giovedì, Maggio 13

Quoque tu, Bondi, fili mi? L'ex coordinatore del PDL chiede a Berlusconi di non fare interdizione sterile a Renzi

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Bondi Berlusconi

Che ci sia tempesta in paradiso, in casa di Forza Italia, era noto da tempo. Non servono a calmare le acque i selfie di Pasquetta che l’Innominato – che proprio ieri ha firmato per l’affidamento ai servizi sociali – ha diffuso per farsi una botta di giovanilismo, insieme alla sua sentinella partenopea e a un’aiutante sentinella, Licia Ronzulli, già parlamentare europea, in corsa per la riconferma.

L’uovo di Pasqua col fiocco verde che i tre condividono è quasi tenero quanto Dudù e punta a una strizzata d’occhio ammiccante… Quasi una rassicurazione che tutto va bene. Forse va male solo per la gran parte dei capelli del soggetto maschile ritratto, che mancano ormai all’appello, pur conservando quell’improbabile colore mogano andropausa. Nell’uovo, ancora chiuso, c’era metaforicamente una sorpresa che si è palesata sul quotidiano ‘La Stampa’. Una letterina (ma non si facevano a Babbo Natale, non a Mario Calabresi?) del fido scudiero Sandro Bondi, il menestrello di corte, abile verseggiatore e comunista pentito, autore di rime strappacore in onore del Suo Signore (indimenticabili le beffarde repliche di Laura Pellegrini, detta Ellekappa).

Naturalmente utilizzando periodi involuti e sprizzanti messaggi sotterranei, lui ha preso carta e penna ed ha scritto una lettera – editoriale, pubblicata dal giornale torinese, ove, con la mellifluità che gli appartiene ed è la sua cifra distintiva, ha espresso la sommessa e rispettosa opinione che Forza Italia sta per sbattere contro una tramvata.

Ecco come esordisce il Corsera on line di ieri sull’argomento: ‘«Il centrodestra non solo è diviso, com’è evidente, ma soprattutto è privo di una strategia per il futuro».

Con queste parole Sandro Bondi, ex ministro della Cultura nel governo Berlusconi, in una lettera inviata al quotidiano La Stampa, parla del «fallimento» del centrodestra e il suo appoggio a Matteo Renzi. Per Bondi, in Forza Italia, «tutto in fondo è affidato più ancora che nel passato al carisma di Berlusconi, che suscita ancora un forte rapporto con l’elettorato moderato e il cui intuito politico è tuttora capace di produrre esiti inaspettati e sorprendenti». Ma anche in caso di vittoria, per l’ex ministro, «resta un gigantesco problema che riguarda l’identità del centrodestra in Italia, soprattutto dopo l’insediamento del governo Renzi e il cambiamento profondo di cui l’elezione al soglio pontificio di papa Francesco è solo una delle espressioni».

Ritengo, però, che i colleghi siano un po’ scordarelli e gli sfugge che, oltre ad essere ex ministro della Cultura, Bondi è stato anche coordinatore di Forza Italia, ovvero del PDL, da solo o in un Direttorio, dunque, da solo o in condominio, ha avuto il timone del Partito. Le sue parole, per quanto viscidelle come il loro araldo, rappresentano un bel distinguo: lui rimane (per quanto ancora?), ma mette le mani avanti, cosicché se prendono una bella botta in testa, alle prossime elezioni, lui, da bravo Padre Nobile di FI, li aveva pur messi in guardia…

Li ha ammoniti a non continuare a cicaleggiare, dissipando il patrimonio di consensi conquistato dal carisma del Lidér Maximo, perché, fatto salva questa dote del suo boss, per il resto sono un’accozzaglia di cani sciolti e, spesso, ammalati di rabbia… che si mozzicano anche fra loro.

Fra tutti, sovrasta la Signorina Domatrice che si è conquistata il ruolo di Eminenza Grigia (tacco 12) – ben diverso da quello ricoperto per due decenni dall’imperturbabile Gianni Letta, per lo più incaricato di rattoppare gli strappi causati dal suo sventato assistito – e decide, come in un immenso Giorno del Giudizio, chi sta dalla parte del Bene e chi da quella del Male; chi è affidabile e prono abbastanza e chi è un potenziale nemico ed agente provocatore.

Insomma, il mite Bondi ha messo il dito nella piaga, ma sempre con quel suo incedere poetico che gli dà un che di trasognato, di spirituale, specie quando scongiura il suo Vate di appoggiare Renzi (involontariamente realizzando la profezia del candidato sindaco FI di Figline che, parlando di sé, sbandiera lo slogan: ‘Berlusconi per Renzi’).

Bondi è ben diverso da quella canea di avvoltoi che gli si sono avventati addosso per conquistarsi il primato di averlo convertito, con un fare da Testimoni di Geova col banchetto della domenica mattina. Mette la bandierina su Bondi, ad esempio, lo spregiudicato Renato Schifani, dichiarando spudoratamente: «La riflessione di Bondi conferma la correttezza della linea politica del Nuovo centrodestra, che oggi ha, con il suo leader Angelino Alfano, il compito di ricostruire l’area dei moderati».

Lo stesso Bondi, però, respinge questo cinico impadronirsi del suo pensiero, precisando: ‘«Mi spiace che alcuni commenti, soprattutto di esponenti del Nuovo Centrodestra, preferiscano strumentalizzare una riflessione che ho sviluppato con l’intenzione di essere il più possibile onesto e obiettivo, piuttosto che concorrere a una ricerca e a una auto analisi che dovrebbe riguardare tutti coloro che credono a una democrazia che contempli uno schieramento liberale alternativo ad una sinistra democratica»’. Messaggio sottinteso: non si illudano i transfughi di NCD che io abbia già fatto i bagagli per passare dalla loro parte. E’ dal di dentro che voglio lanciare una riflessione.

Se è vero tutto ciò, Bondi dimostra più coraggio di quanto gli si potesse attribuire in base al suo aspetto così mieloso, da curato di campagna. Siamo certi che una mastina napoletana assetata del suo sangue, non lo addenterà ai polpacci, pretendendo che ritratti? E dunque, dovrà vagare come un’anima in pena, chiedendo asilo politico… ad un’altra forza politica?

Fra i due, al di là delle frequentazioni graziolesche, vi è un precedente anche ministeriale. Ai tempi del Regno fra le Stanze del Collegio Romano (leggi Ministero dei Beni e delle Attività Culturali), Bondi aveva un sottosegretario, tal Giro – che, oggi, col Governo Renzi, è ancora del Giro… – che fu il badante della badante: ovvero la Francesca Pascale fu parcheggiata quale sua addetta stampa, una sinecura tipica in quei memorabili anni, per olgettine et similia.

 

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