lunedì, Giugno 21

RAI: la riforma secondo gli Autori field_506ffb1d3dbe2

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Rai protagonista della calda estate italiana 2015. Da una parte la riforma –approvata in prima lettura lo scorso 31 luglio-, frutto di un compromesso e come tale destinata a scontentare e andare in porto; dall’altra il rinnovo dei vertici di Viale Mazzini, con nomine chiaramente figlie della spartizione politica che la vecchia legge impone, e la presidenza a Monica Maggioni.
Negli stessi giorni del dibattito sulla riforma e dell’ingresso in scena del nuovo Cda, il 30 luglio, il movimento 100autori, associazione dell’autorialità cinetelevisiva, ha presentato «proposte per la riorganizzazione editoriale e industriale della produzione di fiction, documentario, animazione e contenuti per il web della RAI».

Con il Presidente di 100autori, il regista e sceneggiatore, Francesco Bruni  abbiamo cercato di capire qual è la proposta che gli Autori italiani lanciano a Rai, ma non solo.

 

La vostra proposta si articola «su due aree ben identificate: il Piano Industriale e la Gestione dei Diritti». Ci può spiegare brevemente in che cosa consiste?

I punti fondamentali sono la differenziazione delle linee editoriali con quattro mission diverse: una riguardante il domestico (che adesso può essere il corrispondente di ‘Rai Uno’), una che dia vita a prodotti che possano andare sul mercato internazionale e competere anche con le produzioni straniere di fiction, un’altra che si occupi della fascia bambini-ragazzi e l’ultima per ricerca e innovazione. Il tutto con budget proporzionati. Crediamo che, soprattutto, debba essere rispettato un fattore: il decisore editoriale deve avere autonomia a fronte di un impegno di determinati target di audience e di qualità del prodotto.

Cosa vi ha portati a prendere quest’iniziativa?

La sensazione che la RAI, in questo momento, stia scontando un ritardo notevolissimo dal punto di vista della produzione di fiction e che non sia in grado di competere sul mercato internazionale, se non in qualche caso, com’è quello de ʻIl commissario Montalbanoʼ. È una televisione che non ci piace vedere, ma non solo a noi, anche ai nostri figli, e credo che una delle cause sia la non differenziazione del prodotto, non a caso molti registi e sceneggiatori di spicco non vi lavorano perché non c’è tanta possibilità di fare cose diverse da quelle che già vengono proposte. Ci ha mossi, quindi, la constatazione che si tratti di un modello molto desueto, che non contribuisce quanto potrebbe alla crescita culturale del Paese.

Nel vostro prospetto parlate di «ridefinizione del ruolo degli autori»…

Non solo degli autori, ma anche dei produttori. Ci sembra che, ora come ora, ‘Rai Fiction’ più che essere un editore, si comporti come produttore tout court: sceglie le storie, i registi, gli sceneggiatori e quindi, i produttori e ancor più gli autori, sono ridotti a una condizione di ‘clienti’. D’altro canto, però, questi ultimi sono così anche un po’ deresponsabilizzati rispetto alla qualità del prodotto che fanno, perché viene dal desiderio di altri, si cerca di interpretare il gusto dei committenti. Ecco, secondo me, ‘Rai Fiction’ deve tornare a essere un editore che recandosi dai vari produttori, vaglia e acquista il prodotto adatto per quella specifica struttura editoriale o possa anche dire che non c’è niente di interessante in quel ventaglio di produzioni e di continuare a lavorare. In questo senso è importante che una quota dei diritti delle opere rimanga di proprietà dei produttori e, anche, in minima parte, degli autori, perché i produttori possano rendersi forti economicamente, indipendenti e, di conseguenza, investire.
Se si pensa alla figura dello showrunner presente nei Paesi del Nord Europa, l’autore è responsabile del prodotto dal suo concepimento fino alla messa in onda, è al centro del processo creativo e si assume anche le proprie responsabilità.

C’è possibilità che questa vostra proposta venga ascoltata, magari tenendo conto del nuovo CdA RAI?

Purtroppo temo che i tempi non siano ancora maturi affinché venga accolta o anche solo ascoltata. Nelle nuove nomine prevalgono figure giornalistiche, gli autori non hanno mai seduto nel CdA e lo stesso vale per i produttori, c’è uno sbilanciamento totale verso il settore giornalistico come se venisse prodotto solo quello. Credo sarebbe stato giusto chiamare degli autori e dei produttori visto che la RAI, appunto, produce molta fiction. L’unica persona con cui potrebbe aprirsi un tavolo di dialogo è Carlo Freccero.

Quindi, secondo lei, quali titoli e competenze deve possedere un Consigliere di Amministrazione RAI?

Ci dovrebbero stare delle persone che fanno televisione, che sono dentro da anni, com’è il caso di Freccero, che conoscono il prodotto e le sue logiche, perciò manager, autori, produttori, intellettuali e certo anche i giornalisti.

Detto questo, pensa che non muterà nulla?

Onestamente no. Certo, un cambiamento da parte della nuova direzione di ‘Rai Fiction’ c’è stato e questo va riconosciuto a Tinni Andreatta. Qualche prodotto nuovo si comincia a vedere se si pensa a ʻUna mamma imperfettaʼ o a ʻZio Gianniʼ, però, tutto ciò è ricondotto alla decisione di una sola persona. La nostra non vuole essere assolutamente una critica agli attuali vertici di ‘Rai Fiction’, che stanno facendo un discreto lavoro, ma è il sistema che non funziona. Nessuno mette in discussione le competenze dell’Andreatta, crediamo solo che non vada bene che ci sia un unico decisore.

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