Hoist Finance. In questi tempi di crisi il crescente peso nell’attività di recupero di pratiche finanziarie sta dando un forte input al settore, ma dall’altro lato ha complicato non poco l’attività, deprimendo il trend delle performance, il cui indice negli ultimi otto anni si è quasi dimezzato dal 31,3% al 17,2%, ed è facile che continui a diminuire sotto il peso di affidamenti crescenti di tale natura, senza un rapido reset delle procedure. Un rilevamento statistico, che nel nuovo rapporto Unirec in via di pubblicazione il 12 maggio prossimo, non dovrebbe presentare un’inversione significativa.


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Mentre però la via giudiziale presto potrà fare affidamento su strumenti che negli ultimi mesi il legislatore ha provveduto ad affilare, quella stragiudiziale resta ancorata alle modalità di un articolo del Decreto Regio n. 773 del 1931, che in oltre novant’anni è stato aggiornato soltanto da un paio di circolari ministeriali per ridefinire le competenze territoriali delle singole agenzie, la corretta tenuta del registro degli affari e il rispetto delle direttive europee in materia di riciclaggio e finanziamento del terrorismo. In buona sostanza siamo fermi all’Italia pre-repubblicana della licenza rilasciata dalla Questura di Polizia, secondo quanto previsto dall’articolo 115 del TULPS. Sulla questione privacy il punto di riferimento è il Codice di Protezione dei Dati Personali, istituito con il dl n.196 nel 2003 e novellato da un provvedimento dell’Authority di Garanzia il 30 novembre 2005. Qualsiasi tentativo di proporre una riforma generale del settore non ha ancora trovato gli adeguati riscontri, prima nel 2011 con un disegno di legge presentato alla Camera dall’onorevole Maria Rosaria Rossi e successivamente ripresentato dalla parlamentare azzurra con qualche modifica nella legislatura seguente, stavolta al Senato, dove langue dal 2014. La principale associazione di categoria, la Unirec, ha preso ufficialmente le distanze da questi tentativi di riforma, giudicati non condivisi a sufficienza, ma è possibile che l’atteggiamento di ostilità fosse dovuto allo scotto di una battaglia politica, consumata al suo interno. Uno dei past president dell’associazione ed ex consorte di Maria Rosaria Rossi, Antonio Persici, cominciò a parlare della necessità di una riforma generale o quantomeno di rivedere i rapporti con il Ministero degli Interni, riscontrando fin da subito -secondo quanto ha raccontato a l’Indro– le spaccature tra le varie associazioni di consumatori e le diverse correnti nell’associazione, che lo portarono alle dimissioni con un leggero anticipo rispetto alla scadenza naturale del mandato. I giudizi poco edificanti dei suoi successori verso i disegni di legge presentati dalla Rossi, assumono così una probabile continuità di quello scontro politico, consumato in associazione, dalla quale Persici ha preso le distanze, ricominciando a lavorare in maniera costruttiva con la sua nuova creatura, l’Osservatorio Imprese e Consumatori (Oic), un centro studi che la settimana scorsa ha presentato alla Camera il nuovo Vademecum del Garante della Privacy per un corretto Recupero dei crediti e riportato alla presenza di istituzioni, politici di ogni schieramento, aziende e associazioni di categoria, tutte le proposte di riforma del settore. “L’unica strada possibile è quella che si percorre insieme verso il bene comune, l’equità e la giustizia”, ci dice Persici, rispolverando subito lo slogan usato la settimana scorsa a Montecitorio. “Vogliamo una legge, che non sia soltanto nell’interesse del creditore, ma tuteli anche il debitore”, spiega, sottolineando soprattutto che, “bisogna aiutare chi in questo momento non ce la fa”.

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