domenica, Agosto 7

Radiazioni: quando lo spazio diventa killer, meglio sonde senza persone

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Le questioni in essere abbracciano due ordini di ragioni per cui vale la pena soffermarci: secondo la rivista ‘Focus‘, da circa un anno i rilevatori di particelle presenti lungo il circolo polare artico stanno registrando una notevole crescita delle radiazioni cosmiche che colpiscono il nostro pianeta. Le alte latitudini sono le migliori per registrare il fenomeno perché il campo magnetico terrestre convoglia verso il Polo Nord la radiazione cosmica e una serie di palloni sonda lanciati per una verifica dalla California, hanno registrato un pericoloso aumento anche a quella latitudine. Le più importanti conseguenze potrebbero essere la capacità di influenzare la struttura delle nuvole perché l’interazione tra raggi cosmici e le nubi producono delle aggregazioni delle gocce che fanno variare l’andamento naturale delle stratificazioni nuvolose e può scatenare la formazione di violentissimi fulmini. Focus dà peso del fenomeno essenzialmente al periodo di calma dell’attività solare che di solito fa da barriera alle radiazioni cosmiche. Un pericolo assai grave che merita analisi e studi, come già ampiamente sottolineato da L’Indro nei tempi passati.

Altra questione è l’esplorazione marziana. Non entriamo in questa sede nel dibattito sull’utilità o meno di inviare un segmento di popolazione umana su Marte che sicuramente – sulla base degli studi scientifici al riguardo – non avrebbe possibilità di riprodurre la vita terrestre nella sicurezza e nel benessere necessario alla generazione di nuove colonie. Quello che affermiamo in sostanza è l’inutilità di porre false aspettative di una vita migliore su un altro pianeta. Al momento, con le conoscenze scientifiche e tecnologiche dell’uomo, l’unica fiducia che possiamo avere nell’esplorazione di altri corpi celesti è l’utilizzo di nuove materie trovate o l’impiego di strumentazioni che permettano un miglioramento della nostra esistenza sul nostro pianeta.

Fa bene l’Europa a centrare le sue ricerche spaziali sulle sonde automatiche. Ne ha prodotte di esemplari sia in collaborazione diretta con gli Stati Uniti che recentemente anche con la Russia. Attualmente è in viaggio ExoMars che inizierà la sua missione marziana a metà del prossimo ottobre, al termine di un viaggio iniziato lo scorzo marzo. In quella scatola che si poserà nella pianura detta Meridiani Planum, la tecnologia italiana primeggia e porterà dei risultati importanti per la scienza, la tecnica e per la conoscenza. Per il presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana Roberto Battiston, la missione ExoMars apre una nuova pagina nella storia dell’esplorazione spaziale, aggiungendo (in una passata dichiarazione all’Ansa) che «lo spazio è un elemento unificante in un momento storico nel quale l’Europea è alle prese con temi come quello dell’immigrazione e la Russia con la questione ucraina».

Ma su ExoMars diamo anche un’altra informazione di poche ore fa: la sonda europea ha acceso i suoi motori per modificare la rotta e raggiungere la velocità necessaria per entrare nell’orbita di Marte. L’operazione è stata gestita dal software di bordo ed è durata 50 minuti accelerando la sonda a 326.497 metri al secondo. A dare il comando ai motori e a seguirne l’andamento è stata l’antenna parabolica di 35 metri di diametro di New Norcia, in Australia. Una seconda manovra di accensione motori è prevista per l’11 agosto mentre dal 19 settembre al 14 ottobre prenderà il via una serie di piccole manovre di aggiustamento.

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