sabato, Novembre 27

Recovery fund, la carica dei 300 … E Merkel sta a guardare Non abbiamo uno straccio di programma ma un esercito di esperti che non si capisce che faranno. Siamo sul filo del rasoio di un possibile cambiamento di regime politico, troppo grandi per fallire, ma anche troppo alla canna del gas, economicamente e amministrativamente, per non essere facilmente ‘comprati’

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Le vicende convulse e spesso tragicamente ridicole legate all’epidemia, oltre a mettere in luce in maniera impietosa l’inefficienza, o meglio, l’inesistenza di una capacità amministrativa e di programmazione degne di questo nome -con gli aspetti che se non fossero tragici sarebbero comici della incapacità della super Regione Lombardia di somministrare non solo le cure contro il Covid-19 (aspetto ancora qualche solerte PM che ci faccia sapere se e quante volte i medici, per forza o per incapacità, hanno ‘scelto’ chi lasciare morire … una cosa che solo a scriverlo mi riempie di vergogna e di rabbia), ma il vaccino contro l’influenza che io, a Napoli (!), ho fatto tranquillamente e gratuitamente grazie al mio medico di base; delle ridicole scene da teatro dei pupi di un Luca Zaia senza congiuntivi e con auto-tamponi infilati fin nel cervello (o almeno nella cavità in cui dovrebbe essere); del conflitto da cortile tra l’aspirante sceriffo De Luca e l’ex magistrato De Magistris intenti a farsi i dispetti e a fare affollare lo stadio per Maradona; e infine della dissoluzione della civiltà mostrata dall’intero nostro Paese (perché è l’Italia interna che paga per ciò che è successo) in Calabria con il patetico arrivo di Gino Strada in soccorso non si sa di che- hanno fatto passare in secondo piano l’evidente assenza di qualsiasi non solo capacità ma volontà di programmare un futuro per questo povero Paese in procinto (sperano a Roma) di essere investito da un fiume di denaro, in grandissima parte da restituire, denaro su cui molti, moltissimi, hanno puntato gli occhi per arraffarselo.

Ci si avvicina sempre di più alla scadenza per la presentazione di un piano per il Recovery fund che sia accettabile da parte della UE, e sempre più evidente è la completa assenza nonché di un piano, della coscienza della necessità di averlo. Anzi, assistiamo a rispostacce arroganti e sprezzanti di un certo Giuseppe Conte – pochette che suppone di essere il Presidente del Consiglio dei Ministri, che definisce ‘fake news’ (hai visto mai che uno parla in italiano, macché!) quelle circa la mancanza di un piano degno di questo nome, ma poi non lo fa vedere, anzi, dice (e ci vuole una faccia di bronzo degna di miglior causa) che è segreto -se no chi sa che succede. Ma poi, a dimostrazione che non esiste, ci fa sapere (forse) che i piani saranno gestiti dall’ennesima cabina di regia a Palazzo Chigi, ovvero dal comitato interministeriale per gli Affari europei, composto da tre persone, ovvero, pare, pochette in prima persona, Roberto Gualtieri e Stefano Patuanelli (Patuanelli? Sì Patuanelli … Patuanelli, ma allora perché non Toninelli?), però col valido aiuto di Vincenzo Amendola (forse, boh!), di seimanager’ (e cioè?) e di 300esperti’ … la carica dei seicento!

Sia come sia, il piano finora non c’è, anche se, come dicevo ieri, Ursula von der Leyen, finge di credere che noi siamo capaci di farlo, grazie alla Bocconi! Non solo, ma nel frattempo, il nuovo debito italiano ha raggiunto cifre iperboliche, anche maggiori forse di quelle che ci potrebbero arrivare da Bruxelles e che finora si sono sprecate in interventi a pioggia e in improbabili ‘ristori’ -termine avvocatesco per dire rimborsi per i mancati guadagni, chi sa come documentati, visto che si tratta di quelle categorie di persone che notoriamente non pagano le tasse, se non in maniera infima, e assumono quasi solo in nero, ecc. E come se non bastasse, le pressioni per eliminare e non fare pagare le tasse, dell’anno scorso quando il Covid-19 non c’era, aumentano e aumenta la pressione anche per una sorta di mega condono fiscale ed edilizio, al quale il Governo comincia a strizzare l’occhio. Vedrete che alla fine qualcosa verrà fuori: si potrebbe almeno legarlo che so, al risparmio energetico, all’innovazione tecnologica, ma figuriamoci, ci vorrebbe capacità di programmazione, e quindi meglio non pensarci nemmeno.

Sta in fatto che sul piano operativo, il nostro Paese appare sempre più una palla al piede dell’Europa, tanto più che l’Europa in questo momento è a un passaggio decisivo: la signora Angela Merkel non vuole lasciare la Presidenza UE senza avere raggiunto i risultati voluti.
La signora Merkel, significa la Germania e la sua potenza economica, che vuole assumere stabilmente una posizione egemone in Europa, cosa facilitata dalla crisi, dalla debolezza della Francia e dalla inesistenza dell’Italia. E in Germania, dove fanno le cose perbene, le elezioni sono già fissate per Settembre 2021. Io comincio a pensare seriamente che la signora Merkel, visto le cose come stanno, e vista la fuga di AKK (Annegret Kramp-Karrenbauer), pensi di non ritirarsi più … la Germania, secondo me, rischia l’implosione e Jens Weidmann sta sempre lì a fare danni in nome della Bundesbank.

