venerdì, Maggio 7

Raid a caccia dei capi Daesh field_506ffbaa4a8d4

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Istanbul reagisce all’attacco di stampo jihadista presso l’aeroporto della città, Baghdad soffre per colpa di una serie di attentati, mentre in Bangladesh la stessa Italia subisce i suoi lutti: è la guerra di stampo terroristico che causa questi disastri, in Paesi dove mai Daesh potrebbe trionfare, ma che tuttavia vengono violentemente colpiti per motivi psicologici e propagandistici.

La psicologia nell’attacco terroristico consiste nell’impedire al cittadino di un qual Paese di sentirsi realmente al sicuro nel percorrere strade, nello svolgere affari o addirittura nello stare presso il proprio focolare domestico: il terrore, per l’appunto, è il vero obiettivo del terrorista. La propaganda, d’altro canto, è un valido strumento per Daesh per pubblicizzare i suoi attacchi, al fine poi di ottenerne in cambio sponsor e proseliti.

Nel caso della Turchia, abbiamo constatato come l’attacco ad Istanbul, considerato come reazione alla sempre più accesa campagna turca contro i jihadisti, abbia innescato (o almeno accelerato) un processo di conversione politica della Turchia: così lo Stato Islamico diventa per il Governo di Istanbul un acerrimo nemico, mentre i rapporti con la Russia si distendono. È la resa dei conti tra Turchia e Daesh.

All’azione propagandistica e psicologica dei jihadisti, hanno risposto con efficacia le forze di una coalizione a guida statunitense che ha condotto numerosissimi raid aerei contro le milizie del Califfato. Il termine ‘raid’, utilizzato genericamente per indicare un’azione militare aerea (con bombardamenti) o un’attività particolarmente rapida e violenta di Forze Speciali, ha un significato dal punto di vista militare ben preciso. Il raid è un’azione condotta con un numero di mezzi limitato, volta a danneggiare il nemico senza occuparne il territorio: la violenza, la rapidità e dunque la sorpresa sono conseguenze naturali di un genere di attacco ben pianificato.

Utilizzando pochi velivoli, il raid aereo si concentra su piccoli obiettivi di rilevanza strategica, come una lunga colonna di blindati nemici, una fabbrica, una raffineria o un capo nemico. Proprio contro quest’ultimo genere di bersaglio si sono concentrate le forze della coalizione, le quali, già a partire dal giorno successivo degli attentati a Istanbul, hanno cominciato letteralmente a martellare le milizie salafite di Daesh, facendo salire in poche ore il bilancio dei morti jihadisti ad oltre i 250 in Iraq.

L’incessante ricerca dei capi dello Stato Islamico da parte della coalizione rendono i vertici della catena di Comando jihadisti difficili da contattare anche per gli stessi miliziani: i raid, infatti, si basano su un’attenta pianificazione nella quale l’intelligence riveste un ruolo chiave. Capire la provenienza degli ordini, stanare i Comandanti e localizzarli è fondamentale per trovare il leader dal quale la rete del terrore prende disposizioni.

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