sabato, Settembre 18

Rappresentanza delle differenze di genere 40

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senato

Da tempo oramai, la società italiana è costantemente investita da tematiche inerenti alle varie parità di trattamento da raggiungere, per ognuno di noi, nelle dinamiche ordinarie della vita civile.  La lotta contro queste disparità, prende le mosse, il più delle volte dalle differenti identità sessuali dei singoli. Da qui, ad esempio, il copioso dibattito che ne è scaturito a proposito delle cosidette “quote rosa”. Argomento pregevole senza dubbio, ancora vivacemente in corso, il quale ha prodotto, dispositivi normativi, ad esempio sulle modalità secondo le quali l’elettore può esprimere le sue preferenze, quando si reca alle urne. Ma l’oggetto, della riflessione che vogliamo sviluppare in questa sede, poco o nulla, ha a che fare con le sopra citate “differenze di genere”.

Qualsiasi tentativo di riequilibrio di rapporti non di forza, ma di rappresentanza, assume in un regime democratico, una sicura valenza politica. Son decenni oramai, che siamo frastornati da “progetti di riforma”, di qualsiasi sorta, di piccole o grandi, comunque indicate ogni volta come risolutive dei problemi interessati da quegli interventi. Operazioni come sappiamo tutte andate a vuoto. Grandi dibattiti, su sistemi elettorali, e su ingegnerie istituzionali, che ad esempio ora tra le altre cose propugnano il monocameralismo perfetto, con conseguente abolizione del Senato. O la sopravvivenza di esso, non più eletto direttamente dal popolo, ma da altri organi politici o amministrativi, con competenze e poteri  da vedere. Tutti argomenti degni di interesse, che però, se li continuano a sbrodolare tra “loro” i rappresentanti dei partiti. Il che lo dice la parola stessa, per appartenere a una organizzazione di parte ossia i partiti, essi devono prioritariamente tutelare quegli interessi e, poi se essi sono, magari casualmente coincidenti con quelli generali, tanto meglio.

Sono sempre gli stessi sparvieri, che aleggiano, in molti casi più che minacciosamente, su quel naviglio arenato che è la nostra Italia. Non voglio semplicisticamente, e forse ingenerosamente affermare che tutti i “politici”, siano in quanto tali, nefasti o infrequentabili. Penso che anche i migliori tra loro, anche se non sono particolarmente numerosi, vengono triturati dal meccanismo infernale nel quale sono calati. Quello che veramente cozza con la logica, ma non con gli interessi della “casta” ovviamente, è il fatto di continuare a proporre ai sempre più sparuti elettori come salvatori della Patria, solo ed esclusivamente coloro i quali da decenni non hanno fatto altro che affossarla. La politica, dovrebbe essere l’arte della sintesi che indica strade che diano propulsione ed efficienza alla comunità di riferimento.

Per far ciò, le forze politiche dovrebbero, tramite i loro “sensori sociali”, tenersi aggiornati, stare al passo con i tempi.  Quindi tempestivi e lungimiranti con i provvedimeni che adottano. Ma la politica arriva sempre fuori tempo massimo.  Nella maggior parte dei casi, assecondando indicazioni scellerate di quella burocrazia “criminale”, forgiata con garanzie e poteri da feudatario, dal primo dopoguerra. Tutto ciò, non è un attenuante ma bensì un’aggravante per i nostri “eletti?”. Ritengo, che vada ripensato completamente la formazione della “volontà popolare”, concetto astratto e impalpabile, dal quale non si evincono i contorni e i limiti dell’oggetto sul quale dovrebbe essere attuata la medesima. L’incalzare, dei progressi della tecnologia, dell’informatica, del mercato finanziario globale, e della globalizzazione nel suo complesso, richiedono per il buon funzionamento dell’Ordinamento democratico, un elettorato sempre più attento maturo e informato.

Le opzioni di azione espresse dalla politica, sulle singole problematiche, sono sempre un passo dietro i tempi, non rispondono generalmente come detto agli interessi generali, e in più agiscono a causa anche di ciò, con superficiale colpevole disinformazione. Al di fuori, del malaffare, dal quale è avvolto il sistema, è proprio la naturale e fatale inadeguatezza di un Parlamento formato sulle fragili basi dei partiti che conosciamo. Si continua a parlare di un Senato, per quello che ne resterà come poteri e competenze, con richiami ai territori regionali. Sarà anche in questo caso ancora una volta una sarabanda di politici tra politici. E se invece ad esempio la riforma del Senato, fosse colta per dare degna rappresentanza alle “differenze di genere”. Ad esempio se la,  un tempo definita Camera Alta, fosse il contenitore dei rappresentanti  del Lavoro, delle Arti, del Commercio e della Produzione. L’innervatura dela società.  Una “differenza di genere” finalmente e istituzionalmente rappresentata di tale portata, questa si avrebbe tratti d’innovazione rivoluzionaria. Si frantumerebbe il cerchio magico dei politici fra i politici, con tutte le vere e proprie brutture che fino ad oggi esso ha determinato.

Non più  quindi sporadiche e spesso casuali Commissioni di tecnici, nominati e quindi rispondenti a l’universo partitico che li ha espressi. Quella che fu definita “la forza sana della Nazione”, finalmente rappresentata istituzionalmente in Parlamento. Con meccanismi di elezione tutti da studiare, se su base di categoria o altro, ma ora quello che ci preme affermare è il principio. La dignità del mondo del lavoro, delle Arti e della Produzione, che concorrono con le loro conoscenze dirette e specifiche a integrare su certi temi la delega data ai politici dalla volontà popolare. Si potrebbe ipotizzare, un Senato, composto come indicato, che su argomeni di  competenza (facili da individuare), deliberi pareri, non vincolanti nelle decisioni per la Camera e per il Governo, ma con obbligo di articolata risposta inserita nel progetto di ordine generale che ha il Governo in carica. Vi posso assicurare che così facendo tante pentole sarebbero scoperchiate, tanti alibi e distinguo evaporati. La responsabilità delle scelte politiche, verrebbe zavorrata dalla forza delle evidenze e delle esperienze specifiche. Penso anche, che una legittimazione istituzionale, di questa pericolosissima “differenza di genere”, possa incidere fortemente sul sistema delle tangenti. La trasparenza nella gestione della cosa pubblica, sarebbe assolutamente prioritario in un Senato composto con questa vocazione. Da una condizione Istituzionale paritaria, i ricatti e le pressioni partitocratiche, verrebbero fortemente stemperate. Forse proprio per questo, nessuno si è battuto o si batte per proposte del genere.  Ma non credo, che per questo immobilismo di pari tra pari ci sia più molto tempo. Almeno lo spero. Anzi lo speriamo in tanti, più di quanti “loro” possano immaginare.

 

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