martedì, Agosto 3

Re Matteo

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«Felice il Paese che non ha bisogno di eroi», replica Galileo all’allievo deluso che sbotta in un «Unglücklich das Land, das Helden nötig hat», «Sventurata la terra che ha bisogno di eroi», dinnanzi all’abiura delle proprie idee strategicamente decisa dallo scienziato per “sopravvivere” alle pressioni della Chiesa romana. È Bertolt Brecht in Leben des Galilei, (Vita di Galileo), all’ epica Scena 13 (Il capolavoro del drammaturgo tedesco viene riproposto in questi giorni da Gabriele Lavia, che ha appena debuttato a Torino riprendendo la messa in scena del 1963 di Giorgio Strehler).

 

ancor più fortunato il Paese che non ha bisogno di Re. Tipologia cui, certo, non appartiene il nostro infelice Paese, passato da Re Giorgio (Napolitano) a Re Matteo (Renzi). Che ha visto martedì 13 ottobre 2015, con l’approvazione definitiva da parte del Senato della Riforma Istituzionale e Costituzionale, il giorno della propria Incoronazione.

 

Dell’opera teatrale in questione si conoscono numerose versioni e revisioni. Le principali sono quelle danese, statunitense e berlinese, scritte tra il 1938 ed il 1956. Il testo, incentrato sulla vita dell’italiano, e pisano, Galileo Galilei, ha particolare focus sul processo a proprio carico da parte del Tribunale dell’Inquisizione e sulla sua ritrattazione. Si scopre ora una profetica ‘versione fiorentina‘, di incerta datazione, particolarmente dedicata a una figura che potrebbe identificarsi nell’italiano, e fiorentino, Renzi, con specifici riferimenti pure all’italiano, e napoletano, Napolitano. Nessuna abiura, anzi, da parte del protagonista, dei protagonisti, ma la volontà di essere, non eroi, ma Re. Una necessità del Paese, per carità di Dio, e come risposta al grido di dolore salito da tanta parte d’Italia: Aule Parlamentari, Base del Partito Democratico, Popolo delle Primarie, Urne elettorali… Praticando, a fin di bene, per carità di Dio, una sovranità pur non prevista nella Costituzione del suddetto, nostro Paese. E Strapaese. Che da ora potrebbe avere ancor meno freni, limiti, controlli.

 

Galileo, vissuto dal 1964 al 1642, fu fisico, filosofo, astronomo, matematico, ed è considerato il padre della scienza moderna. «La filosofia è scritta in questo grandissimo libro che continuamente ci sta aperto innanzi a gli occhi (io dico l’universo), ma non si può intendere se prima non s’impara a intender la lingua, e conoscer i caratteri, ne’ quali è scritto. Egli è scritto in lingua matematica, e i caratteri son triangoli, cerchi, ed altre figure geometriche, senza i quali mezi è impossibile a intenderne umanamente parola; senza questi è un aggirarsi vanamente per un oscuro laberinto». Lo scrive nel suo ‘Saggiatore‘, al Sesto Capitolo.

Ecco, appunto, impariamo. Impariamo a conoscere i caratteri, anche delle persone, ed i loro comportamenti, pregressi, attuali e, sopra tutto, di prospettiva. E magari impariamo a fare a meno, tanto per incominciare, di Re.

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