martedì, Gennaio 18

Reciprocal Access Agreement: Australia e Giappone in assetto di difesa Giappone e Australia hanno firmato il Reciprocal Access Agreement (RAA), un accordo bilaterale di difesa e sicurezza alla luce del deterioramento del contesto di sicurezza nella regione indo-pacifica. Convitato di pietra: la Cina

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Giappone e Australia, lo scorso 6 gennaio, hanno firmato il Reciprocal Access Agreement (RAA), un accordo bilaterale di difesa e sicurezza che prevede, per la prima volta, l’addestramento militare condiviso, altre operazioni militari schierando le forze armate australiane in Giappone e giapponesi in Australia, e la condivisione di informazioni e la collaborazione tra la Guardia costiera giapponese e il Dipartimento degli affari interni australiano consentendo così una più stretta cooperazione marittina, e ponendosi come monito alla crescente assertività della Cina nella regione indo-pacifica, alla sua crescente potenza militare ed economica di Pechino nella regione.
Il Japan-Australia Reciprocal Access Agreementsi inquadra nel contesto del dialogo strategico Quad, che comprende Giappone, Australia, Stati Uniti e India, volto ad un lavoro comune su preoccupazioni condivise sulla Cina nella regione indo-pacifica. E sempre in contesto Quad, Australia e Giappone hanno in programma di discutere le opportunità per rafforzare le partnership governative e commerciali su energia pulita, tecnologie e materiali critici.

L’accordo ha concluso più di un anno di colloqui tra Giappone e Australia volti ad abbattere le barriere legali per consentire alle truppe di un Paese di entrare nell’altro per l’addestramento e altri scopi militari. Ed è stato immediatamente definito come ‘storico’, è, infatti, il primo del suo genere per il Giappone, e segna un passo avanti in una relazione che viene spesso definita una ‘quasi alleanza’.
Si aggiunga che l’Australia ha anche lanciato un programma di commercio di idrogeno pulito con un impegno iniziale di 150 milioni di dollari che inizierà con l’esportazione di idrogeno pulito in Giappone. Ciò accelererà, secondo il governo australiano, lo sviluppo di un’industria australiana di esportazione dell’idrogeno che può essere un fornitore privilegiato per il Giappone e la regione nel suo insieme.

Il Primo Mnistro australiano, Scott Morrison, ha commentato: «Il Giappone è il nostro partner più stretto in Asia, come dimostrato dalla nostra speciale partnership strategica, l’unica partnership di questo tipo in Australia. Una partnership equa, una fiducia condivisa tra due grandi democrazie impegnatenello stato di diritto, nei diritti umani, nel libero scambio e in un Indo-Pacifico libero e aperto». Sottolineatura confermata dal Primo Ministro giapponese, Kishida Fumio. E l’ambasciatore del Giappone in Australia, Yamagami Shingo, ha affermato che «alla luce del deterioramento del contesto di sicurezza, ciò che Giappone e Australia possono fare insieme è prima di tutto aumentare la deterrenza».
Morrison ha affermato che l’accordo «costituirà una parte importante della risposta dell’Australia e del Giappone all’incertezza che ora affrontiamo e sosterrà un impegno maggiore e più complesso nell’operabilità tra l’Australia Defence Force e le Japan Self-Defense Forces». E ha definito il patto un «momento cruciale per l’Australia e il Giappone e per la sicurezza delle nostre due Nazioni e del nostro popolo».

Sebbene la Cina non sia stata menzionata, il significato anti-cinese dell’accordo è implicito.
Malcolm Davis, analista senior presso l’Australian Strategic Policy Institute (ASPI) -think tank autraliano di politica strategica e di difesa finanziato dai governi di Autralia e USA e da appaltatori militari- ha affermato che l’accordo riconosce l’importanza di stabilire solide partnership di difesa per scoraggiare una Cina sempre più aggressiva. «Il Giappone si sta staccando dai suoi vincoli costituzionali del dopoguerra sull’uso della forza militare perché Tokyo riconosce le sfide che sta affrontando dalla Cina. C’è una disputa territoriale tra Cina e Giappone … e, cosa più significativa, c’è una crescente preoccupazione che la Cina possa fare una mossa su Taiwan nei prossimi anni». E c’è da ricordare che l’Australia, lo scorso anno, ha firmato l’accordo AUKUS con gli Stati Uniti e la Gran Bretagna, che si sono entrambi impegnati ad aiutare l’Australia ad acquisire sottomarini a propulsione nucleare.

