martedì, Ottobre 19

Radicalismo, terrorismo e immigrazione: la situazione peggiora

0
1 2


Ma attenzione. Se a causa del terrorismo siamo costretti ad adeguare e rafforzare le nostre misure di sicurezza, i margini di grandi valori europei come la libertà di espressione e di culto si potrebbero restringere.
Di fronte a minacce, anche solo potenziali, le opinioni pubbliche europee hanno dimostrato di essere disposte ad accettare limitazioni alle proprie libertà individuali in cambio di maggiore sicurezza. Questo è un effetto nocivo del terrorismo sulla nostra vita oggi, ma anche nel futuro. E l’effetto paura, conseguenza prima del terrorismo, è quel fattore su cui premono i governi nazionali per imporre limiti a tali libertà, che sono il frutto di lotte importanti e dolorose che ne hanno garantito la conquista. Ma oggi stiamo dimostrando di essere disposti a rinunciarvi non tenendo in considerazione che sarà poi ancora più difficile riaverli indietro una volta ceduti.  Al contrario, dovremmo guardare con favore a interventi legislativi limitati nel tempo e solamente finché dovesse perdurare una minaccia definita, e non più oltre.

E ancora, un’altra questione ampiamente dibattuta. Di fronte alle difficoltà reali che stanno vivendo i vari Paesi,difficoltà economiche, sociali, legate alla sicurezza-, l’equazione immigrazione = jihadismo/terrorismo ricorre, e si presta anche sovente a strumentalizzazioni politiche. Una saldatura tra i due elementi che in effetti esiste, sebene sia necessario fare i dovuti distinguo.
Gli immigrati non sono terroristi, è però vero che la maggior parte dei terroristi che hanno preso parti agli attacchi coordinati e organizzati di Parigi, Bruxelles, così come anche l’attacco individuale di Berlino, sono entrati, o tornati, in Europa sfruttando le ampie maglie lasciate aperte sui confini europei per i flussi di migranti dall’area del Medio Oriente e del Nord Africa. Certo, non tutti, ma comunque una componente molto significatica.

È interessante evidenziare come il secondo capitolo del rapporto dei servizi al Parlamento, presentato alla fine di febbraio, sia dedicato al fenomeno migratorio con esplicito riferimento ai «rischi di infiltrazioni terroristiche nei flussi clandestini e al fenomeno del falso documentale, crescente cooperazione tra circuiti criminali e network terroristici».
Ma è altresì vero che se alcuni casi accertati   -es. Anis Amrì, il terrorista di Berlino- dimostrano il legame flussi migratori-terrorismo islamico, il rischio maggiore di infiltrazione terroristiche attraverso il Mediterraneo passa attraverso la rotta adriatico-balcanica, o dalla Turchia, con il supporto della criminalità brindisina e i suoi motoscafi veloci o, ancora, di skipper dell’Est, per viaggiatori facoltosi, in grado di eludere il controllo della Polizia.
Assistiamo dunque a un doppio canale di accesso all’Europa di immigrati e potenziali terroristi, il primo ‘low-cost’ lungo la rotta sud-nord, il secondo in ‘business-class’ nella tratta est-ovest; e proprio quest’ultimo sarebbe quello più preoccupante (ma non esclusivo) per quanto riguarda la minaccia del terrorismo.

Quello terrorismo-radicalismo-immigrazione è un rapporto basato su sodalizi criminali, movimentazione di flussi finanziari e coordinamento di più attività illecite (traffico di esseri umani, droga, pirateria, contrabbando, prostituzione e appunto terrorismo); e ancora vi è convergenza di interessi sui profitti derivanti dalla gestione dei flussi migratori, così come è accertata l’interazione tra attori criminali e islamismo radicale con cui condividono il controllo del territorio e dei flussi (in particolare in Libia) e le opportunità di autofinanziamento.

Quali sono gli ambiti di collaborazione tra questi soggetti?
In primo luogo vi è l’approvvigionamento di documenti di identità e di viaggio (gli attacchi di Parigi, Bruxelles e Berlino hanno evidenziato la vulnerabilità dell’Unione Europea di fronte alla mobilità di soggetti da teatro siro-iracheno); poi la convergenza di interessi tra criminalità locale e transnazionale e, infine, l’aumento dell’impiego di sistemi informatici per trasferimenti dei proventi illeciti.
Dunque, quale correlazione tra immigrazione clandestina, criminalità e terrorismo? Sul piano statistico vi è un rapporto indiretto tra terrorismo e criminalità: il terrorismo è concausa del 4% del fenomeno migratorio attraverso il Mediterraneo (in prevalenza provenienti dalle aree colpite dalla guerra in Siria e Iraq). Ma il rapporto percentuale terrorismo-immigrazione è dello 0,00002% (numero di soggetti-terroristi per 1milione di migranti giunti in Europa nel 2015): è una bassa correlazione statistica, non significativa.
È, però, vero che se pur bassa, tale correlazione è causa in primo luogo di centinaia di vittime in Europa e, in secondo luogo, dell’aumento della percezione di insicurezza da parte delle opinioni pubbliche europee (il che si riflette sui processi elettorali nazionali e impone cambi di direzione politica).
Sul piano sostanziale? Più migranti significa più soldi nelle mani della criminalità, dunque più armi e più potere: è il circolo ‘virtuoso’ del connubio immigrazione-terrorismo.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->