venerdì, Aprile 23

R.I.P. Mario Cuomo

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Si è accasciato d’improvviso ed un attimo dopo non era più fra i vivi, Mario Cuomo, già Governatore di New York, padre dell’attuale Governatore, Andrew, che poche ore prima aveva giurato per il suo secondo mandato.

Un uomo eccezionale, l’Hon. Mario Cuomo, che incarna la parabolamiglioredell’emigrazione italiana a cavallo fra il XIX e il XX secolo.

La sua carriera dal drugstore paterno al timone per tre volte dello Stato di NY è esemplare. Rappresenta il vessillo della capacità del talento e dell’ingegno di sconfiggere ogni ostacolo di tipo censuale.

Una volta che conquistò la fama, come al solito avviene dalle parti mie, si agitarono tante rivendicazioni sulle origini della sua famiglia fra le due Nocere, Inferiore (la mia…) e Superiore; distaccato, non si è mai sbilanciato circa le reali origini e la moglie, Matilda, iperattiva organizzatrice di iniziative filantropiche per combattere la dispersione scolastica, la quale più di lui è venuta dalle nostre parti, ha mantenuto i rapporti con entrambe le comunità. Un matrimonio di ferro, il loro, sessant’anni insieme e cinque figli. Anche questo, da antologia.

Il commediografo aquilano, da 50 anni a New York, re di Broadway, Mario Fratti me ne fa un ricordo accorato e commosso: “Era relativamente giovane e in forma; la sua scomparsa repentina ha lasciato tutti fulminati“, mi dice, buttato giù dal letto alle due del mattino da me che conoscevo la sua collaborazione di lunga data con Mario Cuomo, “Un grande oratore; un uomo sincero, senza spocchia; la sua visione politica onorava l’Italia, oltre che gli Stati Uniti. Mi volle direttore dell’Associazione Culturale ‘Le due case’, volta a promuovere la cultura italo-americana, che aveva sede nelle Torri Gemelle. La sua mancata rielezione, per la quarta volta, come Governatore di New York fece sì che l’Associazione non avesse seguito. A distanza di anni, posso dire che, nel caso contrario, ci saremmo trovati fra le vittime dell’attentato. Non fu rieletto contro Pataki perché esplicitamente contro la pena di morte, fattore che influenzò negativamente il voto della comunità italo-americana“.

Noi del suo staff lo spronavamo a concorrere alla Casa Bianca. “Lui era un uomo diretto, senza infingimenti“, continua Fratti, “e un giorno mi disse: ‘Mario, se volessi correre per la Casa Bianca, tempo dieci minuti scoppierebbe una campagna per diffondere la notizia che nel 1901 mio padre si era seduto in un bar vicino a un mafioso’. Era un uomo pragmatico, conosceva perfettamente le cose del suo mondo politico, altro che Amleto dell’Hudson, come lo avevano soprannominato coloro che non riuscivano a spiegarsi perché per due volte rinunciò a correre per la Presidenza degli Stati Uniti“.

 

Dal canto mio, posso esprimergli a distanza la mia profonda gratitudine per la disponibilità con cui, quando nel 1998 gli chiesi di prefare il terzo volume di una raccolta di scritti su Nocera Inferiore, prontamente si prestò.
Anzi, fece ben di più, accettando di intervenire, in collegamento dagli studi della RAI di New York, alla presentazione dello stesso, insieme al Cardinale Renato Martino, al professor Michele Rak ed al professor Carlo Chirico, nonché al Priore dell’Arciconfraternita del Rosario della Cattedrale di San Prisco, Giovanni Contursi, promotore dell’iniziativa.
Quel giorno, al Castello Fienga di Nocera Inferiore, c’erano anche le mie amiche Silvia Costa e Marisa Fagà, mamma del giornalista RAI Alberto Matano. Nocera Inferiore toccò un momento di profondo coinvolgimento culturale, raramente replicato.

