martedì, Aprile 20

Re Giorgio e la Costituzione field_506ffb1d3dbe2

0

napolitano-trattativa-costituzione

«Qualcuno ha preso a chiamarlo semplicemente ‘Re Giorgio’», esordiva nel dicembre del 2011 un  articolo del ‘New York Times‘ nel quale si affermava che il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano aveva spinto la sua carica “largamente simbolica” ai limiti fino a diventare un silenzioso broker del potere. Qualcuno aveva iniziato a chiamarlo ‘re’, spiegava l’articolo, per la sua “maestosa” difesa delle istituzioni democratiche italiane e il ruolo “ingombrante” ma dietro le quinte giocato nel rapido passaggio dal governo di Silvio Berlusconi a quello di Mario Monti.

Anche il Movimento 5 Stelle definisce il presidente Napolitano re, ma un monarca affine a Luigi XIV. Secondo i pentastellati, infatti, il capo dello Stato si è spinto in vari casi e per diversi motivi così oltre i suoi poteri da configurare il reato di attentato alla Costituzione, uno dei due (l’altro è l’alto tradimento) per i quali il presidente può essere messo in stato d’accusa dal Parlamento. Il 30 gennaio il Movimento è passato dalle parole ai fatti e ha presentato la sua richiesta in tal senso, che attiverà un complesso iter. I rilievi all’operato del presidente sono sei. Ne abbiamo parlato con il professor Giovanni D’Alessandro, professore di Diritto costituzionale all’università di Foggia.

I rilievi del Movimento 5 Stelle all’operato del presidente Napolitano sono validi ai fini della messa in stato d’accusa oppure no?

Nella sua denuncia il Movimento riporta violazioni della Costituzione, ma come è noto il Presidente della Repubblica non è responsabile degli atti compiuti nell’esercizio delle sue funzioni, tranne che per alto tradimento o per attentato alla Costituzione. Le accuse del Movimento dovrebbero rientrare nel secondo, ma questo non consiste in una semplice violazione della Carta: deve anche mettere a repentaglio l’ordinamento costituzionale, i suoi tratti essenziali.

Analizziamo le accuse. La prima riguarda l’espropriazione della funzione legislativa del Parlamento e l’abuso della decretazione d’urgenza.

L’abuso della decretazione d’urgenza non è una novità, nella prassi. La reiterazione dello stesso decreto legge alla sua scadenza (il provvedimento decade dopo 60 giorni dall’emanazione se non è convalidato dal Parlamento nda) creava ‘catene’ che duravano anche un anno e mezzo. Nel 1996 la Corte costituzionale si stufò di questo andazzo e con la sentenza numero 360 dichiarò illegittima la reiterazione. Nell’uso dei decreti legge come strumento legislativo ordinario ci sono state fasi storiche analoghe o peggiori rispetto a quella attuale.

Il presidente Napolitano si è inserito in questa linea?

Il Presidente della Repubblica ha una funzione di garanzia, non una funzione attiva di governo. Se l’esecutivo ritiene urgente intervenire, il ‘giudice’ di questa urgenza dal punto di vista della politica costituzionale è l’esecutivo stesso e il capo dello Stato non può dire di no. L’accusa di non intervento in questo ambito è paradossale, perché anche se il Presidente s’inserisce nel rapporto di governo inibendo la decretazione d’urgenza lo si potrebbe mettere in stato d’accusa. Insomma, qui la denuncia mi sembra inconsistente.

E in quanto all’espropriazione della funzione legislativa del Parlamento?

È un male storico della Repubblica italiana, ma la responsabilità è del governo. Il Presidente è garante ma non può fermare l’esecutivo che esce dai suoi limiti.

Il Movimento 5 Stelle accusa Napolitano anche di non essere arbitro imparziale ma schierato con la maggioranza contro l’opposizione.

È una strumentalizzazione. Il Presidente può esercitare il suo potere più grande, lo scioglimento delle Camere, solo dopo aver tentato a fondo di far esprimere un governo al Parlamento. Tutto nacque quando il capo dello Stato nominò Enrico Letta presidente del Consiglio; il Movimento 5 Stelle protestò perché affermava di aver vinto le elezioni, ma affinché un governo si formi è necessaria una maggioranza che lo sostenga. Il Presidente non fa il governo, prende atto delle decisioni dei partiti.

Veniamo alla seconda accusa, quella sulla riforma della Costituzione e della legge elettorale.

Ci sono già stati diversi casi in cui il procedimento di riforma della Costituzione è stato modificato ad hoc, si è tentato di renderlo più snello, e nessuno ha parlato di messa in stato d’accusa del Presidente. Tutte le Bicamerali hanno operato al di fuori dell’articolo 138 della Costituzione (quello che disciplina il procedimento di revisione della Carta nda) e i loro poteri sono stati attribuiti da leggi ad hoc.

In quanto alla terza accusa, il mancato esercizio del potere di rinvio presidenziale?

Il controllo di legittimità costituzionale spetta alla Corte costituzionale, quello del Presidente è puramente formale. A volte si entra nel merito, ma solo quando ci sono violazioni macroscopiche, come può essere il caso di una legge che elimina i limiti di tempo della custodia cautelare in carcere. Sul Lodo Alfano e sul Legittimo Impedimento, due esempi di mancato rinvio citati dal Movimento, la sicurezza dell’incostituzionalità dipendeva dalle opzioni politiche. Inviterei a ragionare sul fatto che, se il presidente rinvia un testo alle Camere, in base alla Carta queste possono approvarlo di nuovo senza cambiare nulla e a quel punto il Presidente è obbligato a promulgare, secondo la dottrina dominante; se non lo facesse sarebbe attentato alla Costituzione. Come si vede, sono tutti argomenti ribaltabili.

Passiamo alla quarta accusa. Il secondo mandato del presidente Napolitano è incostituzionale?

Anche questo punto è debole. La Costituzione non esclude la rielezione del Presidente della Repubblica. Non era mai successo prima, ma non la esclude.

Non si può neppure parlare di ‘Costituzione materiale’ che, nella prassi, rende impossibile una seconda rielezione?

Il mandato singolo del Presidente non è mica una consuetudine costituzionale che crea un divieto. Era solo una prassi.

Segue l’accusa numero cinque, l’improprio esercizio del potere di grazia.

Di certo il potere di grazia è stato esecitato in modo più ampio di come lo intese la Corte costituzionale in una sentenza di qualche anno fa, tuttavia non si è assolutamente trattato di una violazione della Carta. La Corte ha detto che il potere di grazia spetta al Presidente. Poi, sarebbe più opportuno usarlo solo per motivi umanitari, ma il suo esercizio è a discrezionalità del Capo dello Stato.

Concludiamo con la sesta accusa, riguardante il rapporto con la magistratura e il processo sulla trattativa Stato-mafia. Parliamo d’indebite interferenze.

Penso spetti alla magistratura chiarire se ci sono state forzature. Eventuali comportamenti illeciti in questo caso, come tentativi d’insabbiamento, sarebbero da ascrivere al privato cittadino Giorgio Napolitano, non al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

In conclusione, qual è il suo giudizio sulla denuncia del Movimento 5 Stelle?

Si tratta di accuse strumentali per alzare un polverone, nello stile del Movimento. Credo che il comitato parlamentare archivierà per manifesta infondatezza.

 

 

 

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->