martedì, Agosto 3

Recovery Fund: come mai la Sanità è fanalino di coda? Si punta su tutto il resto che, se pur importante nel lungo periodo, non è prioritario in questo momento

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Sta per arrivare una valangata di denaro dalla UE sotto forma del famoso Recovery Fund di 196,5 miliardi di euro (209 miliardi di euro con altri fondi integrativi). L’Italia è il Paese che beneficerà della somma maggiore essendo stato il primo e più colpito dall’epidemia. La ripartizione è la seguente:

digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura (46,3 miliardi di euro)
rivoluzione verde e transizione ecologica (69,8 miliardi di euro)
infrastrutture per una mobilità sostenibile (31,9 miliardi di euro)
istruzione e ricerca (28,4 miliardi di euro)
inclusione e sociale (27,6 miliardi di euro)
salute (19,7 miliardi di euro)

Sono somme ingenti che possono cambiare per decenni lo sviluppo del nostro Paese. Come si può vedere, l’anomalia è la sanità che è fanalino di coda.

Non si riesce veramente a capire la ratio di questa scelta, visto che non solo siamo in piena pandemia, ma che anche per il futuro le risorse per la sanità saranno assolutamente strategiche.

Invece di utilizzare questo fiume di denaro comunitario per rafforzare il punto più debole, dopo decenni di tagli indiscriminati, si punta su tutto il resto che, se pur importante nel lungo periodo, non è prioritario in questo momento.

Occorre assumere personale medico, occorrono soldi per i vaccini, occorre aumentare il numero di posti letto ed invece vengono date briciole.

Qualcuno diceva che a pensar male si fa peccato, ma quasi sempre ci si prende. Solo in Italia potevano destinare la somma più bassa all’emergenza del secolo. Per questo siamo ultimi in Europa da anni e primi in tutte le classifiche negative.

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Sull'autore

Giornalista professionista e scrittore. Laureato in Fisica. E’ stato anche deputato della Repubblica.

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