lunedì, Settembre 20

Rapporti Italia-Russia: tra diplomazia del business e stallo politico Per Antonio Fallico 'l'Italia non può dichiararsi contraria alle sanzioni e poi votarle'

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Si può dire che le sanzioni hanno concesso a Vladimir Putin il pretesto per quei cambiamenti di cui il sistema economico e produttivo russo aveva bisogno?

Per la verità il processo di ristrutturazione industriale in Russia era già iniziato prima delle sanzioni, ma certamente ad un ritmo molto blando. Le sanzioni hanno dato una forte accelerata a questo percorso che doveva essere sviluppato nell’arco di 20-25 anni, ora accorciato a ad una durata decennale.
Chiaramente a livello psicologico le sanzioni sono state un forte input, avendo fatto escogitare altre iniziative che non si trovavamo nel piano iniziale di riforma economica.

Secondo alcuni analisti le sanzioni economiche dell’UE nei confronti della Russia non avrebbero realmente avuto effetti così diretti ed incisivi sul calo dell’interscambio commerciale tra le due aree, dovuto piuttosto a problemi strutturali del tessuto industriale russo e a fattori quale il crollo del prezzo del petrolio e la svalutazione del Rublo. Qual è la sua opinione a riguardo?

Indubbiamente la caduta del prezzo del petrolio e la svalutazione selvaggia del Rublo hanno influito impoverendo soprattutto la classe media russa. Ma le sanzioni hanno ulteriormente, e in modo strutturale, indebolito le relazioni commerciali. Si guardi per esempio al turismo russo in Italia, che è sempre stato un turismo per ricconi; persone queste che non avrebbero smesso di venire nel nostro Paese per non spendere a causa della crisi, che a differenza della classe media non le ha colpite. Ebbene molti cittadini russi particolarmente danarosi hanno scelto di vendere in Italia per andare in altri Paesi.

Questo perchè le sanzioni sono un atto odioso, che comunica il non gradimento, da parte di una nazione, della presenza di cittadini di un altro Paese: vi è quindi una reazione di tipo psicologico. I danni causati dalle sanzioni sono ben maggiori di quanto causato dal crollo del valore del Rublo o del prezzo del petrolio. Questi non sono rilevati dalle statistiche ma ci sono.

Qualcuno potrebbe sostenere che Putin grazie alle sanzioni abbia avuto la possibilità di distogliere l’attenzione da quei problemi strutturali del sistema russo precedenti ed indipendenti dal regime sanzionatorio, potendo quindi rilanciare l’economia aumentando contemporaneamente la propria popolarità.

Putin gode del 85% di gradimento nonostante la sua gente abbia sofferto e continui ancora a farlo. Ora l’economia sta ripartendo ma fino ai primi mesi di quest’anno registrava un segno meno, seppur di poco. Putin dice ‘sono come il popolo mi vuole’, ma forse sarebbe giusto dire che è il popolo a volerlo così.
Lui ha reagito alle difficoltà, essendo uno che pensa a lungo termine, ed i russi sono con lui. Quel cinismo ed opportunismo di bassa lega che spesso si attribuisce alla classe politica non appartiene al suo personaggio.

Cosa può cambiare nella bilancia dei rapporti politici ed economici tra Europa ed Eurasia l’elezione di Donald Trump alla Casa Bianca?

Trump vuole ma non può. Lui vorrebbe stabilire delle relazioni normali con la Russia ma non può a causa dell’establishment, fortemente condizionato dalle lobby. Ne consegue una politica a zig-zag, che esiste e andrà avanti, ma mentre Obama era molto determinato, e così i suoi funzionari, quelli di Trump si possono definire laici in questo senso. L’argomento delle sanzioni non li appassiona. Ora vedremo cosa succederà con il nuovo Segretario di Stato Tillerson.

Da alcune sue dichiarazioni durante il Forum traspare una critica all’incoerenza tra il rapporto che l’Italia ha con la Russia sul piano imprenditoriale e quello invece presente sul piano politico.

I rapporti tra Italia e Russia sono di fatto ottimi, sia a livello imprenditoriale che a livello politico e diplomatico; quindi sul piano formale va tutto molto bene. La critica che io faccio però è sul piano sostanziale dei rapporti, dove di fatto non cambia nulla. Perché se è vero che le relazioni politiche italo-russe sono eccellenti, è anche vero che il diavolo si nasconde sempre nei dettagli: non si può essere contrari alle sanzioni e poi applicarle. Certamente ci vuole lealtà nei confronti dell’UE ma la lealtà si può manifestare anche esprimendo dissenso, prima o poi.

Il problema è che noi non riusciamo ad avere una parola decisiva in Europa su questo tema. L’Italia dovrebbe votare contro le sanzioni, e non solamente dire di esservi contro ma poi allinearsi agli altri partner occidentali nel comminarle.

Ma nonostante questo le imprese italiane continuano ad essere privilegiate sul mercato russo e questo lo dico sempre. Quando un’azienda italiana fa un’offerta, a parità di prezzo e di livello tecnologico offerto, sarà sempre scelta piuttosto della concorrente di un altro Paese, e questo per una questione di simpatia oltre che di empatia nei nostri confronti.

Su questi presupposti le sanzioni da parte nostra verso la Russia risultano ancora più insensate. Mi aspetterei che prima o poi l’Italia non votasse le sanzioni, che così non passerebbero. Ma come detto i rapporti tra Italia e Russia resta contraddittorio.

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