Le relazioni dell’Australia con la Cina, il suo più grande partner commerciale, si stanno inasprendo, in particolare dopo che, nel 2020, l’Australia è stata che i Paesi che hanno chiesto che investigatori indipendenti entrassero a Wuhan per sondare le origini del Covid-19, a seguito della quale Pechino ha inflitto una serie di rappresaglie commerciali, comprese tariffe paralizzanti su orzo e vino australiani, bloccando le spedizioni di carbone. E ora l’Australia è tra i Paesi che boicotteranno le Olimpiadi invernali cinesi. E anche i legami del Giappone con la Cina si sono raffreddati a causa del giro di vite di Pechino su Hong Kong e crescono le preoccupazioni giapponesi per le tensioni nello stretto di Taiwan.
La reazione di Pechino è stata, come lo fu in occasione di AUKUS, particolarmente stizzita. Gli accordi tra i Paesi dovrebbero promuovere la pace e «non prendere di mira terze parti», ha detto commentato il portavoce del Ministero degli Esteri cinese, Wang Wenbin. «Il Pacifico è abbastanza vasto, c’è abbastanza spazio per lo sviluppo condiviso per tutti», ha detto, aggiungendo che la Cina spera che le persone non «causino problemi» nella regione.

Oggi, più che in qualsiasi momento dalla fine della guerra del Vietnam, «c’è una maggiore probabilità di grandi conflitti nella regione indo-pacifica», affermava, lo scorso aprile 2021, l’Australian Strategic Policy Institute. E aggiungeva, «la fonte di instabilità e tensione nella nostra regione è lo Stato cinese sotto Xi Jinping e il suo uso del People’s Liberation Army» Ora, l’analisi dell’accordo che fa l’ASPI -ovvero il governo di Autralia e Stati Uniti-, attraverso il suo Direttore esecutivo, Peter Jennings, ex vicesegretario alla strategia del Dipartimento della Difesa australiano, è molto promettente. L’accordo, afferma Jennings, «è una potente espressione di come due democrazie che la pensano allo stesso modo possono cooperare per plasmare i risultati della sicurezza regionale. Il messaggio alla regione è che abbiamo opzioni migliori che semplicemente tremare e obbedire ai desideri di Pechino».
Il think tank spiega concretamente come si tradurrà l’accordo. «Con le specifiche concordate su come possiamo accedere alle strutture militari dell’altro, accesso sicuro ai porti, diritti di atterraggio, supporto logistico, accordi di sicurezza e regimi legali, dovremmo aspettarci che ci sarà un’espansione della cooperazione militare pratica». «Ciò potrebbe significare che vedremo il personale delle forze di autodifesa giapponese in numero significativo esercitarsi e addestrarsi con le loro controparti australiane e i marines statunitensi fuori da Darwin. Gli F-35 giapponesi potrebbero accedere ai nostri poligoni di addestramento per esercitarsi in missioni via terra, i sottomarini e le navi da guerra australiani potrebbero operare dalle basi militari giapponesi, le nostre forze speciali potrebbero sviluppare competenze insieme lavorando con i partner del sud-est asiatico».

