venerdì, Aprile 16

Reato di tortura, la legge indesiderata

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Il 27 giugno del 1987 entra in vigore la Convenzione contro la tortura e altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti, adottata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 10 dicembre 1984. L’articolo 1 recita: «Il termine ‘tortura’ indica qualsiasi atto mediante il quale sono intenzionalmente inflitti ad una persona dolore o sofferenze forti, fisiche o mentali».

Il grande valore umano e sociale di quella Convenzione sembra illuminare gli stati democratici introducendo almeno formalmente nuovi significati nei rispettivi ordinamenti. Anche l’Italia procede con l’autorizzazione alla ratifica e l’ordine di esecuzione nel novembre 1988. Ma diventa, quello, l’unico atto che il nostro Paese sarà in grado di compiere. Un anno dopo viene presentata la prima proposta di legge, dall’avvocato goriziano Nereo Battello, eletto al Senato nel Pci. La proposta non viene mai approvata e seguono, negli anni, varie iniziative per allineare l’ordinamento del Paese a quanto previsto dalla Convenzione Onu. Tra gli altri promotori si ricordano Franco Corleone, dei Verdi nel ’91; Silvio Berlusconi nel ’96; Fassino e Dini nel 2000. Nessuno dei progetti, però, giunge alla fine. Diversi anche i disegni di legge dimenticati durante il percorso.

Il termine tortura deriva dal latino tardo, tortura, propriamente ‘torcimento’, da torquere, ‘torcere’ e, come chiarisce l’enciclopedia Treccani, vuole indicare «l’azione di torcere le membra e, quindi, qualsiasi forma di coercizione fisica applicata a un imputato, più di rado a un testimone o ad altro soggetto processuale, allo scopo di estorcergli una confessione o altra dichiarazione altrimenti non ottenibile».

Quando si parla di tortura viene in mente il Medioevo. I giuristi del Trecento, Accursio, Baldo e Bartolo, sostennero questa pratica e la sua regolamentazione; famosa, poi era la tesi dell’inquisitore Bernardo Guidoni o Gui, come era chiamato dai francesi, che ritroviamo ne ‘Il nome della rosa‘ di Umberto Eco. Secondo il domenicano, la sofferenza induceva a riflettere. Nei secoli la pratica trova varia e vasta applicazione, anche grazie ad appositi manuali. Ma è sconvolgente constatare quanto sia vicino ai nostri giorni quel Medioevo. Nel mondo si continua a torturare. Amnesty International denuncia che solo nel 2014, ancora in 79 paesi è stata praticata la tortura e che tra il 2009 e il 2014, crudeltà, maltrattamenti e torture sono state registrate in più di 140 Paesi.

In quadro del genere ci sono, poi, Paesi come l’Italia dove a distanza di quasi 30 anni dalla Carta dell’Onu, ancora manca una legge che introduca il reato di tortura. Associazioni come Amnesty, Antigone, Acat e poi anche molti parlamentari e giuristi auspicano che si arrivi al più presto ad approvare in via definitiva il testo attualmente fermo al Senato. Si tratta di un disegno di legge presentato il 19 giugno 2013, primo firmatario Luigi Manconi, senatore Pd, già approvato dal Senato in prima lettura il 5 marzo 2014. L’esame alla commissione Giustizia della Camera è cominciato il 6 maggio 2014 e si è concluso il 19 marzo 2015. Il 23 marzo 2015 si è tenuta la discussione generale alla camera con il voto degli emendamenti e la Camera lo ha approvato il 9 aprile scorso con 244 voti favorevoli, 14 contrari e 50 astenuti, dopodiché il testo, con tutte le modifiche, è tornato al Senato dove è praticamente fermo.

Sulle modifiche non sono mancate le critiche. Lo stesso Manconi, definiva mediocre il testo dopo i cambiamenti effettuati, ma metteva in guardia chi ipotizzava ancora rimandi: “Dobbiamo sapere che se questo disegno di legge non venisse approvato così com’è oggi” avvisava Manconi, “è altamente probabile che per i prossimi cinque anni, e forse più, il reato di tortura rimarrà fuori dal nostro ordinamento”.

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