lunedì, Giugno 21

Ramadi, battaglia contro l'ISIS per riconquistare la città Il nuovo primo ministro libico incontra Renzi. In Spagna non c'è ancora un accordo di governo

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Il mondo del cinema mediorientale piange l’uccisione di Neji Jerf, il regista siriano autore di un documentario anti Isis dal titolo ‘Raqqa viene massacrata in silenzio’ racconta in clandestinità come i jihadisti operano nella città del nord della Siria, considerata la loro capitale. L’uomo, padre di due figli, è stato ucciso a Gaziantep, città turca al confine con la Siria. Dopo avere ottenuto un visto da rifugiato per sé e la sua famiglia, Jerf era atteso questa settimana a Parigi per parlare del suo docufilm e del massacro del popolo siriano in questi cinque anni di guerra. Non è ancora chiaro chi sia il responsabile, anche sembra che l’attentatore si sia avvicinato correndo e indossando un cappuccio.

Tokio e Seul hanno raggiunto uno storico accordo sulle donne conforto, le sudcoreane costrette a lavorare come schiave sessuali nei bordelli militari giapponesi a partire dagli anni trenta fino al 1945, durante l’occupazione nipponica. L’intesa è stata trovata nel corso un’incontro a Seul fra il ministro giapponese degli Esteri Fumio Kishida e la sua controparte sudcoreana Yun Byung-se. Oltre alle scuse del primo ministro Shinzo Abe, Tokio ha offerto un risarcimento di un miliardo di yen (8,3 milioni di dollari) che sarà versato in un fondo per le vittime. L’intesa è la prima sulla questione dalla ripresa dei rapporti diplomatici nel 1965 e chiude una vicenda che impediva la piena normalizzazione dei rapporti fra i due paesi asiatici alleati degli Stati Uniti. «Molte donne hanno riportato profonde cicatrici nel loro onore e la loro dignità e il governo giapponese se ne sente profondamente responsabile» ha detto Kishida in una conferenza stampa congiunta con Yun, riporta l’agenzia stampa sudcoreana Yonhap. «Il primo ministro giapponese Abe offre dal cuore le sue scuse e il suo pentimento per chi ha riportato cicatrici e dolore difficili da curare fisicamente e mentalmente».

https://youtu.be/UdFa17OAicQ

«Il Partito Popolare è consapevole del fatto che non possiamo appoggiare, né attivamente né passivamente, un governo formato dal suo leader o da qualsiasi altro candidato. Non siamo arrivati al parlamento spagnolo per scendere a tipici compromessi politici». Parola di Pablo Iglesias, leader di Podemos, secondo cui se ci saranno nuove elezioni il partito vincerà tutto. La dichiarazione arriva a  margine dell’ennesimo tentativo fallito di trovare un accordo in Spagna dove la situazione diventa sempre più complicata. Per Mariano Rajoy, infatti, non restano molte altre opzioni da vagliare, ma resta ancora aperta la possibilità di cambiare le carte in tavola con Ciudadanos e creare un accordo con una parte dei socialisti. «Se Rajoy non sarà in grado di arrivare a un risultato in breve tempo, sarà legittima responsabilità del PSOE cercare di offrire un governo alternativo alla Spagna» ha detto Pedro Sanchez. Restano pochi giorni. Il 13 gennaio dovrà essere proclamato il nuovo governo e se entro due mesi non si troverà l’accordo si dovrà andare a nuove elezioni. Intanto anche in Catalogna la situazione politica non decolla.

L’assemblea del partito Candidatura di Unità popolare (Cup) ieri non è riuscita a decidere se sostenere o meno l’investitura di Artur Mas come presidente della Generalitat. Nonostante siano trascorsi mesi, i 3.030 militanti della formazione anticapitalista si sono spaccati a metà e infatti, alla votazione c’è stato un netto pareggio. Bisognerà aspettare, ora, il nuovo anno per cercare di risolvere l’empasse, perché la prossima riunione del Cup è prevista per il 2 gennaio, quando i dirigenti si incontreranno di nuovo per definire l’investitura di Mas. In ogni caso, il termine ultimo per l’investitura del nuovo presidente catalano è il 10 gennaio e se entro quella data non si deciderà, sarà necessario convocare nuove elezioni.

 

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