Peter Jennings spiega poi gli interessi, le priorità delle due Nazioni per questo accordo. «Come Canberra, Tokyo si rende conto che possiamo esercitare una maggiore influenza sulla sicurezza regionale lavorando insieme piuttosto che separatamente. Il sud-est asiatico è una zona strategica vitale sia per l’Australia che per il Giappone. La Cina è impegnata in uno sforzocompleto, ma finora infruttuoso, per allontanare i membri dell’ASEAN», l’Association of South-East Asian Nations, «dalle democrazie mondiali e per indebolire la loro cooperazione regionale. Allineando i nostri sforzi diplomatici nel sud-est asiatico, rafforziamo le nostre possibilità di impedire a Pechino di trasformare la regione in una serie di Stati clienti isolati».
«Un secondo interesse condiviso da Australia e Giappone è quello di assicurarci di mantenere gli Stati Uniti impegnati nell’Indo-Pacifico.Washington vuole che i suoi alleati intensifichino i propri sforzi per la sicurezza. In questo caso, Australia e Giappone stanno scegliendo il self-help rispetto al free riding dell’alleanza. Più possiamo modellare un approccio diplomatico e di sicurezza allineato, più è probabile che gli Stati Uniti rimarranno coinvolti. Mentre l’obiettivo è mantenere gli Stati Uniti attivi nell’Indo-Pacifico, i politici australiani e giapponesi sono consapevoli del rischio che l’umore isolazionista di Washington possa aggravarsi. Se ciò accadesse, il rapporto Australia-Giappone diventa il fulcro della sicurezza contro l’autoritarismo».
«Un terzo interesse giapponese in Australia è la sua necessità di forniture energetiche garantite a lungo termine». Nel 2019-20, ricorda Jennings, «il gas naturale liquefatto», il GNL, «è stata la più grande esportazione dell’Australia in Giappone per poco più di 19 miliardi di dollari. Le esportazioni di carbone, sebbene pianificate di ridursi nel tempo, sono state di 14,3 miliardi di dollari, mentre l’idrogeno prodotto in Australia rimane una possibilità energetica futura. Il GNL, che ora rappresenta circa il 40% della produzione di elettricità del Giappone, rimarrà fondamentale per il Giappone nei prossimi decenni. I pianificatori australiani dovrebbero capire che ciò che è chiaramente essenziale per la sicurezza energetica del Giappone è qualcosa che dobbiamo proteggere. Non sfugge a nessuno a Tokyo che l’impianto Inpex LNG sia adiacente al porto di Darwin, affittato per 99 anni dalla società cinese Landbridge».

Peter Jennings si concentra poi sui limiti e le prospettiva del Japan-Australia Reciprocal Access Agreement. «L’accordo di accesso reciproco è un accordo a livello di trattato ma non offre risposte di sicurezza reciproca come il Trattato ANZUS del 1951», l’Australia, New Zealand, United States Security Treaty, «se uno dei due Paesi è minacciato. Il Giappone dovrebbe essere invitato ad essere un alleato formale di ANZUS. Probabilmente non accadrà presto. Non è chiaro se il Congresso degli Stati Uniti e la sempre imprevedibile Dieta giapponese sarebbero d’accordo su un nuovo accordo formale di alleanza. Il Trattato ANZUS consente agli alleati (ora gli Stati Uniti e l’Australia dopo l’esclusione antinucleare della Nuova Zelanda dal trattato negli anni ’80) ‘di mantenere un rapporto consultivo con gli Stati … nell’area del Pacifico in grado di promuovere gli scopi di questo trattato e per contribuire alla sicurezza di quella zona’. Sarebbe prezioso per Canberra e Washington concordare una formale relazione consultiva ANZUS con il Giappone».

«Giappone, Australia e Stati Uniti non cercano lo scontro con la Cina», assicura Peter Jennings. E richiama, a dimostrazione di ciò, l’accordo commerciale, entrato in vigore il 1° gennaio 2022, il Regional Comprehensive Economic Partnership(RCEP), accordo di libero scambio nella regione dell’Asia Pacifica tra i dieci Stati dell’ASEAN (cioè Brunei, Cambogia, Indonesia, Laos, Malaysia, Myanmar, Filippine, Singapore, Thailandia e Vietnam) e cinque dei loro partner di libero scambio: Australia, Cina, Giappone, Nuova Zelanda e Corea del Sud. I 15 Paesi membri rappresentano circa il 30% della popolazione mondiale e del PIL, rendendolo il più grande blocco commerciale. «Il potenziale per tutti i Paesi della regione di beneficiare della cooperazione commerciale rimane enorme, ma la coercizione economica dell’Australia da parte di Pechino non suggerisce che la Cina stia cercando di cooperare. Di fronte a tale comportamento minaccioso, Australia e Giappone continueranno ad approfondire la cooperazione in materia di sicurezza, così come altri nella regione».

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