martedì, novembre 13

Rapporti Ue-Usa: per una win win situation Scenario diverso dal passato: prima multilateralismo, oggi accordi bilaterali. L'Intervista al prof. Luca Salvatici

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«L’Ue è pronta ad agire in modo rapido e appropriato nel caso in cui le sue esportazioni siano colpite da misure restrittive Usa». È quanto recentemente affermato dal portavoce del presidente della Commissione Ue Jean-Claude Juncker, in reazione alle dichiarazioni del presidente Usa Donald Trump in materia di commercio. Si assiste infatti oltreoceano al protrarsi, almeno in base a quanto enunciato da Trump, della linea politica dell’’America first’.

Tutto questo si verifica in uno scenario che storicamente ha visto un avvicendamento tra gli Stati Uniti e l’Europa, specialmente in materia di difesa, oltre che di accordi commerciali e di sviluppo, fin dal Piano Marshall; uno scenario che, tuttavia, oggi è mutato: dal multilateralismo si è assistito al passaggio ad un bilateralismo nella natura degli accordi, in cui ciascun Paese tenta di portare a casa il miglior risultato possibile. Tuttavia, le istanze statunitensi, secondo quanto riferito dal portavoce di Juncker, possono e devono conciliarsi con una situazione ‘win-win, equa e basata sulle regole’. Per comprendere più da vicino quale sia lo stato reale dei rapporti commerciali Ue-Usa, se possano configurarsi situazioni win-lose e a quale possibile riconfigurazione delle relazioni Ue-Usa si possa assistere in era Trump, abbiamo intervistato Luca Salvatici, docente di commercio internazionale nell’economia globale presso l’Università di Roma Tre.

 

I rapporti Usa – Ue hanno rappresentato una strada per ottenere benefici da ambo le parti. Oggi, con l’America first di Trump, lo scenario è cambiato. Come possiamo inquadrare la situazione reale?

È una tendenza che esiste anche da prima di Trump e che vede anche l’Europa partecipe: a fronte della difficoltà di portare avanti la liberalizzazione su scala multilaterale, nell’ambito di istituzioni come il Wto, i Paesi più grandi sviluppano accordi commerciali bilaterali. La differenza posta da Trump è che ritiene di voler far pesare di più la forza economica degli Stati Uniti. Forse noi europei lo abbiamo fatto in maniera diversa, ma la strategia è comunque basata oggi su negoziati bilaterali.

Possiamo dare qualche numero in relazione all’indebolimento dei rapporti tra Europa e Stati Uniti?

Peri il momento Trump ha più minacciato che fatto, puntando anche su alcuni aspetti simbolici della sua linea; nel momento in cui si muoverà concretamente, si potrà osservare in che misura produrrà atti di rottura palesi, anche a scopo propagandistico, rispetto agli accordi multilaterali ancora esistenti. In un contesto del genere, contano ancora di più i rapporti di forza; per esempio, in relazione a ciò, è un bene per l’Italia muoversi nell’alveo dell’Ue, per avere un peso maggiore. Si spera comunque di non arrivare ad una guerra commerciale, dannosa, per ambo le parti. Si spera che Trump eviti il confronto con l’Ue, del pari peso politico, ma cerchi di esercitare il suo predominio su Paesi come il Messico, la Corea del Sud, Paesi insomma più deboli. Ma comunque il quadro di influenze mondiali è oggi così interconnesso che le influenze di tali azioni  – anche se su Paesi singoli  – si riverbererebbero comunque su tutto il commercio estero.

L’Europa, d’altronde, già si trova a fare i conti con l’embargo commerciale con la Russia, e così anche gli Stati Uniti. C’è ora un interesse a indebolire o addirittura schiacciare l’Europa?

Le grandi potenze, in tutta la Storia, sono state sempre in concorrenza e contente di indebolire le altre. Ma l’Europa non è un soggetto facilmente schiacciabile. Inoltre, in un rapporto economico, per esempio sul gas, chi lo vende può minacciare di non venderlo più, ma anche chi lo compra può porre la minaccia di non comprarlo più. Inoltre, le infrastrutture, in questo caso i gasdotti, non vengono più utilizzati se non lo si vende. In definitiva, se la Russia non vende più il gas, si indebolisce anch’essa.

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