lunedì, Agosto 2

Rai 2017: Riina condurrà ‘Porta a Porta’ field_506ffbaa4a8d4

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Avevano ragione quei giornalisti che in buona fede sostenevano come, essendo stata realizzata, dovesse andare in onda. Perché è stata ‘esemplare’ l’intervista di Bruno Vespa a Giuseppe Salvatore Salvo Riina, terzo figlio e degno continuatore di Salvatore Totò Riina già ‘capo dei capi’ della mafia, trasmessa a ‘Porta a Porta’ su Rai 1 mercoledì 6 aprile 2016. Spunto la presentazione del libro ‘Riina family life’, ‘edizioniAnordest’, appena uscito. Specialmente rimarchevoli due che lo hanno sostenuto sulle prime pagine dei loro quotidiani, con riflessioni uscite il 7 aprile. Massimo Gramellini con ‘Vespa siamo’ su ‘La Stampa’ ne difende la legittimità professionale: «Incontrare il Male Assoluto fa parte del suo mestiere. Quale giornalista sarebbe così pazzo da rifiutare una chiacchierata col califfo dell’Isis? Fallaci, Biagi e Montanelli intervistarono tiranni e banditi alla macchia. (…) Ma l’importante resta non sdraiarsi sull’ospite e inquadrarlo in un contesto che non lo trasformi in eroe». A sua volta Marco Travaglio in ‘Riina a Riina’ su ‘il Fatto Quotidiano’ scrive «Essendo un giornalista, prima di giudicare l’intervista, attendo di vederla. (…) Ma confesso che, se potessi intervistare non solo il figlio di Riina, ma anche Riina e pure Provenzano, mi ci fionderei e so già che cosa chiederei: sulle stragi e soprattutto su quel che c’è dietro. (…) Se, puta caso, Vespa ci sorprenderà e porrà a Riina jr. le domande che di solito non pone ai suoi ospiti, avrà reso un buon servizio pubblico. Altrimenti non mancherà, e meriterà, di essere criticato. (…) Vespa (…) ha l’esperienza e la tecnica per padroneggiare gli arnesi del mestiere». Sia Gramellini che Travaglio avevano scritto prima che lo ‘scoop’ vespiano andasse in onda in tarda serata. Dopo di che… 

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