Il ricordo di Mario Cuomo che voglio trasmettervi è attraverso il suo scritto autografo, che fece da prefazione al volume ‘Radici Nocerine’ e che si conclude con la riproduzione della sua firma, un particolare piccolo ma significativo, che mi commuove profondamente…

«Radici… lunghe radici che formano una catena in cui ciascun anello rappresenta una generazione.
Nella letteratura americana, ‘Radici’ è anche il titolo di un bestseller di Alex Haley. Le radici sono parte integrante della vita di ciascuno. Si allungano sotterraneamente e si diffondono in maniera diversa, lontane dal tronco principale o vicine a esso.
Questo libro, così come i due precedenti, segue l’intreccio delle radici di persone,luoghi, memorie. La città, Nocera Inferiore, riflette i contrasti del mondo di oggi. Ognuno di noi, con la propria mente, può risalire l’albero delle generazioni; non solo quello delle generazioni familiari, ma anche quello di un popolo o di una comunità.
E’ importante, comunque, avere un ricordo scritto di queste ‘stratificazioni’, per conservare i dettagli e le sfumature del passato.
Siamo tutti nati con un’eredità intrinseca, che la scienza indica in termini di genetica, di DNA e di cromosomi. Sono questi termini recenti, ma ciò che descrivono è altrettanto antico quanto lo stesso universo.
La traccia di un DNA e dei cromosomi comuni in un dato paese o territorio può essere ritrovata negli scritti di coloro che esprimono il loro forte senso di appartenenza attraverso l’esposizione dei loro sentimenti ed esperienze.
Questi libri (NdR: la trilogia ‘Radici Nocerine’) raccontano tante cose delle persone che in quest’area fecero la storia.

E’ entusiasmante per chi, come me, ha soltanto un fragile legame con la comunità  -generato dalla mia origine paterna- percepire quell’atmosfera di appartenenza e sentirsene permeato.
Gli Stati Uniti hanno dato accoglienza e molte opportunità alla mia famiglia. Ma sempre c’è stato quel nucleo di ‘italianità’ che mi consente in tanti modi di sentirmi coinvolto in ciò che si racconta in questi libri.
La distanza è una specie di lente deformante che abbellisce luohi, fatti, persone, ricordi. Chi, come voi, vive la vita quotidiana di una città è distratto dagli eventi che si susseguono, dall’irritazione causata dal troppo traffico automobilistico o dall’imposizione di una nuova tassa, dalla lievitazione della disoccupazione o anche dalla sconfitta della Nazionale di calcio.
Al contrario, noi che siamo lontani e pensiamo all’Italia da così lunga distanza, sempre con l’amore per questa terra nel cuore, la percepiamo circondata da un’emozione a metà fra la fiaba e la mitologia.
L’Italia è senz’altro più di ciò che ci appare soltanto dai programmi di RAI International o dagli articoli del ‘Corriere della Sera’. Noi che viviamo lontani migliaia e migliaia di chilometri ed abbiamo decine di anni di nuove radici, possediamo ciascuno un’Italia tutta nostra nei cuori, nelle menti nel sangue. Alcune volte le nostre strade si incrociano con le vostre.Un ‘incrocio virtuoso’, come avviene con questa serie di libri»

                                                            Mario Cuomo

 

Vorrei che questo scritto fosse letto da coloro che sputano sentenze sull’immigrazione in Italia.
Mario Cuomo dice che ‘gli Stati Uniti hanno dato accoglienza e molte opportunità alla mia famiglia’. Leggo dell’approdo di cargo in Salento che, i mercanti di esseri umani mandano alla deriva verso le coste italiane. La loro diaspora… la diaspora dei nostri connazionali, approdati e schedati ad Ellis Island.
Fra questi, il nonno di Mario Cuomo, Donato, padre di Andrea, ovvero il papà di Mario, sono emblematici. Solo il cuore duro e indurito di tanti italiani non riesce a leggere in quest’esempio come le opportunità facciano grandi gli individui, uomini o donne che siano.

Le opportunità, la solidarietà, il talento personale, colonne portanti della vita di Mario Cuomo, che la ‘CNN‘ assevera: ‘Dire che era un oratore eccezionale è un understatement’. L’epicedio fattogli da Barack Obama è emblematico: «Era un campione determinato di valori progressisti, una voce risoluta per la tolleranza e l’equità».
«Nato da genitori immigrati, italiano cattolico dei Queens, Mario ha accompagnato la sua fede in Dio alla sua fede nell’America per vivere una vita di servizio pubblico»,  ha aggiunto Obama,  «La sua storia ci insegna che, come americani, siamo legati come un unico popolo e che il successo del nostro Paese dipende dal successo di tutti, non solo di pochi fortunati».

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