martedì, Settembre 21

Rai 2017: Riina condurrà ‘Porta a Porta’ field_506ffbaa4a8d4

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Dopo di che, una volta visto il ‘prodotto’ si rimane senza fiato. E non aggiungiamo altri commenti o definizioni, che sarebbero comunque riduttivi e parziali: ma è estremamente istruttivo andarsi a rivedere e gustare l’esibizione ‘in purezza’. La differenza con l’intervista allo stesso soggetto da parte di Giovanni Bianconi apparsa sul ‘Corriere della Sera’ il 4 aprile è che in quel caso si sono poste le domande necessarie, senza arroganza e senza sconti. Qui invece niente, spiegando solo incidentalmente al di là dei ‘dolori del giovane Riina’ cosa avesse fatto per meritare otto anni e dieci mesi per associazione mafiosa, di cui effettivamente scontati in carcere cinque anni e qualche mese. E la notevole capacità professionale di Vespa diventa pesante aggravante. Alla fine, e durante, l’erede Riina fa un figurone. Non si lascia mai mettere in un angolo, emerge quasi come un saggio e avveduto testimone di amore filiale e familiare. «Non sono il figlio del ‘Capo dei capi’. Sono il figlio di Salvatore Riina» e quando rispondere a pur non incalzanti domande potrebbe metterlo in difficoltà ricorre alla più collaudata, efficace strada da seguire.

«Ci sono dei momenti in cui il silenzio è la scelta più opportuna». Chi l’ha detto, Salvatore Riina (junior, ma anche senior…) o l’Avvocato Luigi Li Gotti, poi presente al ‘dibattito’ in studio e storico difensore di boss mafiosi? Risposta: entrambi, in maniera appena leggerissimamente diversa. Anche se, in più, l’Avvocato che ha maggiori margini di manovra (ed è stato anche Senatore e Sottosegretario alla Giustizia nel Governo Prodi dal 2006 su indicazione di Antonio Di Pietro) può arrivare a sancire, con evidente sogghigno che «L’antimafia è fallita». E son soddisfazioni, signora mia. In questo modo risulta ancor più di cattivo gusto la ‘puntata riparatrice’ prevista per questo giovedì 7, che alla fine passa quasi paradossalmente per un generoso ‘sdoganamento dell’antimafia’ (comunque ‘fallita’, come per l’appunto autorevolmente assicurato e non contraddetto nel merito). Ma proprio per tutti questi motivi, ed altri, è stato un bene che tutto andasse in onda, perché si potesse e si possa adeguatamente giudicare. E non soprattutto la ‘Riina family’.

Nel breve faccia a faccia Vespa-Riina, anzi Riina-Vespa volendo indicare una indiscutibile gerarchia di prevalenza, il ‘giovane’ virgulto mafioso è emerso come un gigante. Tanto che la dirigenza della ‘nuova Rai’, traguardata su scelte strategiche di prospettiva per l’azienda, ben potrebbe immaginare per il pur remotissimo dopovespa di premiare la professionalità ed affidare la continuazione della immarcescibile ‘Porta a Porta’ al solido e capace Riina. Con il vantaggio che oltretutto il plastico lo potrebbe fornire direttamente lui. Nel frattempo Vespa ci ha anche informato che a Padova, dove si trova in libertà vigilata per due anni al termine della condanna (Riina, non Vespa, per quanto…) e dove l’intervista è stata registrata, il trentottenne siciliano «ha trovato l’amore» interrogandolo su «cosa si aspetta, una famiglia, dei figli». Auguri e figli mafiosi. Aveva ragione in ogni caso, e perfettamente, chi riteneva giusto che questo colloquio venisse trasmesso, forse occorreva addirittura pretenderlo. Perché se non abbiamo appreso nulla di più su suo padre, su di lui e sulla mafia, abbiamo imparato moltissimo su di noi. Purtroppo.

 

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