domenica, Settembre 26

Recovery Fund: transizione ecologica, il rischio del Greenwashing Aziende, governi e singoli utilizzano l’ambiente solo per ‘lavarsi nel verde’ e cioè fare pubblicità a sé stessi sfruttando le grandi aspettative sull’ecologia

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Se si sa un’occhiata alla ripartizione del Recovery Fund ci si accorge subito che la somma più cospicua, cioè 68,6 miliardi di euro pari al 30,9% è destinata alla ‘Rivoluzione verde e transizione ecologica’ mentre, stranamente, la voce ‘salute’ è all’ultimo posto con solo 18,5 miliardi di euro pari all’ 8,3%.

Ieri il Ministro dell’Ambiente, che ora si chiama appunto della ‘Transizione Ecologica’, ha ringraziato l’ex premier Giuseppe Conte per averlo istituito, ma le organizzazioni ambientaliste stanno criticando ed il leader dei Verdi, Angelo Bonelli, ha scritto che nel PNRR “vi è una forte riduzione del trasporto pubblico e un ruolo centrale di Eni con l’idrogeno a gas: alla faccia della transizione ecologica. Riduzione fondi alla ricerca pubblica e inconsistenti investimenti sulla depurazione e sulla dispersione delle reti idriche” e che a manca la legge sul consumo di suolo e la legge su stop immatricolazioni auto diesel e benzina come già deciso da paesi europei come Francia, Norvegia, Gran Bretagna” concludendo che il rischio del greenwashing nel PNRR è del tutto evidente.

Ricordiamo che con questa parola inglese si intende un fenomeno per cui aziende –ad esempio quelle di moda-, governi e singoli utilizzano l’ambiente solo per ‘lavarsi nel verde’ e cioè fare pubblicità a sé stessi sfruttando le grandi aspettative sull’ecologia.

Gli esperti di marketing si sono accorti che un prodotto si vende meglio se è associato alle tematiche ambientali.

In effetti, l’istituzione del super Ministero ha tradito le aspettative fin dall’inizio perché non ha compreso il Ministero delle Infrastrutture e quello dello Sviluppo Economico, come invece si era annunciato in un primo tempo.

Il fatto poi che si siano convogliate si di esso le risorse più cospicue del Recovery Fund fa pensare. Il nuovo ministro, Roberto Cingolani, è uno scienziato noto, un fisico che si occupa di tecnologia ed ha il gravoso compito di coordinare anche un gruppo di indirizzo e controllo sui tanti denari in arrivo.

Tuttavia di tale struttura si sono perse le tracce ed è importante sapere fin da subito quando sarà istituita, chi ne farà parte, ma soprattutto, che programma avrà e come intenderà impiegare questo mare di soldi. Già in passato si è utilizzato l’ambiente solo come comodo schermo per coprire altri interessi che, magari, sono proprio in opposizione all’ecologia.

Il punto debole infatti potrebbe essere proprio la tecnologia che, se da un lato è certamente una risorsa, dall’altro va vigilata perché dietro ci sono spesso multinazionali che ne fanno un cavallo di troia per rientrare in gioco.

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Sull'autore

Giornalista professionista e scrittore. Laureato in Fisica. E’ stato anche deputato della Repubblica.

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