martedì, Aprile 20

‘Re Lear’ di Michele Placido al Piccolo Teatro di Milano Dal 24 febbraio all'8 marzo

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Dal 24 febbraio all’8 marzo viene proposto presso il Teatro Strehler del Piccolo Teatro di Milano Re Lear di Shakespeare, la cui regia pop e postmoderna è di Michele Placido e Francesco Manetti.

La vicenda è ispirata a un antico personaggio storico vissuto nell’VIII sec a.C, ma la tragedia di Shakespeare affonda le radici nella mitologia britannica.
Un vecchio re decide di spartire il proprio regno tra le sue tre figlie pur mantenendo l’autorità regale, in cambio le fanciulle devono dichiarare con un discorso l’amore che provano per il padre. Goneril e Regan, le maggiori, ottengono i regni promessi dopo aver manifestato con dichiarazioni esagerate e false i propri sentimenti per il padre, la piccola Cordelia invece si rifiuta di mentire e dichiara di non amare il padre più di quanto sia doveroso da parte di una figlia. Re Lear non comprende il sincero affetto che la giovane prova per lui e la disereda in favore delle altre due figlie, ma presto sarà costretto a ricredersi.
Nella tragedia è presente la trama secondaria del re Gloucester e dei suoi due figli, il legittimo erede Edgar e il bastardo Edmund, che spodesta con il fratello per ottenere il titolo. Gloucester considererà innocente Edmund e colpevole Edgar sino a quando non verrà accecato e cacciato.

La messa in scena, che dura due ore e quaranta, è un’opera postmoderna in cui l’antica tragedia shakespeariana è stata rielaborata in modo soggettivo.

La traduzione di Michele Placido e Marica Gungui ha prediletto un linguaggio moderno e diretto. Placido ha inoltre effettuato non poche modifiche, soprattutto per quanto riguarda l’aggiunta di battute di spirito che hanno provocato le risa del pubblico. La recitazione ha inoltre stravolto in significato del testo in vari momenti, come quando il matto “reppa” al cospetto di Re Lear o Goneril e Regan seducono Edmund. Michele Placito rivela: “La nostra è una versione pop nel senso migliore del termine. È un testo impegnativo con varie letture. Quella più immediata è dominata da forti emozioni, storie sentimentali e violenza, da sgozzamenti e accecamenti ma anche da un eros scatenato. Ma nel dramma, che durerebbe più di quattro ore, ci sono anche riferimenti a leggende e a metafore che ai tempi di Shakespeare avevano senso ma oggi direbbero poco. Quando si traduce si tradisce, a quel punto bisogna avere il coraggio di puntare totalmente sull’attualità. Anche perché, come dice Jan Kott, Shakespeare ci dà il materiale per essere assolutamente contemporanei.

La tragedia è ambientata in un non-luogo, realizzato mediante una piattaforma rettangolare posta sul palcoscenico su cui si trovano un’enorme corona distrutta, resti in pietra di antiche civiltà e cimeli relativi ad antiche potenze o politici del passato. Placido afferma al riguardo: “In una grande corona rovesciata sono incastonate sagome che rimandano a Hitler, Kennedy, Bin Laden. A personaggi della Storia più recente che sono caduti all’apice della gloria: il Tempo livella tutto e noi facciamo scorrere la vicenda shakespeariana in questa sovrapposizione di materiali, secoli, poteri. Ma è solo alla fine, nell’estrema solitudine e nel tormento, che Lear vede con lucidità qual è la vera sostanza dell’uomo: perché è la sofferenza lo stato naturale dell’Umanità.
Le quinte del teatro sono state smantellate e gli attori salgono sulla piattaforma dall’ombra degli angoli del teatro poco illuminati. L’effetto è estremamente suggestivo.

I costumi sono in parte seicenteschi e in parte moderni. Regan e Goneril, per esempio, indossano nel primo atto costumi d’epoca, nel secondo sexy e moderni capi in pelle da dark ladies pronte al combattimento. Il matto invece non può essere collocato in nessuna epoca storica perché indossa moderni pantaloncini mimetici militari, la giacca di un frak rossa e un antico tricorno dello stesso colore.

Placido affronta il tema della pazzia senza pudore trasformando Re Lear, che soffre di demenza senile, in un clochard emarginato e Edmund, costretto a fingersi folle per scampare alla cattura, in un mendicante che si copre le parti intime con uno straccio e si cosparge di terra e del sangue delle proprie ferite.

Il tema della cecità dei padri che non riescono a giudicare i propri figli viene invece rappresentato mediante una testa in pietra bendata posta al centro del palcoscenico. Nel secondo atto, quando Gloucester viene accecato e Re Lear impazzisce, la benda è intrisa di sangue in prossimità degli occhi.

Lo spettacolo si propone in modo provocatorio nei confronti del pubblico, infatti non esita a mostrare la nudità e il sesso: quando Edgar si traveste da mendicante si spoglia integralmente, Edmund si cala i pantaloni per simulare una scena di sesso con Regan e viene sedotto da una Goneril.

Placido racconta: “Siamo una compagnia privata e l’invito al Piccolo Teatro è un onore: ci arriviamo con uno spettaolo che ormai “funziona” da due anni. Sono emozionato perché torno al Piccolo quasi quarant’anni dopo la Tempesta di Strehler in cui ero Caliban. Quei mesi di prove con Strehler sono stati fondamentali per il mio successivo percorso d’artista. È un po’ come tornare a casa.”

Placido, che interpreta Re Lear, ha scelto come attori alcuni membri della propria famiglia. Dice del figlio Brenno, che interpreta il matto: “ha lavorato con Milani, a settembre sarà a Venezia nel film di Bellocchio. E’ bravo, ma voglio dargli anche una scuola teatrale. Per questo mestiere credo sia giusto faccia un percorso di sacrifici come suo padre. Deve guadagnarsi la pagnotta.” Nel ruolo di Cordelia recita invece Federica Vincenti, sua compagna che dopo 11 anni sposerà in Puglia il 14 agosto.

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