L’Europa, poi, si trova ad un altro passaggio molto delicato: quello della garanzia dello stato di diritto. Non ne parla nessuno in Italia, Governo incluso, figuriamoci, eppure si tratta di un passaggio molto importante. Il principio, è quello dell’articolo 2 del Trattato UE, se le istituzioni europee, e quindi la signora Merkel, volessero realmente combattere le brutture autoritarie in atto nei Paesi dell’Europa dell’est, potrebbero mettere in campo le procedure dell’art. 7, che permetterebbe all’Europa di mettere, per dir così, sotto accusa quei Paesi, escludendoli, alla fine del procedimento, dal voto, come si cercò di fare per l’Austria e arrivò ad un passo dal concludersi negativamente per l’Austria, che poi la ‘sfangò’ per un pelo! Anche se oggi Sebastian Kurz è l’erede di quella roba.

Ma ciò non accade in quel caso, e almeno finora non è accaduto. E, a mio parere, sarebbe venuto il momento di chiedersi perché. E, credo, il perché è la signora Merkel, che ha capito una cosa fondamentale: e cioè che l’Europa, anche per sua colpa, è troppo grande. Al di là della comunanza di cultura e di tradizioni, vi sono troppe differenze di struttura e di capacità economiche tra l’Europa occidentale e quella orientale e, ora, anche balcanica. E la Germania ne sa qualcosa, con i problemi immensi che ha creato l’unificazione, ancora oggi lontanissima dall’essersi conclusa. Che voglia immaginare un’Europa con una moltiplicazione di Paesi sottosviluppati, francamente non lo credo. E quindi non escluderei che si pensi seriamente sfruttare ladebolezza democraticadell’Europa dell’Est offrendole di fare parte di una Europa a due velocità, che relegherebbe quei Paesi in una sorta di limbo politico, in cambio di sussidi economici, in attesa di tempi migliori. Sarebbe quella parte dell’Europa un comodo serbatoio di manodopera a basso costo. Non so se qualcuno pensi qualcosa del genere, ma francamente non lo escluderei. Avrebbe anche un senso, cinico, ma razionale. E non ci sarebbe nulla da decidere, e quindi niente ricatti e timidezze al momento dei voti.

Ma i problemi della signora Merkel non sono finiti qui. Perché il problema dell’Italia è, forse, anche maggiore. Per due motivi. Primo, anche l’Italia vive sul filo del rasoio di un possibile cambiamento di regime politico -i progetti di Renzi e stellini sono lì. Del resto, se il Governo continua così, le prossime elezioni le vince la destra. E la destra in Italia è Salvini e Meloni, cioè l’assenza di democrazia, che farebbe presto ad allearsi agli stellini in formato Di Battista-Grillo-Casaleggio, magari … con presidente Conte -tanto quello va sempre bene! Guardate che una vecchia volpe, benché rognosetta ma fa nulla, come Silvio Berlusconi lo ha ben capito, e ha ben capito che nel caso la prima vittima sarebbe lui, e cerca di impedire che la cosa accada dando una mano al Governo, dove, essendo quello che sono, manco lo hanno capito … -del resto con Giggino!

Inoltre -e arriviamo al secondo problema-, in termini economici, l’Italia è vero che è troppo grande per fallire, ma è anche troppo alla canna del gas, economicamente ma specialmente amministrativamente, per non essere facilmentecomprata’. Per dirla con Ricolfi, per essere trasformata in un Paese di sussidi. Questo Governo, credo, ormai a questo punta: di politica non sa e di politica economica, cioè di progetti, di ‘visione’, non ne ha traccia.
Certo, in teoria (e sarebbe anche una cosa urgente da fare) Conte & co., potrebbero essere sostituiti, visto che sono chiaramente incapaci. Goffredo Bettini lo dice un giorno sì e l’altro pure (a beneficio di chi è ancora tutto da capire), ma poi dice che ha scherzato, e Nicola Zingaretti, ormai, mi sembra fuori gioco, o almeno frastornato, tra Dario Franceschini che scopre reperti archeologici, Andrea Orlando che finge di avere progetti, la fronda violentissima di un Matteo Renzi alla canna del gas, Carlo Calenda che vuole fare il sindaco a Roma. Zingaretti, secondo me, pensa di lasciare tutto com’è, di mettere le mani su un po’ dei trecento inutili esperti, magari fare votare la Raggi e vivacchiare, in attesa … di che? Già di che? Siamo seri, su!

I pochi, pochissimi uomini di un qualche valore che abbiamo in Italia, sono o troppo vecchi o, secondo me, indisponibili a fare’, perché dovrebbero governare nel deserto, da soli e per di più sono il bersaglio dei siluri quotidiani di Conte e di Renzi. Comunque, secondo me, persone di valore (seppure troppo poco di competenze universalistiche per così dire) come Mario Draghi, Carlo Cottarelli, lo stesso Pierluigi Bersani, Tito Boeri e forse pochi altri (ma non mi vengono in mente molti nomi, certo non Monti e i suoi armigeri) non potrebbero né vorrebbero mettersi al timone di una nave in piena tempesta e senza equipaggio.
E allora non resterebbe che quello che ho definito il capolavoro della signora Merkel, che però a questo punto richiede lei in persona: lo ripeto, credo che sia ancora sul tappeto e non credo che a Carlo Bonomi e Maurizio Landini dispiacerebbe. Ma dunque, la Merkel dovrebbe restare in campo (che non vuol dire necessariamente alla cancelleria) perché, credo, senza la signora Merkel l’Europa andrebbe a remengo e con essa la Germania, e il Presidente USA è cambiato e Joe Biden ha bisogno di una Europa collaborativa. Perfino Recep Tayyip Erdogan sembra averlo capito e ricomincia a blandire l’Europa. Col fucile in mano restano solo gli israeliani, ma quelli hanno la bomba atomica e vanno ‘trattati’ a parte: già hanno fatto gli auguri di Natale a Biden ammazzando lo scienziato iraniano, nella settimana della Hanukkah, un tantino in anticipo!

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.

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