mercoledì, 8 Febbraio
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Rapporto Clingendael: crimini contro migranti noti alla UE dal 2018

Un gruppo di avvocati internazionali, tra i quali Juan Branco e Omer Shatz, ha presentato una denuncia contro l’Unione europea alla Corte penale internazionale (CPI) per crimini contro l’umanità nella gestione dell’immigrazione.
La denuncia si concentra sulla Libia.
Coinvolta in particolare l’Italia, come spiega nell’intervista esclusiva rilasciata a ‘L’Indro’ Juan Branco, che, per quanto attiene al Sudan, l’altro Paese coinvolto nel traffico dei migranti, è stata promotrice del Processo di Khartoum, nato da una iniziativa congiunta dell’Unione Europea e dell’Unione Africana, nel novembre 2014, in occasione di una conferenza ministeriale a Roma, con contributo dell’ex Ambasciatore italiano a Khartoum, Armando Barucco. L’iniziativa era volta, in teoria, a promuovere il dialogo nel settore della migrazione e la collaborazione tra i Paesi d’origine, di transito e di destinazione lungo la rotta migratoria dal Corno d’Africa all’Europa.

In pratica, il Processo di Khartoum è un lasciapassare europeo concesso alle peggiori dittature e milizie africane per fermare in tutti i modi l’immigrazione verso l’Europa. Spesso per fermare gli immigrati questi alleati dell’Europa hanno commesso crimini contro l’umanità. Esattamente quanto anche esposto nella denuncia Branco-Shatz relativamente alla Libia.
Gli stessi alleati pagati dall’Europa per fermare i flussi migratori sono anche coinvolti nel traffico di esseri umani, aumentando così le possibilità di migrare. Un gioco perverso fatto sulla pelle di migliaia di persone.

I legali dicono di avere le prove che coinvolgono la UE, i funzionari e i rappresentanti degli Stati membri e che dimostrano la responsabilità europea come «parte di una politica premeditata per contenere i flussi migratori dall’Africa attraverso la rotta del Mediterraneo centrale dal 2014 a oggi».
Prove di quanto sostenuto nella denuncia Branco-Shatz esistono fin dal settembre 2018 grazie al lavoro del Clingendael Institute, l’istituto olandese per le relazioni internazionali, uno dei principali think tank e accademie per gli affari internazionali, a capo di un vasto network internazionale -tra i membri: The Hague Academic Coalition (HAC) The International Centre for Counter-Terrorism (ICCT),  The Knowledge Platform Security & Rule of Law

Il rapporto, intitolato ‘Effects EU policies Multilateral Damage’, descrive nei minimi dettagli le responsabilità dell’Unione Europea nei crimini contro l’umanità commessi dalle milizie libiche e dal regime islamico sudanese, alleati di Bruxelles nella ‘crociata’ contro l’emigrazione dall’Africa verso l’Europa, gli «effetti delle politiche migratorie dell’UE e l’esternalizzazione del controllo delle frontiere dell’UE sulle rotte migratorie del Sahara e sulle pratiche nelle regioni di confine che collegano il Niger, il Ciad, il Sudan e la Libia».  

Il Governo italiano è a conoscenza di questo rapporto Effects EU policies Multilateral Damage’, e così pure i media nazionali, ma, stranamente, non è mai stato tradotto e pubblicato.

L’Indro’ offre ai suoi Lettori la traduzione, in due uscite (la prima oggi), del rapporto riguardante la complicità europea nei crimini commessi in Sudan.

I principali attori di questi crimini sono le forze speciali del regime sudanese, che hanno ricevuto dall’Europa quasi 400 milioni di euro per combattere i flussi migratori clandestini. Trattasi delle milizie arabe Rapid Support Forces (RSF), guidate dall’attuale vice comandante del Transitional Military Council, il generale Mohamed Hamdan Dogalo (nome di battaglia Hemedti, oppure Hemetti) e la Polizia segreta National Intelligence Security Service (NISS), guidata dal ‘Boia di Khartoum’, il generale Salah Gosh, attualmente impegnato in attività diplomatiche per conto del TMC nella penisola araba. Le RSF e la NISS sono le principali forze che la giunta militare sta utilizzando per reprime la rivoluzione sudanese.

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